Entra con la valigetta e, se non fosse qui per me, chiamerei la polizia. Ha con sè la moglie e i figli. Sono tutti belli, questo c’è da dirlo, aggraziati, e i due genitori molto dimagriti dall’ultima volta che siamo visti nella tenuta di Coso. Non avrei riconosciuto lei, sinceramente.

Attacco il mio pippone.

Non posso, io, godermi un pochino di leggerezza senza cascare nella metempsicosi e comunque nel senso di colpa cattolico che esiste e che io ho ereditato direttamente da Giuda.

“Ma non dovrebbero, le persone, invecchiare con una certa grazia?”. Rimane in silenzio e mi spalma la cremina sul viso. Fra mezzora mi potrebbero tirare una randellata in faccia e non sentirei nulla. Insisto. “Ma non è tutto un trucco per fare finta che il tempo non passi?”. “E poi comunque io sono giovane”. “Insomma”, dico, “ho trentasette anni mica settanta”. Lui sta zitto e dovrei farne l’imitazione.

Con la cremina addosso vado al bagno e mi guardo i segni attorno alla bocca, quella ruga immane in mezzo alla fronte e la tristezza di tessuti svuotati da quattordici chili persi forse un pò troppo velocemente. E poi fumavo. E poi bevevo. E poi non ho perso un’occasione per danneggiare la mia pelle, al sole – ma chi l’ha mai usata una crema protettiva o nemmeno idratante. Chi si è mai struccata. Chi ha mai messo il balsamo. Ma chi se ne frega: è pelle, sono peli, unghie, Cristo, alla fine quanta mai attenzione ci devo mettere nell’economia di una giornata? Personalmente: nemmeno un minuto.

L’Inglese cura le pubbliche relazioni di questo signore molto famoso, dottor Denti Bianchi, che ha un ventinaio di cliniche qua e là nel mondo e che con la valigetta si arreca a casa di insospettabili e sospettabilissimi, roba da prima pagina ma anche da terza e ventesima. Tutti. Difatti trovo molto amusing leggerne le interviste, le crociate anti ritocco, i predicozzi sull’acqua – due litri al giorno – e la vita sana: gente che si sfascia. Gente che si dilania. Gente che si imbottisce. Poi la mattina arriva Dottor Denti Bianchi e ti rende una faccia che sembri un bambino benedetto dalla sorte.

Comunque, Dottor Denti Bianchi è qui. Non solo è qui. E’ qui per me.

Principia il suo discorso, credo che lo abbia fatto due milioni di volte a tutte quelle che, come me, si sono trovate in questa stessa posizione – anestetizzata da una cremina profumata, seduta su una poltrona di casa, con una luce puntata contro a ricordarle che sì, sta facendo qualcosa di “male”, come quando sei al commissariato.

Mi dice che ci sono quelli bravi e quelli cattivi, che ci sono cose per cambiarsi i connotati, e quelli sono viaggi di dolore. Poi ci sono tecniche per rinfrescarsi la faccia, come questa che stiamo per eseguire (lui e?), che non fanno altro che renderti la tua faccia, quella che avevi l’altro ieri, quando ancora potevi dormire senza temere che nessuno dei tuoi cari stesse per morire o che lo avrebbe fatto di sicuro se tu non ti fossi alzata, dopo venti ore di sonno.

Quindi mi fa una decina di foto con il mio cellulare, “Così puoi controllare dopo”.

Iniziano una serie di punture e punturine, come delle api gentili, nel mezzo del cranio, dietro gli occhi, nel mento e ai lati del naso. Qualcosa nel mezzo della fronte, che mi fa un male boia nonostante la mia faccia sia congelata.

Fine. Due minuti.

Vado allo specchio e ci sono io dieci anni fa. Cavoli: quella sono io, non quell’altra con gli occhi a bracco e le linee forti attorno alla bocca.

Vado a preparare il caffè per tutti ma mi esplode il cuore di gioia. Torno al bagno e mi guardo. Il caffè straborda e ne rifaccio due, sei, dodici. Tutto mi sembra bello. L’Inglese ieri sera è rientrato mentre dormivo, ma guardami.

Questa storia non è quella della rinfrescatina, che ripeterò a Luglio e poi una volta all’anno finchè non esce un bando della regione che dice che è verboten, bensì della me che è saltata fuori dopo che la dieta e Dottor Denti Bianchi l’hanno rimessa in pista.

Una donna che si mette i pantaloni e la maglietta di cotone. Una mamma che corre al parco invece di stare sepolta sotto un giacchetto largo ma troppo caldo urlando torna qui. Una che abbottona le camicie perchè le poppe non sono più l’unico asso nella manica. Una che va a comprare le verdure dal contadino perchè già che ci siamo cerchiamo di cavalcare l’onda e mangiare perbenino. Una che cammina un sacco, per vedere se quelle chiappe rimangono di una misura decente. Una che si sveglia e s’annoda il sorriso dietro la nuca. Una che continua a vestirsi come se fare shopping fosse peccato mortale, ma che in casa sua indossa cose rosa e compra i fiori freschi perchè sì, chè il profumo quando si entra in casa è meglio dell’odore di melanzane fritte.

Tutto qui.

Dottor Denti Bianchi lascia la penthouse londinese con la sua valigetta dei truccosetti rafforzati e mi sento Gollum quando gli portano via l’anello.