Parto con delle notizie basilari: Via Friuli 26, esposizione giovani designer dell’Accademia di Eindhoven.
Finalmente un posto che mozza il fiato.
Se siete tipi un pò concettuali, amanti del design perfettamente assemblato e delle atmosfere vellutate questo è il posto in cui dovete arrivare.
E’ un posto che può lasciarti con due tipologie di sensazione:
-quella che ti abbatte, ti appesantisce e come una voce malefica striscia nel tuo orecchio sussurando lentamente “tu non sei all’altezza di tutto ciò” oppure quella che ti fa prudere le mani e ti fa correre a casa a disegnare perchè hai incamerato tante di quelle scintille da non poter fare a meno di una progettazione istantanea.
Queste sono, per lo meno, le opzioni valutate con un gruppo di ragazze italiane, studentesse di design al politecnico, che erano fuori dalla mostra a fumare sigarette di conforto.
Vi propongo alcuni degli oggetti in mostra, oggetti che si confondono tra le definizioni Arte/Design.

Eveline Visser progetta “A city for a mixed bird community” un lavoro che prevede un sistema di casette per uccelli dalle diverse grandezze e la loro coesione in uno spazio ravvicinato. Una cohousing di uccelli!
Mine Kafon, giovane designer di origine afghana, presenta Every Life Counts.
A prima vista non riuscivo a dare una esatta spiegazione a questa palla fatta di bambu e laminato ma lui, con sorriso cortese, è arrivato a soccorrermi munito dei suoi video esplicativi.
Ha progettato delle macchine che sono in grado di compiere movimenti meccanici con l’aiuto del vento. Queste macchine sono state pensate per l’afghanistan e per lasciarle correre libere nel deserto così da poter rilevare le mine anti-uomo. Infatti hanno un sistema gps annesso che consente di tracciare mappature delle zone percorribili e nel caso invece vi si trovasse una mina l’oggetto salterebbe in aria lanciando come ultimo segnale un allarme di pericolo. Macchine mappatrici contro le mine antiuomo, credo che il background di mine sia decisivo nella progettazione di questo sistema e credo che sia il suo “abbraccio” da lontano verso il suo paese.
Akko Goldenbeld poi è proprio un seguace di John cage, inventa un modo per suonare la propria città !
Ha ricostruito la pianta della città di eindhoven in legno, l’ha posta su un cilindro rotante collegato a delle asticine che scorrono sui tasti del pianoforte ogni qualvolta che vengono toccate dalle sporgenze poste sul cilindro. Se avete una sommetta come 10000 euro “the city sound” può entrare nel vostra casa.
Il suono era un pò lucubre ma lui stesso mi ha assicurato che eindhoven lo è abbastanza!
Trovo ad ogni modo che sia un oggetto di una poesia spiazzante.
Concludo con il progetto di Dirk van der Kooij “A production robot can be reprogrammed”.
Una macchina Cinese che poteva lavorare 24 ore su 24 e produceva linee di poliuretano stava per essere buttata ma Dirk l’ha sapientamente “riciclata”, ha collegato un software che consente alla macchina di leggere un disegno e riprodurlo con una stratificazione di linee. Può sfornare una quantità di sedie al giorno impressionante e sopratutto non è perfetta ciò vuol dire che le linee saranno sempre diverse e qualcosa di industriale diventa così artigianale!
Con un carico di entusiasmo infinito vi dico non perdetevi questo posto.




