La mia amica F è venuta qui a prendere il tea che faccio io: cattivo, bollito e annacquato. Si lamenta che le sue amiche parlano sempre male di lei e cerca di trovare un bandolo alla sua matassa che è un pò aggrovigliata. Anche io sono una sua amica e le chiedo se pensa che io sia fra quelle e te no, certamente no, dice. E si sbaglia: ha rinunciato a tutto per amore, questo fa di lei uno dei miei bersagli preferiti.

Juanita de Paola

E’ una medicina senza sapore quella dell’arietta cattiva che va su e giù senza nemmeno toccare le pareti, una corrente che viene spontanea quando hai incastrato tutto talmente bene che è immobile, impantanato. La conosco bene quell’arietta, perchè ho un sistema autoflagellante che mi mette al pari della mia amica, anzi sotto: lei vive come una figlia dei fiori senza sinapsi e io come un sarcofago bello pulito. Lei si trascina da una sagra a una comune con l’entusiasmo di un condor durante le epidemie nel Masai Mara, io dormo come minimo dieci ore e quando mi lavo i denti ne approfitto per passare la candeggina, così non è un’occasione persa.

Posso trovare almeno venti motivi per cui la sua vita è peggiore della mia, però poi se ci ripenso bene nemmeno uno la sfangherebbe nel grande tribunale dove mi batto ogni sera, nel mio cervello, quando provo a darmi una ragione delle cose che mi capitano.

Comunque F non è felice. Lo testimonia il fatto che viene qui a parlare con me invece che stare col suo ganzo e anche che pensa che tutti parlino di lei, che capita quando sei Lady Gaga oppure sei disoccupata.

Le ho detto vieni quando ti pare, non hai bisogno di chiamare, tanto sono sempre sola con la bimba. Che poi non è nemmeno vero, perchè casa mia è un porto di mare: amiche, amici di amici, familiari, non passano mai più di quarant’ore senza che arrivi qualcuno. C’è sempre vino bianco, rosso e roba in frigo, magari poco altro ma il minimo indispensabile per l’accoglienza dei pellegrini è lì: quando faccio la spesa riservo sempre una parte a chi capita, mi ricordo qualche gusto – niente formaggi puzzolenti, quelli garbano solo a me. Le mie amiche fanno spesso anche la dieta della frutta. In ogni caso ci vuole sempre un sacco di bresaola, che non fa ingrassare. Questo anche perchè fa schifo.

Il “sola con la bimba” è riferito al fatto che il mio fidanzato, l’Inglese, il papà della mia bambina, vive a 937 miglia da casa mia e su google maps dice che ci vogliono come minimo 16 ore e 33 minuti se uno piglia la macchina e poi attraversa lo stretto in qualche modo. Non è che mi chiama da lavoro e mi dice tesoro sto arrivando, prepara il  capitone alle patate e manda tutti via.

Lui pensa che noi andremo a vivere assieme un giorno, e io spero che lui abbia ragione. Non ho quel carisma, non sono animale da compagnia e giuro, anche nel tribunale serale davanti agli dei e ai miei morti, che ce la metto tutta ogni giorno per migliorare. Mi vergogno di questo bisogno ossessivo di silenzio e solitudine, perchè il tempo che abbiamo non è che sia infinito, e dovrei prendere la macchina ogni giorno e andare a trovare questo e quello, per dire di continuo guarda che ti voglio bene. Questa, ho scoperto, essere l’unica cosa valida nella vita.

Comunque F e N, il suo fidanzato, hanno i giorni contati. A meno che lei non vinca al superenalotto.

Lui è un pittore e gli basta avere una casa pagata, ma non disdegnerà la comodità di un pulpito in legno sbiancato di noce, di uno studio con vista e doghe lunghe, da cui disprezzare noialtri che si va a lavoro dalle otto alle otto e si compone quel tessuto di merdosi che viene chiamato borghesia. Noi che abbiamo le scarpe di marca perchè sono più buone e non fanno venire i duroni ai piedi, e poi la gente ti guarda le scarpe quando entri in una stanza per vedere se c’hai i soldi. Che schifo. Pensa a un mondo con scarpe di tela bucate, quanto è più rivoluzionario. Un mondo dove i cani ti pisciano in casa e te pulisci con un sorriso, perchè è tutta natura. Evviva la natura.

Anche io ho i giorni contati, questo a prescindere dalle vincite alla lotteria o dal successo nel mio lavoro, il mio adorato mestiere quotidiano che qualcuno lassù mi ha donato per ricolmarmi di tutto l’handicap emotivo che mi è toccato in sorte.

Quindi sarò bene che invece di preparare questo tea alla vaniglia che non sa di nulla, mi dia da fare ed esca dal sarcofago. Dannazione eterna coglie infatti quelli che si dispensano in consigli.