No Impact Man. Dal titolo sembra la storia di un uomo solitario e della sua impresa, invece è il video-racconto del tentativo di un’intera famiglia di ridurre al minimo il proprio impatto ambientale provando a vivere un anno a ‘impatto zero’.

Colin Beavan, giornalista ambientale, sua moglie Michelle Conlin, senior writer presso il BusinessWeek, e la loro piccola Isabella in età da pannolino sono i protagonisti di questa storia che si svolge nel cuore di Manhattan, a New York, luogo tutt’altro che ‘poco impattante’.

L’idea è semplice, spiega Colin Beavan all’inizio del docureality che ha spopolato sui media internazionali nel 2009 ed è ora disponibile in Italia in dvd, dopo aver riflettuto a lungo sulle conseguenze planetarie climatiche e ambientali delle nostre piccole scelte quotidiane: niente immondizia, nessuna emissione di anidride carbonica, niente macchina o aereo, niente tossine nell’acqua, niente carta igienica.

“Non useremo detergenti per la biancheria, non acquisteremo cibo che provenga da terre più lontane di 250 miglia, per non parlare di ascensori, metropolitane, prodotti impacchettati. Quindi niente plastica, niente aria condizionata, televisione, carta. Questo in qualche modo è il riassunto del progetto” spiega Beavan.

Un progetto che se intrapreso dal nono piano di un grattacielo, come è avvenuto per Colin e Michelle, in una delle metropoli più popolate del pianeta, ha tutta l’aria di potersi presto trasformare in una mission impossible. Ma i propositi della coppia sembrano essere sinceri: cercare di capire se è possibile vivere in modo dignitoso “senza tutto questo spreco”.

Sul banco degli imputati c’è la cultura dell’usa e getta, il mondo del ‘monouso’ di cui l’immaginario di stampo nordamericano si è fatto portatore, ed esportatore, negli ultimi sessant’anni: “la cultura del buttare via già di per sé è un grandissimo problema – dice Colin Beavan – a dire il vero, forse possiamo prendere le distanze da qualunque cosa che si butta via”.

L’happy end non poteva mancare nel racconto serrato dell’esperienza del piccolo nucleo familiare newyorkese che riscopre tempi lenti, cibi locali, luci soffuse, e il piacere di parlare con gli amici a televisione spenta.

Il percorso della famiglia Beavan è diventato il progetto NoImpactProject he per un anno lo ha visto abolire gradualmente rifiuti, detersivi, ascensori, mezzi pubblici, cibo confezionato, aria condizionata, televisione, carta igienica.  Il racconto di Colin continua nel suo blog ed è diventato anche un libro.

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