Regia: Frank Darabont

Interpreti: Tim Robbins, Morgan Freeman, James Withmore, Bob Gunton

Durata: 2h 21min

Andy Dufresne (Tim Robbins), vice-direttore bancario, viene condannato all’ergastolo per aver ucciso sua moglie e l’amante di lei con una rivoltella e dei proiettili trovati poco distanti dal luogo del delitto. Lo spaesato protagonista si trova quindi a dover scontare una pena eterna, durissima, chissà quanto giusta. Essendo un novellino, viene subito preso di mira dai carcerati di più lunga data, uno su tutti il misterioso Red (Morgan Freeman) che, di lì a poco, diventerà molto amico di Andy, riuscendo a penetrare nella sua personalità, facendosi largo fra i suoi numerosi silenzi e donandogli oggetti apparentemente di poco conto, ma che alla fine risulteranno decisivi: per essere felici, in fondo, bastano un martello da roccia e un poster di Rita Hayworth.

Il film, tratto dal racconto di Stephen King Rita Hayworth e la maledizione di Shawshank, si divide in due grandi parti. La prima: Andy, all’apparenza un tipo molto fragile, entra in carcere e in breve tempo si fa ben volere da tutti…o quasi. Le richieste a Red, capace di portare nell’edificio oggetti di contrabbando provenienti da chissà dove. L’incredibile espediente delle birre concesse dalle guardie carcerarie, simbolo dell’estrema bontà e imprevedibilità di Andy. L’uscita di scena del povero bibliotecario Brooks, ormai istituzionalizzato, e il conseguente ampliamento della biblioteca. L’affiancamento al direttore del carcere con conseguente produzione di illeciti finanziari.

La seconda parte è segnata dall’arrivo in carcere di un giovane detenuto, Tommy. La cesura è forte, perché da questo momento nulla sarà come prima. Tommy è infatti a conoscenza di un preziosissimo segreto, che lo porterà alla morte. Il perfido direttore Norton (Bob Gunton) non vuole che Andy se ne vada: è ormai troppo prezioso per i suoi affari sporchi. Quando tutto sembra perduto, il maestoso colpo di scena che vale tutto il film. Da questo momento il titolo italiano prende forma: le ali di Andy, “uccello” ingabbiato ingiustamente, si spiegano verso la giustizia, verso la libertà. Libertà che si trova in un posto sperduto in Messico, o, se volete, in un campo di grano, vicino ad un’enorme albero, sotto una roccia. Lì si può trovare libertà.

L’umanità sprigionata da questa storia è enorme, così come l’empatia, il senso di occlusione e infine di liberazione. Stephen King ci ha donato una storia incredibile, e il regista Frank Darabont l’ha perfezionata (c’è qualche differenza infatti tra il film e il racconto). Le ali della libertà è un’esperienza da vivere e, manco a dirlo, uno di miei film preferiti.

Alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia…sono nati liberi e liberi devono essere; e quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli, anche se il posto in cui vivi diventa all’improvviso grigio e vuoto senza di loro!

VOTO: 10