Per gentile concessione del magazine MYMI, riportiamo la lettera di Gianmario Longoni, patron dello storico Teatro Smeraldo di Milano, pubblicata nel numero di aprile.
” Cari lettori, cari concittadini,
mi rivolgo a Voi con questa che è certamente l’ultima lettera che avrei voluto scrivere, e forse l’ultima che scriverò nella mia attuale qualifica di gestore e “patron” del Teatro Smeraldo. La speranza è che possiate comprendere le vere ragioni di questa assurda storia e, forse, prendere a cuore la mia causa.
Come avrete certamente saputo, sebbene in maniera confusa e approssimativa, in assenza d’importanti sostegni dovrò chiudere, alla fine di questa stagione, il Teatro Smeraldo, unico teatro privato in Italia non finanziato dallo Stato e dagli Enti locali.
E’ l’azienda culturale che dirigo da venticinque anni, fondata dalla mia famiglia nel 1942. Da quel momento sul suo palcoscenico hanno debuttato splendidi e storici artisti, tra cui ad esempio Baby Gate (la giovane Mina), Adriano Celentano e Tony Renis.
La caratteristica peculiare del mio Teatro è di avere proposto generi di spettacolo che nei teatri tradizionali e finanziati dallo Stato (praticamente tutti) venivano “snobbati” o erano completamente ignoti, quali la danza contemporanea, concerti pop e rock in ambito teatrale, il musical internazionale e il cabaret. Credo che sia stato proprio questo “stile libero” a creare nella nostra generazione una percezione del Teatro diversa da quella dei nostri padri, un modo più semplice e popolare di divertirsi “migliorando”. In definitiva, diversamente da altri Teatri, lo Smeraldo riusciva a prosperare senza alcun intervento di denaro pubblico, basandosi solo sulla sua capacità imprenditoriale, sulla qualità degli spettacoli, sugli incassi delle sponsorizzazioni e sulla presenza di un pubblico sempre più numeroso. E a prosperare era anche una zona che mai aveva lasciato intravedere una possibilità di sviluppo: la zona Garibaldi. Questo grazie allo Smeraldo e ai suoi grandi spettacoli e artisti; Evita, Momix, Chorus Line, West Side Story, Jesus Christ Superstar, Stomp, David Bowie, Neil Young, Fabrizio De André, Woody Allen, Bruce Springsteen, La Fura Dels Baus, Rudolph Nureyev. Mentre l’arte si muoveva sul nostro palco, all’esterno sparivano spacciatori e malavita “dell’isola”, le vecchie case di ringhiera venivano ristrutturate, aprivano ristoranti, negozi e atelier di moda che oggi formano il “sistema” di Corso Como. Un sistema virtuoso che però, creando ricchezza, ha attirato anche la speculazione edilizia, sino ad arrivare al punto di bloccare per più di cinque anni l’attività del Teatro attraverso questo incredibile e paradossale cantiere. I danni rispetto all’affluenza degli spettatori sono stati violenti ma brevi. I milanesi hanno dimostrato, come sempre, tolleranza e comprensione. Nel panorama però dell’offerta teatrale lo Smeraldo è diventato, purtroppo, nella percezione degli addetti al settore, un luogo pericoloso e squalificante, da evitare.
Così in questi anni, la media delle nostre giornate di attività è crollata. Gli investitori pubblicitari, gli sponsor e gli stessi inserzionisti degli schermi luminosi posti davanti al teatro e oscurati dal cantiere, hanno immediatamente impugnato i loro contratti e, quando non rescissi, hanno richiesto e ottenuto un periodo di gratuità pari alla durata dei lavori.
Oggi queste considerazioni appartengono al passato. Il deficit è troppo profondo per essere sanato; occorrono nuovi importanti sponsor e denaro pubblico, che comunque non vorrei come “aiutino”. Il denaro che avrei ritenuto corretto ricevere sarebbe stato quello relativo al danno subito.
Impossibile! Il “business” dei posteggi che ha devastato la città, è protetto da leggi speciali poiché di pubblica utilità…al contrario dello Smeraldo, che per chi ci amministra è perfettamente “inutile”.
Per coerenza se, nonostante l’irruente ed energico aiuto del caro amico Gianfranco Lunetta, non ci saranno nuovi sponsor (ai danni non ci pensiamo neanche!), dovrò mettere a reddito la buona uscita del mio Teatro cedendo il mio avviamento così da pagare i debiti insostenibili che in quest’ultimo periodo ho dovuto contrarre. Così facendo terrò fede ai miei impegni e al mio buon nome, come la mia famiglia e la mia azienda hanno sempre fatto e, senza nulla chiedere alle Istituzioni, salverò la mia azienda dalla cancrena finanziaria, non con la buona medicina del riconoscimento dei danni ma con la chirurgia… quindi cercherò una nuova sede, che, seppure ipotesi possibile, non sembra concreta.
Strano in una città dove i cantieri edili non mancano….
Qualora nulla avvenga …
ci congediamo, e lo facciamo con ossequio e profonda gratitudine per le migliaia di Artisti ed i milioni di Milanesi che in questi quasi trent’anni ci hanno onorato della loro appassionata compagnia.”
I lavoratori del Teatro Smeraldo e Gianmario Longoni


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