Il New Museum di New York  ha chiuso i battenti della mostra The Ungovernables, la seconda edizione della Triennale che ha aperto il 15 febbraio. Curata da Eugene Joo, la mostra ha ospitato i lavori di 29 artisti e di cinque collettivi impegnati socio-artisticamente nelle aree medio-orientale e asiatica. Gli artisti che hanno esposto le loro opere sono nati tutti tra gli anni ’70 e ’80.

Una generazione– commenta Joo – che è stata formata dalla instabilità di un periodo segnato da dittature militari, le crisi degli anni ‘80 e ’90 e la diffusione del capitalismo.” Non a caso il nome The Ungovernables esprime “le urgenze di una generazione che ha bisogno di comunicare autodeterminazione e il proprio impegno per il futuro”. La mostra ha messo in evidenza le comuni pratiche espressive degli artisti. Ovvero «una rimarchevole capacità di adattamento, pragmatismo, flessibilità e fiducia nel futuro». Le riflessioni sul passato, applicate alla costruzione del presente e del futuro, hanno dato vita a lavori basati su temi molto importanti e contemporanei.

Un lavoro molto interessante appartiene al brasiliano Jonathas de Andrade. Si tratta di un’istallazione chiamata Ressaca Tropical, composta da 101 fotografie e 140 fogli dattiloscritti. Vi è un continuo scambio fra la documenti ufficiali e memoria.

Una narrazione che segue un filo narrativo che mescola riflessioni socio-politiche con vite reali. L’artista ha assemblato delle fotografie con pagine provenienti da un diario privato trovato nella spazzatura.

Lo foto appartengono a quattro differenti collezioni e presentano le stesse viste della città di Recife, scattate nel tempo. Viene mostrata così la trasformazione della città, che diviene un organo vivente, un cuore che pulsa, contenitore che trasforma e viene trasformato.

L’attenzione viene rivolta al problema della conservazione degli edifici storici, messi in rapporto con la trasformazione del contesto cittadino. Curare ciò che abbiamo o creare realtà nuove? Conservare il passato e rivolgersi al futuro dovrebbe essere la linea d’azione comune.

Come con il diario, anche il valore emotivo e psicologico della città vengono trascurati, se non buttati.

Tutti gli altri lavoro riflettono su temi attuali, con uno sguardo riflessivo e critico. Di seguito proponiamo le fotografie, per ulteriori approfondimenti andate su artapartofculture.net.

The-Propeller-Group, TVC-Communism, 2011, Courtesy-Scoboco

 

Slavs and Tatars, Prayway, 2012

 

Pratchaya Phinthong, What I learned I no longer know; the little I still know, I guessed,-2009

 

Julia-Dault, Untitled 19 (3-oo-p.m.–8-30-p.m)

 

Dahn Vo, We the people, 2011

 

Amalia Pica, Venn Diagrams-(under-the-spotlight),-2011