Letta -e apprezzata- la consueta lista del New York Times dei 100 libri degni di nota del 2011, decido di fare la snob, cosa che mi riesce benissimo, e vado a leggere uno dei libri citati dal New York Times, ma non in questa lista, bensì in quella del 2007.

Libro che mi solleticava fin da quando lessi una recensione di Nick Hornby nel 2009, L’insegnante di astinenza sessuale di Tom Perrotta è stato in effetti una scommessa facile.

Una prosa scorrevole e acuta, un tema spinoso, non nuovissimo, ma affrontato con le giuste dosi di serietà ed ironia, 400 pagine che davvero volano.

La trama ci porta in un paese della provincia americana in cui un fastidioso moralismo bigotto sta prendendo sempre più il sopravvento. Tutto comincia quando Ruth, la professoressa di educazione sessuale del liceo locale, ammette, davanti ad una classe di studenti, che esistono persone a cui piace il sesso orale. Scandalo.

Come dicevo, tema spinoso non nuovissimo; eppure Perrotta ci tiene inchiodati al libro con una narrazione che si muove su due punti di vista: quello di Ruth ovviamente, ma anche quello di Tim, ex tossico dipendente, ex bastardo, ex tutto, redento dalla nuova fede.

Un romanzo estremamente legato alla contemporaneità: i suoi temi, i suoi personaggi, le sue citazioni, addirittura la sua musica non possono non essere ricondotti ad oggi. Non sono ammessi dubbi.

Più leggevo e più mi stupivo del fatto che un libro consigliato da Nick Hornby mi ricordasse proprio lo stesso Hornby: ho trovato svariati punti di connessione tra questo scrittore e Perrotta. Quindi, spinta dalla curiosità, ho riletto la famosa recensione (raccolta nel libro Shakespeare scriveva per soldi) e quasi cado dalla sedia. Hornby infatti scriveva: ho letto le bozze rilegate inglesi e in copertina si diceva che Tom Perrotta è un… be’, un “me stesso” americano. Quindi non sono l’unica ad averli associati (soddisfazione).

Più avanti però Hornby fa il modesto e aggiunge: il paragone mi lusinga immensamente (…) e non rende giustizia al talento di Perrotta. In effetti Hornby è un uomo onesto.

Perrotta inoltre è stato associato anche ad un altro scrittore: Anton Čechov. Sperando che Perrotta abbia fatto il modesto su esempio di Hornby, direi che non è poco. E se l’americano non è appagato almeno da questo secondo paragone, allora è un ingordo.

Già celebre per i suoi precedenti romanzi Intrighi scolastici (1998) e Bravi bambini (2004), Perrotta ha ottenuto la nomination all’Oscar come sceneggiatore per l’adattamento allo schermo del secondo libro. Tom Perrotta è quindi un ingordo a tutti gli effetti.

La bravura di questo scrittore, il suo pezzo forte, sta nel creare personaggi reali, con vivide sfumature psicologiche, che, a quanto pare, piacciono a pubblico e critica (cosa che solitamente sembra impossibile). E ci riesce in ben due campi: letteratura e cinema. Secondo me Perrotta, visti i fatti,  può anche permettersi di essere un ingordo.

di Claudia Oldani