Hollywood, 1990

 

And the winner is…Cinema Paradiso!

Nella notte più prestigiosa del cinema internazionale, 16 anni dopo l’Oscar ad Amarcord, l’Italia torna a vincere nella categoria Miglior Film Straniero, e lo fa con una pellicola splendida, che racconta la bellezza della settima arte, l’amore per questo lavoro, la passione (italianissima, lo si vede) per le avventure vissute su grande schermo e nella vita, sebbene incomplete o mancanti di qualche scena. Che il film sia di pregevole fattura se ne sono accorti prima i critici che noi italiani: quando uscì, infatti, gli incassi furono disastrosi dappertutto meno che a Messina (città che lanciò un altro successo inizialmente ignorato dal resto del paese, un certo Ricomincio da Tre). In seguito, grazie ad un taglio di trenta minuti sul girato originale e grazie anche ai sempre più numerosi premi internazionali, il film di Tornatore ha riscosso (e, siamo sicuri, riscuoterà ancora) un enorme successo.

Per chi non lo avesse ancora visto, ecco la trama: Salvatore di Vita, benestante lavoratore che vive a Roma, da trent’anni non ritorna nel suo paesino natale, Giancaldo, benché la madre lo chiami incessantemente. Una sera viene a conoscenza che, proprio nel suo paesino, è morto un certo Alfredo. Dopo questa iniziale premessa il film si basa quasi esclusivamente sui commoventi ricordi di Salvatore, da quando era bambino (nell’interpretazione di Salvatore Cascio) e desiderava ardentemente lavorare nel cinematografo parrocchiale, a quando conosce il sopracitato Alfredo (Philippe Noiret) che rappresenterà una figura paterna per lui. Dopo la tragica scena dell’incendio (non voglio svelarvi di più), il ragazzo troverà lavoro nel Nuovo Cinema Paradiso con la speciale presenza di Alfredo che lo guiderà non solo nel lavoro, ma anche nella vita, con consigli paterni. Salvatore si innamorerà, crescerà, sarà chiamato alla leva militare finché scapperà dal paesino trovando fortuna altrove (forse). La conclusione del film è quanto di più commovente ci sia al mondo: il ritorno di Salvatore nei suoi luoghi d’infanzia, la scoperta che nulla – e nessuno – è più come prima; le vecchie foto, i vecchi ricordi…fino al regalo di Alfredo.

Nessuna emozione sarebbe così amplificata senza la superba colonna sonora del maestro Ennio Morricone. Questa, assieme alle magistrali interpretazioni di Noiret, Cascio e Leo Gullotta su tutti, lascia nello spettatore un profondo segno di gratitudine, di nostalgia, di tensione che esplode in pianto. Un premio Oscar meritatissimo, per il quale dobbiamo ringraziare Giuseppe Tornatore e le sue esperienze e memorie di bambino, fondamentali per ricostruire una storia che sembra essere stata vissuta da ognuno di noi. E se, come accade a tutti, un vecchio amore rivive solo nei ricordi, provate a guardare la versione estesa del film: potreste avere qualche sorpresa.

 

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