C’è un piccolo popolo dei boschi che abita in piemonte, alle pendici dei Monti Pelati e della montagna “la Bella Addormentata” . Fiaba? no. Comunità hippie? neppure. Suonano una conchiglia per annunciare i pasti, ma usano le tecnologie… Ecco un sogno arrivato in alto.

Agli inizi era l’idea romantica di andare a vivere sugli alberi; oggi è una realtà fatta da sette abitazioni perfettamente funzionali, con elettricità, telefoni e bagni, tutto rigorosamente costruito rispettando le regole della bioedilizia, tanto da farlo diventare un villaggio “arboricolo”, che potrebbe piacere a Cosimo de Il Barone rampante di Italo Calvino che un giorno decise di salire sugli alberi e non ne scese più.

Pochi sanno dove sia ma se chiedete dove sono gli uomini che vivono tra gli alberi, qualcuno scrolla le spalle dicendo: «Su per la montagna…».

«Non siamo “figli dei fiori” o delusi della società e tanto meno eremiti», spiega Dario che  fa il manager e dirige la sua azienda che importa in Italia rum cubano. «Volevamo solo recuperare una vita che tutti noi sentivamo di perdere nelle nostre città. Qui noi non sopravviviamo, qui riusciamo a vivere più intensamente».

La loro casa è il bosco coi suoi ritmi che si uniscono ai loro. Ed ecco scalette che salgono, case sospese e collegate da passerelle aeree, balconi che danno sul folto degli alberi, fumaioli che riempiono l’aria di essenze resinose.

Dentro le stanze del villaggio ci sono cucine moderne, fili elettrici, collegamenti internet, telefoni, bagni e docce, computer, librerie. «Non abbiamo rinnegato i confort, e tantomeno la tecnologia, che cerchiamo di utilizzare al meglio, senza sprechi», racconta Dario che dall’alto del suo ufficio dirige l’azienda. Usa il plurale per riassumere il pensiero degli altri undici componenti che costituiscono il primo villaggio arboreo europeo. «Case sugli alberi esistono in Germania, Francia, Gran Bretagna, ma questo è il primo nucleo organizzato», ti spiegano. A sentire le qualifiche degli altri “inquilini” di questo piccolo mondo sospeso, c’è di che stupirsi: Angelo è un orafo. Alice e Giorgio sono infermieri che lavorano in un vicino ospedale. Carla è una farmacista e psicologa. Maria Pia e Salvatore sono biologi. C’è anche chi è arrivato fin quaggiù dalla Germania come Elisabeth e Ghisela. Tutti hanno sui trent’anni e anche meno.

Molti lavorano lontano ma la sera tornano sui loro alberi. Ognuno si costruisce il proprio “nido” con non poca fatica.
Ci sono piloni di legno affiancati agli alberi: «Il peso delle case non può essere sostenuto da tronchi giovani che non superano la quarantina d’anni; così usiamo travi di otto metri che pesano anche cinque quintali, poggiate su grossi massi e piantate accanto ai castagni». Il risultato è un perfetto equilibrio di forme, con la massima attenzione e cura per l’ambiente circostante: «Inutile dire che, per noi tutti, il rispetto per l’ecosistema bosco è vitale, importantissimo», sottolinea Dario.

A chi desiderasse provare la vita sugli alberi, solo per un breve periodo, consigliamo un piccolo agriturismo: La Piantata. Azienda agricola biologica, nei pressi del Lago di Bolsena, propone ai suoi ospiti due case sull’albero.