O mi danno i poteri necessari per fronteggiare la più grande industria del crimine della nostra epoca, oppure la mia nomina a prefetto non servirà proprio a nulla.

Il 3 settembre è stato ricordato il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982 insieme alla moglie Emmanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. A distanza di tre decenni, le frasi, gli insegnamenti e lo spirito del Generale risultano attuali più che mai. Un uomo la cui vita coincide in parte con la storia italiana.

La sera del delitto qualcuno andò a cercare nella residenza di Dalla Chiesa lenzuoli per coprire i cadaveri. Ma ne approfittò per ripulire la cassaforte dove il superprefetto teneva documenti scottanti, compreso un dossier sul caso Moro. Quando i magistrati l’aprirono non trovarono più nulla. Da quel mistero ne sono germinati tanti altri, tutti irrisolti, sull’intreccio di poteri che decretarono la fine di Dalla Chiesa. Fu uno dei primi a sostenere che la mafia si espandesse in un campo vasto, in un’intervista rilasciata a Giorgio Bocca il 10 agosto 1982 e pubblicata dal quotidiano “La Repubblica“, dalla Chiesa affermava che “Chiunque pensi di combattere la mafia nel ‘pascolo’ palermitano e non nel resto d’Italia non fa che perdere tempo”.

Indagini e ricerche portate avanti per anni, grazie alle quali il Generale individuò una grande presenza di affari mafiosi nel Nord. Da allora sono state fatte tante analisi, ognuna delle quali avvalorano le tesi del prefetto. Una vittima diventa tale solo se lasciata sola, fu così anche per dalla Chiesa. Egli stesso affermò “Credo di aver capito la nuova regola del gioco. Si uccide il potente quando è diventato troppo pericoloso, ma si può ucciderlo perché isolato.” La solitudine è una brutta carta che hanno in comune uomini come dalla Chiesa, che hanno lottato e che sono diventati vittime.

(manifesto comparso nel luogo del delitto)

A trent’anni dalla morte, l’ultima dei nipoti, Dora, ha voluto raccontare la storia del nonno attraverso un documentario. Dopo aver raccolto documenti, ricordi dei cari, testimonianze di chi l’ha conosciuto, ha lavorato per raccontarlo, descrivendo il Generale e l’uomo che era. “Generale” è stato presentato il 3 settembre a Palazzo Marino a Milano, durante la manifestazione hanno partecipato anche Giuliano Pisapia, Gian Carlo Caselli e Don Ciotti. Il 4 è stato proiettato a Palermo, ai Cantieri Zisa. La volontà della nipote non è stata soltanto quella di raccontare la storia del nonno, ma anche quella di far ricordare la lotta di un uomo che credeva nel senso dello Stato, nella costituzione e nel bene comune. In questo periodo, c’è decisamente bisogno di averlo ricordato.