Janet Echelman è un’artista americana che costruisce grandi strutture reticolari – sospese e mobili – metaforiche di concetti e relazioni. Intuizione avuta per caso osservando alcuni pescatori indiani, da quel momento ciascuna scultura a ‘rete’ – plasmata in diversi materiali e colori a seconda del significato simbolico di cui è portatrice – viene articolata in forme che, per quanto spesso ancorate a edifici, ondeggiano e mutano al variare del vento e delle condizioni atmosferiche.

Interessante è la rappresentazione del concetto nella stessa trama/ordito del mezzo espressivo utilizzato, e l’esposizione di questo sia alle forze degli agenti atmosferici naturali (aria, pioggia, sole) sia al passare del tempo – così che l’opera è appunto una struttura viva, palpitante e destinata man mano a (de)perire. La luce, la trama e il vento, sono gli elementi alla base di ogni sua installazione, ma anche un enorme conoscenza tecnologica e un notevole impegno nello studio delle forze eoliche e strutturali.

 





La perfetta combinazione tra un antico mestiere (la pesca) e le più moderne tecnologie.