Alcuni anni fa lessi un romanzo dal titolo pretenzioso, molto pubblicizzato, sicura che avrei potuto alzare gli occhi al cielo ad ogni pagina. Purtroppo il romanzo mi piacque e dovetti riversare la mia voglia di scherno sul libro di qualcun altro (Sophie Kinsella non mi rivolge più la parola infatti).

Il problema è che ero davvero infastidita dal titolo: come si può chiamare un libro Questo libro ti salverà la vita e poi, oltre ogni spudoratezza, scrivere un libro che non fa schifo, come in effetti ci si aspetterebbe? Ok, un secondo, nessuno sta salvando la vita a nessuno, è vero, ma il libro in questione si è rivelato una piacevole sorpresa.
Analizzo i fatti: Amy Michael Homes, l’abile scrittrice statunitense colpevole di essere l’autrice di tale libro, è molto conosciuta e apprezzata in patria – forse perché il New Yorker ha infilato il suo nome nella lista dei venti scrittori per il nuovo millennio. Forse.
Altro punto da non dimenticare è che da anni sulla Homes cade una pioggia infinita di premi, di menzioni, di riconoscimenti. E da anni la Homes non se ne lamenta.
Quando poi scrittori del calibro di Mark Haddon, Michael Cunningham, Gary Krist e David Foster Wallace si dichiarano tuoi fans, forse davvero qualcosa sai scrivere.
Insomma, i tuoi lavori vengono tradotti in 18 lingue e i tuoi articoli compaiono regolarmente -per dirne alcuni- su Vanity Fair, Artforum, Blind Spot, New Yorker (sì, c’è qualcuno che la ama lì), probabilmente non sei malaccio.
Oggi la Homes insegna presso la Columbia University, e si dedica anche alla fotografia: direi che questa donna non si fa mancare proprio nulla e non la si può non considerare eclettica, originale e talentuosa.
Un momento, non ho ancora detto che la Homes è stata anche sceneggiatrice e produttrice di alcune stagioni del famoso telefilm The L word. Inoltre non è difficile imbattersi in rete in sue interviste -ma anche in siti, foto e particolari intimi della sua vita: a quanto pare tutti la desiderano, tutti la vogliono e lei, giustamente, non si tira indietro.
Ma quindi che bisogno c’era di sfruttare la facilità del titolo Questo libro ti salverà la vita? Tenendo conto che il libro in questione uscì nel 2006 e io oggi sono ancora qui a parlarne, forse Amy ci aveva visto giusto e mi sto rispondendo da sola.
Abituata a muovermi tra best sellers costruiti a tavolino (abituata anche a scansarli), ho affrontato A.M. Homes con una certa diffidenza; eppure ho scoperto che proprio A.M. Homes è la prova che esistono ancora scrittori capaci di rischiare, dotati non solo di talento, ma anche di coraggio. Il suo stile semplice e pulito viene messo alla prova da temi controversi e complicati, di cui spesso non si vuole sentir parlare. Questo libro ti salverà la vita non salva davvero la vita, ma forse in un certo senso la arricchisce.
Sembra quasi che la Homes tratti i suoi libri come se fossero suoi figli: se non è questo amore per la scrittura, allora non so cosa sia.
