Enzo Bianchi è un monaco fondatore e priore della Comunità monastica di Bose che rappresentò la prima esperienza di vita monastica aperta contemporaneamente a donne e uomini.

In “Per un’etica condivisa” Bianchi partendo dall’osservazione dello scontro in atto tra laici e credenti cristiani e tra credenti cristiani e non cristiani, si interroga sulle possibilità odierne del dialogo e sui suoi presupposti.

Pur non tacendo le molte caratteristiche negative della società contemporanea quali la mancanza di orizzonti comuni schiacciati tra l’individualismo indifferente e l’edonismo egoista, ricorda che è solo riconoscendo la pluralità dei valori presenti nella società e riconoscendo che anche i non cristiani possono essere portatori di etica che si può stare nel mondo secondo lo statuto evangelico. La via del giudizio, del disprezzo, del rifiuto è una via contraria all’insegnamento di Cristo.

Bianchi cerca di rispondere a domande sul ruolo della Chiesa e dei cristiani nella società post-cristiana, analizza le molte responsabilità del mondo cattolico nel rendersi incomprensibile o non interessante al mondo laico, richiamando la centralità della testimonianza e dell’aderenza al dettato evangelico.

Scegliendo qua e là troviamo affermazioni che colpiscono, che stupiscono il mondo laico, ma non di meno un certo mondo cristiano.

“Non è la fede in Dio a determinare la felicità o l’infelicità di un essere umano” oppure “Non è la fede in Dio l’unica istanza capace di frenare il decadentismo morale”. Affermazioni di cui Bianchi dà ragione riconducendole alla possibilità di una spiritualità non religiosa come vita interiore profonda dell’uomo anche non credente creato a immagine e somiglianza di Dio.

E ancora:

“La laicità (dello Stato) appare a tutti necessaria come luogo di rispetto (…). Lo Stato deve essere laico”;

“ La Chiesa non può e non deve pretendere di imporre alla società il suo punto di vista etico”;

“Se ogni volta che si esprimono sulla sessualità, i cristiani enumerano divieti conditi da un idealismo non reale, allora non formano coscienze, non danno chiavi di lettura per il discernimento tra il bene ed il male”.

Un libro che, richiamando i cristiani alla testimonianza evangelica attraverso parole ed opere affinché possa emergere nell’altro quell’immagine di Dio che anche il non cristiano porta con sé, contribuisce allo svelamento di quel Volto, di quello stile che è lo stile del Dio rivelato in Gesù Cristo.

Enzo Bianchi – Per un’etica condivisa – Einaudi

di Marco E. Tirelli