L’11 luglio 1979  veniva assassinato Giorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona.

La sera rincasando dopo una serata trascorsa con amici, fu avvicinato sotto il suo portone da uno sconosciuto che gli esplose contro tre colpi di 357 Magnum. Ad ucciderlo fu William J. Aricò, un sicario fatto appositamente venire dall’America.

Nessuna autorità pubblica presenziò ai funerali.

20 anni dopo gli verra’ assegnata la massima onorificenza della Repubblica Italiana: la medaglia d’oro al valore civile.

Nel frattempo, il 18 marzo 1986 a Milano, Michele Sindona e Roberto Venetucci (un trafficante d’armi che aveva messo in contatto Sindona  col killer) furono condannati all’ergastolo per il suo assassinio.

Giorgio Ambrosoli è un uomo da ricordare per l’onestà, il senso dello Stato, la libertà, la capacità di indignarsi, il senso del dovere. Suo figlio Umberto in un mirabile articolo del 10 settembre 2010 scriverà: “presupposto del senso del dovere è la responsabilità. Parola questa che etimologicamente  significa “risposta” e non si pone in termini astratti; non è neanche un titolo di merito. E’ piuttosto un debito: un mandato, quale ne sia l’oggetto.”

La responsabilità è uno dei temi a noi molto cari. Per questo, a 32 anni dal suo assassino, desideriamo ricordare l’esempio di Giorgio Ambrosoli. E lo facciamo con le parole che lui stesso scrisse alla moglie Anna più di 4 anni prima di essere assassinato.

In queste parole traspare chiara, precisa, cristallina, la  consapevolezza che Ambrosoli aveva dei rischi connessi all’attivita’  di liquidatore della Banca Privata Italiana che gli fu offerta.  Rischi che non rifuggì, ma affrontò con responsabilità.

“Anna carissima,  è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire (…). E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.  Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho  la piena coscienza – solo nell’interesse del paese (…).

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie.

Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono  certo saprai fare benissimo.  Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro [… ] Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.”