Regia: Martin Scorsese

Interpreti: Asa Butterfield, Chloë Moretz, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Christopher Lee, Jude Law

Durata: 2h 07min

Hugo Cabret è un ragazzino di 12 anni che vive nei cunicoli della stazione ferroviaria di Montparnasse a Parigi. Siamo negli anni Venti. Il povero Hugo (Asa Butterfield) ha perso la madre e il padre (Jude Law) e così, allevato dallo zio scorbutico e ubriacone, si sistema nei cunicoli degli orologi della stazione e impara il mestiere di orologiaio. Non solo: il ragazzo vive anche di piccoli furti al negozio di giocattoli del misterioso Padre Georges (Ben Kingsley), ingranaggi di un’opera più complessa. Un prezioso taccuino accende le fantasie dei due, fino a farle bruciare. Non c’è pace alla stazione, con un rigido ispettore (Sacha Baron Cohen) che trasuda orfanotrofio da tutti i pori.

Il taccuino porterà a conoscere Isabelle, ragazza vispa e sprizzante letteratura, che, desiderosa di avventura, aiuterà il nostro protagonista ad attivare una meravigliosa macchina di inizio ‘900: un automa capace di scrivere. Scrivere un messaggio del defunto padre, magari. Se solo ci fosse la chiave giusta per attivarlo…

Tratto dal bellissimo libro La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick (vincitore della Medaglia Caldecott 2008), il film di Martin Scorsese riesce a unire più storie, più passioni. Da un lato, il suo grandissimo amore per il cinema rappresentato dalla scoperta della figura di Georges Méliès, uno dei padri inventori della settima arte assieme ai fratelli Lumière; dall’altro, la trama fantastico – avventurosa di un ragazzino intraprendente e del suo compagno robot. Il regista riesce quindi ad incastrare perfettamente due storie credibili e per niente scontate in un perfetto ingranaggio nel quale anche il 3D riveste un ruolo significativo; la musica di Howard Shore sublima il tutto.

Visivamente è un capolavoro. Colori accesi in una Parigi illuminata di notte, orologi enormi, maestosità nelle scenografie tutte italiane curate da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo: gran parte dell’enorme budget messo a disposizione è servito per la ricostruzione integrale della Gare de Montparnasse. Il cast è convincente, su tutti spiccano il piccolo Asa Butterfield che dona credibilità a Hugo in quanto ragazzino sveglio e determinato; Ben Kingsley che fornisce una grande prova; infine Sacha Baron Cohen che, smessi i panni del comico, si riscopre ispettore ferroviario dalla dura scorza ma dal cuore tenero.

Lo spettatore, incuriosito, vuole assolutamente capire come andrà a finire. Chi è davvero Padre Georges? Che ruolo svolge l’automa nella storia? Domande a cui verrà data una risposta soltanto nel finale, durante il quale verrà inscenato un commovente atto di devozione alla stupenda arte del cinema da parte di Scorsese (con relativo cameo). Muovendoci tra i cunicoli della stazione, scopriamo il mondo incantato inventato da Selznick a cui il noto regista di thriller e film drammatici ha sapientemente dato forma.

Gli omaggi al cinema del passato vanno di moda ultimamente: questo Hugo Cabret lo ha “mascherato” in chiave moderna dentro a un’altra meravigliosa storia, mentre il famigerato The Artist di Hazanavicius lo ha reso in maniera più esplicita.

Due film, uno stesso concetto di base. Una stessa missione: puntare agli Oscar.

VOTO: 10

 

 

 

Martin Scorsese: Filmografia essenziale

  • Mean Streets (1973)
  • Taxi Driver (1976)
  • Toro Scatenato (1980)
  • Fuori Orario (1985)
  • Il Colore dei Soldi (1986)
  • Quei Bravi Ragazzi (1990)
  • Cape Fear (1991)
  • Casinò (1995)
  • Gangs of New York (2002)
  • The Aviator (2004)
  • The Departed (2006)
  • Shutter Island (2009)

Da leggere:

– Brian  Selznick – La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret.  Arnoldo Mondadori Editore, 2007.

di Matteo Pozzi