La mancanza di esperienza è inevitabile. Se leggo Joyce sto sacrificando automaticamente un altro libro, e viceversa, eccetera.

Inizia così la mia estate, sulla scia delle parole di Julio Cortázar. Parrebbe un inizio glorioso, ma la realtà è che mi sto trascinando dal letto in ufficio come una larva umana in attesa delle agognate ferie. La mia fresca consolazione ogni giorno è in effetti rispolverare vecchi classici, scivolati negli anni attraverso le trame troppo larghe dei miei studi pasticciati. Ma chi non ha rimpianti? (Si veda la citazione sopra).

Inizio con un clamoroso La signora Dalloway di Virginia Woolf. C’è chi urla ‘Scandalo!’ dal fondo della strada, eppure vorrei provare a giustificarmi. Ho incontrato Virginia Woolf tra le aule di traduzione inglese più volte con il suo saggio Una stanza tutta per sé sotto al braccio. E da quel libro non mi sono mai scostata: letto, tradotto, riletto. Poi la signora Dalloway, indignata credo, mi si è parata davanti tra le pagine di moltissimi romanzi di autori diversi, uno tra gli ultimi il pregiatissimo García Márquez, e ho provato quel senso di colpa profondo, con un velo di vergogna sulle guance. Quindi eccomi qui a leggere febbrilmente questo volumetto preciso, che mi rimbrotta con la sua perfezione senza pietà.

La signora Woolf trascina dietro di sé un altro libro che mi provoca imbarazzo da più di un decennio: Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Il volume viene generalmente assegnato come lettura estiva alla scuola media. Be’, non nella mia. Così, davanti al professore di letteratura italiana contemporanea all’università, non molto tempo fa, ho dovuto ammettere di non averlo mai letto. E l’hanno letto tutti, cavolo. Quindi ho chiesto aiuto alla biblioteca. Sorpresa: prenotato fino a settembre dagli alunni delle scuole medie. Il destino si fa beffe di me.

Momentaneamente accantonato Calvino (in realtà è già presente sul mio eBook, prontamente sfoderato per l’occasione), ho dedicato le mie attenzioni al buon Roberto Bolaño, altro neo nella mia libreria. Il prolifico scrittore cileno mi aspetta da anni nel ripiano più alto della libreria -quello della ‘B’ per l’appunto- e sogghigna pensando a quanti rimandi intertestuali mi sia persa per strada. (A dire la verità riconosco sempre e solo T.S. Eliot, ma forse perché è incredibilmente gettonato e prima o poi ci si fa l’occhio.) Ed il fortunato è… I detective selvaggi.

La lista prosegue con un tomo da non sottovalutare, per una lunghissima serie di motivi, primo fra tutti la sua immensa mole, che è anche la causa di tanta attesa. Infinite jest sarà il mio fedele compagno sui lidi marchigiani, mentre rifletto il sole con le mie bianchissime gambe fotofobiche. Riempirò di sabbia le 1281 pagine del romanzo, e forse a fine estate sarò riuscita a capire un po’ di più il genio di Foster Wallace.

 La mia valigia, ormai piuttosto gonfia, dovrà far spazio anche ad un premio Pulitzer, irrinunciabile lettura mensile. La scelta è caduta su un paio di titoli, Casa fatta di alba di Momaday e La casa delle tre sorelle di Smiley. Insomma, a fine agosto avrò voglia di tornare a casa.

L’arrivo di settembre spero mi coglierà più colta (quanta audacia) e pronta per affrontare proprio Lui, Ulisse di Joyce. Sì, l’ho detto. Questo romanzo rappresenta lo zoccolo duro del mio comodino e temo che mai verrà spostato da lì. Ambizione è la parola d’ordine di questa estate, che già so si concluderà con un terribile buco nell’acqua, mentre sfoglierò riviste di serie b, derisa dagli amici. Vita dura per chi in spiaggia vuole leggere all’ombra e non stare imbalsamata, brillante d’olio, sotto il sole cocente.