Come spesso accade mentre si avvicina il mio amatissimo festival di Serravalle Pistoiese (26-28 agosto), mi torna un po’ di voglia di jazz. Giorni fa, incerto su cosa ascoltare, ho messo sul giradischi un vinile di Art Tatum con Buddy De Franco, che comprai in una fortunatissima razzia su una bancherella di uno dei molti mercati del disco che, come probabilmente sapete, mi vedono vagare con la bava alla bocca e una tagliola sistemata da mia moglie all’altezza del portafoglio.

 

Quel long-playing fa parte di una serie di registrazioni curate dalla Pablo di Norman Granz, che vi consiglio caldamente di comprare, se riuscite a trovarla. I motivi sono molteplici. Cominciamo da quello apparentemente meno importante, ma che invece è fondamentale nel caso di Tatum: la qualità dell’audio. Il grande pianista, uno dei colossi dello strumento (e non solo) della storia del jazz (e non solo), purtroppo ci ha lasciato gran parte del materiale inciso al limite dell’ascoltabile per chiunque tenga anche in minima considerazione la resa sonora. Le registrazioni in solo, comunque imprescindibili, suonano quasi tutte male, alcune malissimo. In questi 33 giri, e spero nei relativi cd,  invece c’è tutta la cura che il patron dell’etichetta e signore della Verve sapeva mettere nel suo lavoro.

Passiamo alle altre ragioni che vi devono spingere all’acquisto, una delle quali già accennata:  la grandezza di Tatum al pianoforte. Leggenadrie la velocità, la destrezza sui tasti, la capacità di rileggere, accelerare, plasmare composizioni quasi sempre scelte tra le più note. Ma non c’è solo questo, c’è un tocco da vero maestro, un virtuosismo al limite (spesso oltrepassato) dell’esibizionismo che gli valeva il rispetto dei colleghi, ossequioso o livoroso a seconda dei casi.  Infine in questi dischi, cominciando da quello con Buddy De Franco, ci sono straordinari musicisti e una selezione di pezzi immortali.

Sulla stessa fortunata bancarella, quel giorno, trovai altri tre volumi della collezione: Art Tatum-Ben Webster, Art Tatum-Benny Carter-Louis Bellson e Tatum-Hampton-Rich Again! Ci troverete brani come A foggy day, Lover Man, Makin Whoopie (con De Franco), All the things you are, Night and day e My One and only love (con Webster), This Can’t be love, Stars fell on Alabama, Body and Soul e Love for Sale (con Hampton e Rich).

 

 

Se non avete il giradischi, non riuscite a trovare gli Lp o la raccolta di Cd in vari volumi della Pablo, oppure volete risparmiare qualche euro e fare la conoscenza di Tatum che suona in piccole formazioni, c’è la meritoria alternativa dell’etichetta spagnola Essential Jazz Classics, che vi mette a disposizione un meraviglioso “The Leggendary 1955 sessions” in cui il pianista è affiancato da personaggi del calibro di Lionel Hampton (vibrafono), Buddy Rich (batteria), Harry Edison (tromba), Barney Kessel (chitarra) e Red Callender (contrabbasso).

Qualora, ascoltando le precipitose escursioni sulla tastiera di questo mago, vi venga il dubbio, la risposta è: sì, a suonare è davvero un solo pianista.

di Lorenzo Mei