Talvolta la domotica è presentata come una disciplina astrusa o, al contrario, come semplice entertainment. Nel suo libro Energie rinnovabili e domotica, invece, il prof. Piano affronta la materia a partire da aspetti “reali e contemporanei” come lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili o i servizi agli anziani ed ai disabili.

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La domotica si presta a soddisfare le tendenze edonistiche dell’essere umano, e questo è risaputo: le luci che si accendono da sole, la casa ben riscaldata, il film riprodotto dall’impianto home theater. Lungi da noi l’intenzione di criticare, in nome di un moralismo vagamente luddista, tali impieghi dell’automazione domestica: il benessere, il piacere e il divertimento sono aspetti importanti della vita, ci mancherebbe altro. Tuttavia la domotica non può essere ridotta a questo, solo a questo.

Alcuni lati di tale disciplina confinano con la sfera etico-sociale e sono a ben guardare la sua parte più importante. Il libro di Michele Piano, Energie rinnovabili e domotica (Franco Angeli Edizioni, pp. 303, euro 28,50) analizza soprattutto questi aspetti. E lo fa in modo esplicito già a partire dalla presentazione: “La domotica” – scrive l’autore – “non può più essere relegata alla gestione di ville lussuose; va ‘democratizzata’, utilizzata in condomini, quartieri, città e soprattutto a vantaggio delle utenze deboli. Essa può agevolare i servizi sociali e il contenimento dei costi a beneficio dell’intera società. Le tecnologie energetiche, dal canto loro, permettono di ridurre le emissioni di CO² e di rimediare alla carenza delle fonti energetiche tradizionali (fossili)”.

LA DOMOTICA PER I DISABILI

Nel secondo capitolo, Piano suddivide i portatori di disabilità in sei diversi profili: si va dal profilo A, riferito a pazienti ultrasettantenni con malattie degenerative gravi come l’Alzheimer, al profilo F, che tratteggia un utente al di sotto dei trent’anni con problemi motori temporanei e confinamento a letto a seguito di incidenti. Il profilo A è certamente il più grave e problematico. A questi livelli, si legge a pagina 117, risultano compromessi quasi tutti i servizi che un normale sistema di automazione può fornire al paziente. Le distorsioni visive proprie dell’Alzheimer in fase avanzata, per esempio, rendono difficile l’uso di interfacce video, touch screen e display. L’allarme sonoro antincendio, altro esempio, potrebbe provocare panico e agitazione a causa dei deficit cognitivi del malato, e così via. Un impianto di automazione destinato a pazienti che rientrano nel profilo A sarà quindi piuttosto diverso da quello concepito per un utente normodotato. Tutte le funzioni di controllo e sicurezza saranno ridondanti, allo scopo di compensare le ridotte capacità motorie, sensoriali e cognitive dell’assistito. Il sistema dovrà prevedere una serie di automatismi atti a evitare incidenti, come rubinetti che si chiudono da soli quando l’acqua nella vasca raggiunge un certo livello, fornelli che si spengono al superamento di una determinata temperatura o di un tempo massimo di cottura, valvole che bloccano il flusso idrico a seguito di un cortocircuito nell’impianto elettrico, ecc. A quelle appena elencate, che potremmo definire misure di pronto intervento o di primo livello, si potranno poi affiancare funzioni secondarie che vanno dall’apertura automatica di porte e finestre per disperdere il gas all’allerta di unità di soccorso come polizia, carabinieri e vigli del fuoco.

LA CONVENIENZA DEGLI IMPIANTI DOMESTICI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA

Piano affronta anche un argomento che per la maggior parte degli autori di libri sulla domotica sembra un tabù: i costi e i tempi di ammortamento degli impianti domestici per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La domanda, in fondo, è semplice: quanto costa installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa? E soprattutto: quanto tempo ci vorrà per rientrare degli investimenti? Se la domanda è semplice, la risposta non lo è affatto, tante e tali essendo le variabili da prendere in considerazione.

A pagina 146 (terzo capitolo, “Le energie alternative. Tecnologie e opportunità”) Piano risponde in modo chiaro e diretto: nel nostro Paese, si legge, un impianto solare per la produzione di acqua calda sanitaria con superficie di 4 metri quadrati e capacità di 250-300 litri, in grado di soddisfare le esigenze di una famiglia di 4 persone, costa in media 2.000-2.500 euro, calcolando anche l’installazione e l’Iva al 10%. Se l’impianto è utilizzato anche per il riscaldamento si può arrivare fino a 6.000-10.000 euro. Per un impianto privato di piccole dimensioni i costi per la manutenzione e il funzionamento si aggirano attorno al 3% del costo complessivo di installazione. In possesso di tali informazioni non è difficile calcolare i tempi di ammortamento, che dipenderanno ovviamente dalla frequenza e dall’intensità con cui l’impianto viene utilizzato. Meno agevole risulta determinare la convenienza degli impianti di riscaldamento a biomasse, caratterizzati da investimenti impegnativi e bassi costi di esercizio. Il costo della biomassa dipende dal tipo di residuato utilizzato, ma in media si attesta attualmente attorno ai 40-50 euro per tonnellata, con punte minime di 30 euro/ tonnellata e massime di 60 euro. I costi di esercizio e la sostenibilità ambientale dipendono dalle tecniche di coltivazione e lavorazione del combustibile nonché dalla distanza tra i luoghi di produzione e l’impianto: se una tonnellata di biomassa viene importata da paesi lontani, per esempio, occorrerà mettere nel conto sia i costi di trasporto sia l’inquinamento che esso comporta.

Per tali ragioni, scrive Piano, un’accurata valutazione del sistema delle biomasse in termini di valore di mercato e di occupazione indotta risulta di difficile determinazione.

VERSO UNA SOCIETÀ RADICALMENTE NUOVA

Nel quarto e conclusivo capitolo (“Domotica ed energia negli edifici”) l’autore introduce il tema delle Esco, società che forniscono a condomini, edifici o agglomerati urbani che intendano convertirsi allo sfruttamento di energie rinnovabili e all’automazione tutto quel che occorre per operare tale conversione, dalla valutazione di impatto ambientale al calcolo dei costi e dei tempi di ammortamento, dalla progettazione degli impianti alla loro gestione, smaltimento dei rifiuti incluso. Piano passa quindi a illustrare alcuni esempi di edifici o strutture gestiti per via domotica e alimentati da sorgenti di energia rinnovabile: si tratta del museo archeologico di Bari, del museo Ferrari di Modena, della nuova sede del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura di Padova (sezione bachicoltura), del generatore fotovoltaico dello stadio comunale di Trevignano Romano, del grattacielo a piani rotanti di Dubai e della cooperativa Villaggio dell’amicizia di Baia Flaminia, Pesaro (quest’ultimo progetto è stato realizzato dallo stesso Piano). Con tali esempi, che non possiamo qui analizzare a fondo, Piano dimostra quali formidabili effetti sul piano ecologico, economico e sociale possa produrre l’alleanza tra la domotica e le fonti di energia rinnovabili. La civiltà, è stato giustamente detto, passa non già per la proliferazione incontrollata dei bisogni bensì sul volontario contenimento dei medesimi. Se questo è vero, allora la suddetta alleanza sta producendo un tipo di società radicalmente nuova, nella quale i fabbisogni dell’uomo vengono non soltanto contenuti ma trasformati. Prima eravamo soltanto consumatori di energia, oggi possiamo diventarne gestori e produttori.

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“IL LATO ETICO DELLA DOMOTICA” è articolo di CasaFutura a firma Marco Galloni che recensisce alcuni contenuti del libro del Prof. Michele Piano.

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L’AUTORE E IL SUO CURRICULUM

Michele Piano è un’autorità in materia: plurilaureato, insegna domotica ed edifici intelligenti, informatica e strumenti per l’automazione e la gestione aziendale presso la Facoltà di scienze e tecnologie dell’Università di Urbino. Direttore della sezione progetti e ricerca del Murst, nonché docente nel master di primo livello in domotica, Piano affianca all’insegnamento l’attività di progettista e consulente per aziende che operano nei settori della finanza, della tecnologia e dell’energia.

La domotica si presta a soddisfare le tendenze edonistiche dell’essere umano, e questo è risaputo: le luci che si accendono da sole, la casa ben riscaldata, il film riprodotto dall’impianto home theater. Lungi da noi l’intenzione di criticare, in nome di un moralismo vagamente luddista, tali impieghi dell’automazione domestica: il benessere, il piacere e il divertimento sono aspetti importanti della vita, ci mancherebbe altro. Tuttavia la domotica non può essere ridotta a questo, solo a questo.

Alcuni lati di tale disciplina confinano con la sfera etico-sociale e sono a ben guardare la sua parte più importante. Il libro di Michele Piano, Energie rinnovabili e domotica (Franco Angeli Edizioni, pp. 303, euro 28,50) analizza soprattutto questi aspetti. E lo fa in modo esplicito già a partire dalla presentazione: “La domotica” – scrive l’autore – “non può più essere relegata alla gestione di ville lussuose; va ‘democratizzata’, utilizzata in condomini, quartieri, città e soprattutto a vantaggio delle utenze deboli. Essa può agevolare i servizi sociali e il contenimento dei costi a beneficio dell’intera società. Le tecnologie energetiche, dal canto loro, permettono di ridurre le emissioni di CO² e di rimediare alla carenza delle fonti energetiche tradizionali (fossili)”.

LA DOMOTICA PER I DISABILI

Nel secondo capitolo, Piano suddivide i portatori di disabilità in sei diversi profili: si va dal profilo A, riferito a pazienti ultrasettantenni con malattie degenerative gravi come l’Alzheimer, al profilo F, che tratteggia un utente al di sotto dei trent’anni con problemi motori temporanei e confinamento a letto a seguito di incidenti. Il profilo A è certamente il più grave e problematico. A questi livelli, si legge a pagina 117, risultano compromessi quasi tutti i servizi che un normale sistema di automazione può fornire al paziente. Le distorsioni visive proprie dell’Alzheimer in fase avanzata, per esempio, rendono difficile l’uso di interfacce video, touch screen e display. L’allarme sonoro antincendio, altro esempio, potrebbe provocare panico e agitazione a causa dei deficit cognitivi del malato, e così via. Un impianto di automazione destinato a pazienti che rientrano nel profilo A sarà quindi piuttosto diverso da quello concepito per un utente normodotato. Tutte le funzioni di controllo e sicurezza saranno ridondanti, allo scopo di compensare le ridotte capacità motorie, sensoriali e cognitive dell’assistito. Il sistema dovrà prevedere una serie di automatismi atti a evitare incidenti, come rubinetti che si chiudono da soli quando l’acqua nella vasca raggiunge un certo livello, fornelli che si spengono al superamento di una determinata temperatura o di un tempo massimo di cottura, valvole che bloccano il flusso idrico a seguito di un cortocircuito nell’impianto elettrico, ecc. A quelle appena elencate, che potremmo definire misure di pronto intervento o di primo livello, si potranno poi affiancare funzioni secondarie che vanno dall’apertura automatica di porte e finestre per disperdere il gas all’allerta di unità di soccorso come polizia, carabinieri e vigli del fuoco.

LA CONVENIENZA DEGLI IMPIANTI DOMESTICI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA

Piano affronta anche un argomento che per la maggior parte degli autori di libri sulla domotica sembra un tabù: i costi e i tempi di ammortamento degli impianti domestici per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La domanda, in fondo, è semplice: quanto costa installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa? E soprattutto: quanto tempo ci vorrà per rientrare degli investimenti? Se la domanda è semplice, la risposta non lo è affatto, tante e tali essendo le variabili da prendere in considerazione.

A pagina 146 (terzo capitolo, “Le energie alternative. Tecnologie e opportunità”) Piano risponde in modo chiaro e diretto: nel nostro Paese, si legge, un impianto solare per la produzione di acqua calda sanitaria con superficie di 4 metri quadrati e capacità di 250-300 litri, in grado di soddisfare le esigenze di una famiglia di 4 persone, costa in media 2.000-2.500 euro, calcolando anche l’installazione e l’Iva al 10%. Se l’impianto è utilizzato anche per il riscaldamento si può arrivare fino a 6.000-10.000 euro. Per un impianto privato di piccole dimensioni i costi per la manutenzione e il funzionamento si aggirano attorno al 3% del costo complessivo di installazione. In possesso di tali informazioni non è difficile calcolare i tempi di ammortamento, che dipenderanno ovviamente dalla frequenza e dall’intensità con cui l’impianto viene utilizzato. Meno agevole risulta determinare la convenienza degli impianti di riscaldamento a biomasse, caratterizzati da investimenti impegnativi e bassi costi di esercizio. Il costo della biomassa dipende dal tipo di residuato utilizzato, ma in media si attesta attualmente attorno ai 40-50 euro per tonnellata, con punte minime di 30 euro/ tonnellata e massime di 60 euro. I costi di esercizio e la sostenibilità ambientale dipendono dalle tecniche di coltivazione e lavorazione del combustibile nonché dalla distanza tra i luoghi di produzione e l’impianto: se una tonnellata di biomassa viene importata da paesi lontani, per esempio, occorrerà mettere nel conto sia i costi di trasporto sia l’inquinamento che esso comporta.

Per tali ragioni, scrive Piano, un’accurata valutazione del sistema delle biomasse in termini di valore di mercato e di occupazione indotta risulta di difficile determinazione.

VERSO UNA SOCIETÀ RADICALMENTE NUOVA

Nel quarto e conclusivo capitolo (“Domotica ed energia negli edifici”) l’autore introduce il tema delle Esco, società che forniscono a condomini, edifici o agglomerati urbani che intendano convertirsi allo sfruttamento di energie rinnovabili e all’automazione tutto quel che occorre per operare tale conversione, dalla valutazione di impatto ambientale al calcolo dei costi e dei tempi di ammortamento, dalla progettazione degli impianti alla loro gestione, smaltimento dei rifiuti incluso. Piano passa quindi a illustrare alcuni esempi di edifici o strutture gestiti per via domotica e alimentati da sorgenti di energia rinnovabile: si tratta del museo archeologico di Bari, del museo Ferrari di Modena, della nuova sede del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura di Padova (sezione bachicoltura), del generatore fotovoltaico dello stadio comunale di Trevignano Romano, del grattacielo a piani rotanti di Dubai e della cooperativa Villaggio dell’amicizia di Baia Flaminia, Pesaro (quest’ultimo progetto è stato realizzato dallo stesso Piano). Con tali esempi, che non possiamo qui analizzare a fondo, Piano dimostra quali formidabili effetti sul piano ecologico, economico e sociale possa produrre l’alleanza tra la domotica e le fonti di energia rinnovabili. La civiltà, è stato giustamente detto, passa non già per la proliferazione incontrollata dei bisogni bensì sul volontario contenimento dei medesimi. Se questo è vero, allora la suddetta alleanza sta producendo un tipo di società radicalmente nuova, nella quale i fabbisogni dell’uomo vengono non soltanto contenuti ma trasformati. Prima eravamo soltanto consumatori di energia, oggi possiamo diventarne gestori e produttori.


L’AUTORE E IL SUO CURRICULUM

Michele Piano è un’autorità in materia: plurilaureato, insegna domotica ed edifici intelligenti, informatica e strumenti per l’automazione e la gestione aziendale presso la Facoltà di scienze e tecnologie dell’Università di Urbino. Direttore della sezione progetti e ricerca del Murst, nonché docente nel master di primo livello in domotica, Piano affianca all’insegnamento l’attività di progettista e consulente per aziende che operano nei settori della finanza, della tecnologia e dell’energia. Basti citare la Vistaresearch del gruppo Standard & Poors. Il curriculum professionale dell’autore comprende altresì lo sviluppo di sistemi per il monitoraggio e il controllo di edifici, acquedotti ed enti. Il suo Energie rinnovabili e domotica è, tra i libri dedicati al non facile argomento della home & building automation, uno dei più convincenti. Il professor Piano resiste alla tentazione in cui cadono molti autori: la pretesa di parlare di tutto, l’illusione di poter trattare in modo esaustivo e in un solo libro una materia vasta e multiforme quale la domotica. Al contrario, Piano sceglie alcuni argomenti, in genere negletti da altri autori, e li analizza in modo concreto e pratico, rifuggendo da certa trattazione solo teorica che non tocca mai terra.