Regia: Sam Mendes

Interpreti: Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley
Durata: 2h 01min
Premi: 5 premi Oscar 2000: Miglior Film (battendo Il Sesto Senso e Il Miglio Verde), Miglior Sceneggiatura, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista (Kevin Spacey) e Miglior Fotografia.

La pianificazione dell’omicidio del proprio padre. Ecco come inizia il film, in maniera piuttosto forte. Subito dopo ci appare un viale alberato, sentiamo una musica riconoscibilissima, udiamo una voce fuori campo. La storia riguarda un tipico spaccato di vita americana: una famiglia in cui i membri non vanno d’accordo, una famiglia formata da due partners, una famiglia in cui il padre è un omofobo autoritario provato dalla vita militare, la madre è malata e il figlio è semplicemente curioso.
A prima vista, la famiglia di Lester (Kevin Spacey) e Carolyn (Annette Bening) sembra una tipica famiglia americana. Sullo sfondo, una crisi matrimoniale. Sullo sfondo, la loro figlia adolescente alle prese con un’amica esperta di sesso e uno stalker piuttosto bizzarro. Sullo sfondo, una coppia di vicini gay. Sullo sfondo, un padre incompreso e incomprensibile. Sullo sfondo, un lavoro abbandonato e un altro trovato. Sullo sfondo, una vita riconquistata grazie all’amore (sì, ma per chi?).

Un classico, già dalla sua uscita (aggettivo appropriatamente affibbiato da Spielberg in persona). Una colonna sonora calzante come non mai. Tutto è recente, eppure tutto così lontano nel tempo, in un gioco di sguardi “a cornice”: come una storia sempre valida. Il motivo portante del film è la bellezza, che, per definizione, sta sempre negli occhi di chi guarda. Il nome American Beauty si riferisce al tipo di rose che Carolyn coltiva nel suo giardino. E allora dove sta la bellezza? Nelle rose? Nel successo? Nella libertà? E cos’è la bellezza? Forse è Dio.
E dove si può trovare Dio? In un sacchetto svolazzante? Nello sguardo di una persona morente?
Tutto è apparente, tutto è diverso. E’ tutto vero ciò che ho scritto?
…guarda da vicino.

Da ascoltare:

Thomas Newman – Dead Already
Thomas Newman – American Beauty

di Matteo Pozzi