Vi raccontiamo 6 storie di donne che hanno contribuito a proteggere l’ambiente, con tenacia e responsabilità.

Wangari Maathai

“Negli anni ho imparato che bisogna avere pazienza, persistenza, impegno. Quando piantiamo gli alberi, a volte ci dicono – Questo non voglio piantarlo, perché impiega troppo tempo a crescere – Allora devo ricordare loro che gli alberi che stanno tagliando oggi non sono stati messi lì da loro, ma dai loro antenati. Perciò devono piantare alberi che saranno di beneficio per le comunità del futuro. Li porto a pensare che come un arboscello, con il sole, un buon suolo e pioggia abbondante, le radici del nostro futuro sprofonderanno nella terra e un manto di speranza raggiungerà il cielo“.
Wangari Maathai


Era un’ambientalista e biologa keniota (muore nel settembre di quest’anno), considerata una delle figure cardine dell’ecofemminismo, prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, nel 2004, per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”, prima donna keniota ad ottenere una cattedra nel dipartimento di veterinaria all’Università di Nairobi e fondatrice nel 1977 di  Green Belt Movement.

Presidentessa del Consiglio nazionale delle donne del Kenia dall’1981 al 1987, Maathai condusse il ‘movimento della cintura verde’, un grosso contributo per fermare la deforestazione (sono stati piantati oltre 40 milioni di alberi nelle foreste del continente africano) e migliorare la qualità della vita delle donne (alla fine degli anni ’80 erano coinvolte nel movimento circa tremila donne), che negli anni ha tenuto insieme le battaglie per i diritti civili e delle donne a quelle ambientali, la salvaguardia della biodiversità e la richiesta di nuovi posti di lavoro che vedessero le donne in posizione di leadership nei contesti rurali. Battaglie, queste, che hanno permesso alle iniziative del movimento di essere adottate anche in altri paesi africani (Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe).

Conosciuta come “la madre degli alberi” dedica una vita alla ricerca e all’attivismo insieme a molte donne delle comunità locali africane che oggi continuano a difendere i territori che abitano facendo tesoro dell’insegnamento di Wangari. Un impegno, il suo, che ha incontrato spesso ostacoli da parte delle istituzioni.

Ad oggi le donne coinvolte nel movimento hanno piantato oltre 40 milioni di alberi e molte di loro sono diventate “guardiaboschi senza diploma”. Insieme a loro, e al mondo dell’attivismo, il grande polmone verde del parco di Uhuru, al centro di Nairobi, saluta Maathai come una delle donne che hanno concretamente contribuito al cambiamento.

Julia Butterfly Hill

Un simbolo della lotta contro la deforestazione: alcuni la ricorderanno per essere la ragazza della sequoia. Aveva solo 23 anni quando il 10 dicembre del 1997, in California, salì su una sequoia millenaria a 60 metri da suolo. Lì in pianta stabile visse per 700 giorni. Due anni in cui patì il freddo e la fame.  La Hill ottenne un accordo che metteva ai ripari il suo albero, Luna, e 60 metri di foresta.

Ha fondato l’associazione Circle of life viaggia in tutto il mondo per raccontare la sua esperienza protagonista del libro The legacy of Luna.


Jane Goodall

Nata a Londra il 3 aprile 1934 è nota per la sua continua ricerca durata quarant’anni sulla vita sociale degli scimpanzé. Etologa e antropologa, dirige l’istituto che porta il suo nome che si occupa e difende i diritti dei primati in diverse parti del mondo. Oltre degli scimpanzé la Goodall, si occupa in maniera attiva delle battaglie ambientaliste e umanitarie, e proprio per queste battaglie e il suo impegno in campo scientifico, ha ottenuto molte onorificenze, tra cui il prestigioso premio Kyoto.

Nel 1977, fonda l’istituto Jane Goodall che cura la protezione degli scimpanzé. I progetti dell’istituto comprendono anche un programma umanitario e ambientale che mira ad educare al rispetto per l’ambiente e delle varie culture.

Per far cessare il traffico illegale di scimpanzé, l’insituto Jane Goodall ha fondato in cinque paesi africani, delle oasi che accolgono i piccoli animali confiscati ai bracconieri.

Oltre all’istituto, Jane Goodall partecipa anche al Roots&Shoots, una campagna mondiale per la diffusione di una nuova etica ambientale e umanitaria, promuovendo lo scambio di culture, l’impegno per rispettare l’ambiente, gli animali e le comunità, ideando progetti realizzati dalle stesse persone che ne vogliono far parte.

Alla sua fantastica vita, sono dedicati vari documentari: Jane Goodall’s wild Chimpanzee(2002), Jane Goodall’s return to Gombe, Jane Goodall’s State of the Great Ape, When Animals Talk, e Jane Goodall’s Heroes.

Vandana Shiva

Fisica quantistica ed economista, dirige il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali di Dehra Dun in India, è considerata la teorica più nota di una nuova scienza: l’ecologia sociale.
Vandana Shiva è nata nel 1952 a Dehra Dun, nell’India del nord, da una famiglia progressista. Ha studiato nelle università inglesi e americane laureandosi in fisica. Tornata a casa dopo aver terminato gli studi, rimase traumatizzata rivedendo l’Himalaya: aveva lasciato una montagna verde e ricca d’acqua con gente felice, poi era arrivato il cosiddetto “aiuto” della Banca Mondiale con il progetto della costruzione di una grande diga e quella parte dell’Himalaya era diventata un groviglio di strade e di slum, di miseria, di polvere e smog, con gente impoverita non solo materialmente. Decise così di abbandonare la fisica nucleare e di dedicarsi all’ecologia. L’opera più importante di Vandana Shiva è Terra madre. Sopravvivere allo sviluppo. In questo libro, affronta i vari aspetti della globalizzazione imposta dall’Occidente, e propone una visione dello sviluppo nel suo paese diversa, nel rispetto delle tradizioni e dei principi.

Affronta con grande passione e spiega le conseguenze della rivoluzione del verde, riferito alle culture alimentari, quella bianca riferita al latte, elemento indispensabile per la crescita dell’infanzia, e ultima quella dell’acqua; criticando aspramente tutto ciò che stravolge questi tre elementi fondamentali dell’equilibrio umano.

Critica aspramente i nuovi modelli di sfruttamento della globalizzazione applicati al territorio, perché modificano l’equilibrio dei cicli vitali della natura.

Monica Frassoni

Presidente del Partito Verde Europeo, figura al 32esimo posto nella classifica dei ‘100 migliori pensatori del mondo per il 2010‘, riconoscimento ottenuto dalla rivista americana Foreign Policy .

La Frassoni nonostante la giovane età può vantare un curriculum di pregio politico: più volte europarlamentare, membro della Commissione giuridica (JURI), membro sostituto della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) e di quella per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI). Militante nel gruppo dei Verdi ha sempre portato avanti battaglie per la tutela dell’ambiente e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue sul fronte delle energie rinnovabili. Una battaglia lunga.

Daniela Ducato

Daniela Ducato è un’imprenditrice e ricercatrice di origine sarda e lavora da anni nella  bellissima isola a Guspini (Vs) nell’impresa Edilana impegnata nel settore della biedilizia, eco-design, energie rinnovabili. Ha ideato materiali basati su eccedenze e scarti di pastorizia, agricoltura e apicoltura, certificati a emissioni zero, compresi i componenti organici volatili, utilizzo di petrolio e di suolo agricolo o di risorse idriche ridotti quasi completamente a zero.

Ha vinto il premio Migliore Innovatrice 2011 nell’ambito di Itwiin Italia 2011, evento svoltosi al Centro Congressi di “Torino Incontra” lo scorso Giugno. Il premio vinto da Daniela Ducato è stato reinvestito proprio in innovazione, secondo la volontà della stessa imprenditrice. Saranno infatti destinati a laboratori ludici per le scuole, in cui si studierà ecodesign, arredo ecoflorist e packaging per l’apprendimento di metodi e sistemi per usare in modo innovativo i rifiuti speciali (eccedenze naturali) del territorio sardo.

Eden Full

Eden Full, diciannovenne studentessa di ingegneria meccanica al primo anno presso la prestigiosa università di Princeton, costruisce il SunSaluter, un sistema rotatorio che potrebbe costare appena dieci dollari, contro i seicento di un motorino elettrico.

Come nasce la sua intuizione? Osservando i cosiddetti pannelli solari rotanti, quei pannelli che seguendo la traiettoria del sole a mo’ di girasoli e che sono in grado di produrre più energia solare rispetto ai pannelli solari fissi.

L’ invenzione per la quale Eden ha ricevuto diversi premi tra cui l’EcoLiving 2011 Student Leadership Award, si basa su un principio quindi molto semplice: usa infatti la diversa capacità che hanno dei semplicissimi cavetti di metallo di contrarsi o espandersi a seconda di una serie di fattori esterni, calore in primis.

La contrazione o l’espansione di questi fili comanda la rotazione del sistema su cui poggiano i pannelli solari.

Un sistema meccanico basato su una tecnologia passiva, dunque, che utilizza un fenomeno naturale.

Ora Eden si è presa qualche anno per sviluppare il prototipo finale che sarà poi commercializzato.