Pubblichiamo con grande piacere un articolo apparso sul blog CHE FUTURO! firmato da Gianluca Dettori, uno dei guru del mondo delle start up in Italia e non solo.

 

L’articolo affronta il tema del crowdsourcing, parola inglese poco conosciuta da noi che identifica il variegato mondo della raccolta di capitali per attività profit e no-profit effettuata attraverso la rete e i social media. Un mondo ancora da scoprire, che però già oggi ha esempi esaltanti che raccontano delle straordinarie possibilità offerte da questo processo di “democratizzazione” della finanza. Possibilità di raccogliere fondi per trasformare buoni progetti sulla carta in realtà di successo, ma anche (e per noi è la parte più straordinaria) possibilità per ognuno di noi di condividere i nostri beni nella responsabilità verso fratelli e sorelle in difficoltà.

Ecco così Kiva, piattaforma dedicata al mondo del no-profit attraverso la quale persone di tutto il mondo che si trovano nella necessità di disporre di piccoli capitali trovano altre persone disponibili ad intervenire in loro aiuto. Come ad esempio Hellen, una donna keniana di 28 anni, che cerca un prestito di $600 per acquistare nuovi prodotti da vendere nel suo negozio o quello di Prudencio, un uomo salvadoregno di 51 anni, che ha chiesto un prestito di $700 per preparare un campo ed acquistare le sementi per avviare una piccola coltivazione di fagioli

E’ anche il caso di Kickstarter, piattaforma dedicata tanto al profit, quanto al no-profit. Scoprite a questo link  come Tobias Holler ha raccolto $ 21.350 per costruire un centro di riuso e riciclo per preservare la foresta del Costarica. 21.350 dollari sembrano tanti? Scoprite allora i recordmen di Pebble Technology che hanno raccolto oltre 10.000.000 di dollari attraverso le donazioni a fondo peruto di quasi 70.000 persone che si sono appassionate al loro progetto.

E ora godetevi l’articolo di Gianluca Dettori con l’intervista a Jason Best il padre della legge degli Stati Uniti sul crowdfunding.

Certe storie succedono solo in America. Questa è una di quelle. È la storia di come tre startupper hanno convinto il Presidente Barack Obama a cambiare la normativa sulla raccolta di capitali finanziari legalizzando il crowdfunding in poco più di un anno. È la storia di una rivoluzione che sta per avverarsi di fronte i nostri occhi a partire dalla seconda metà del prossimo anno: quella della democratizzazione della finanza. 

Aprile 2012, Barack Obama firma il JOBS Act (Jumpstart Our Business Startups Act) e a partire dalla seconda metà del prossimo anno il crowdfunding sarà legale in America. Una norma che il Presidente stesso ha descritto come game changing. Qualunque azienda USA sarà in grado di raccogliere capitali sfruttando la propria rete sociale di clienti e partner. Quello che pochi sanno è che l’idea di utilizzare ilcrowdfunding per favorire lo sviluppo economico non è venuta a qualche think tankdi consulenti governativi, ma è il risultato di un’idea balzana venuta a tre startupper: Jason, Zac e Woodie. Tre amici che si sono messi in testa di cambiare il mondo e hanno cominciato a fare pressione sull’opinione pubblica e sul governo con la loro “game changing idea”.

Il crowdfunding è un nuovo segmento del più ampio campo del crowdsourcing. Fa riferimento al business di raccolta capitali online attraverso le reti sociali. L’attuale legislazione in tutto il mondo limita la raccolta di capitali ad investitori qualificati attraverso la mediazione di intermediari autorizzati. Un sistema pensato così principalmente per limitare le frodi. Ciononostante, la storia recente ha dimostrato a tutti che il sistema ha, evidentemente, delle grosse falle, visti gli scandali finanziari che si sono susseguiti negli ultimi anni. Tutti ad opera di intermediari autorizzati. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione due strumenti potenti che fino a poco tempo fa non esistevano: Internet e i social network. Non c’è una ragione tecnica che limiti la possibilità di digitalizzare le transazioni finanziarie basate sulla fiducia: probabilmente, l’intelligenza collettiva e le conversazioni online di milioni di persone sono in grado di funzionare molto meglio nell’attività di selezione degli investimenti, previsione dei trend e protezione dalle frodi e dalle pratiche illegali di pochi.

E allora perché il crowdfunding non è ancora legale?

Principalmente perché occorre ancora cambiare le leggi per renderlo legale e definire le modalità per attuarlo. Che è esattamente quello che Jason Best, uno dei nostri tre eroi, aveva in mente quando ha deciso di provarci. Il crowdfunding è già legale negli Stati Uniti per entità no-profit (Kiva è uno dei principali esempi): sempre donation based, oppure nel contesto di una transazione commerciale e non finanziaria. Questa è la ragione per cui siti come Kickstarter e RocketHub sono stati in grado di operare ed avere successo.

Prima della firma del JOBS Act era praticamente impossibile per startup e piccole imprese avere accesso ai capitali necessari per far partire l’azienda. Infatti, in un recente studio della National Small Business Association, circa la metà (43%) delle piccole imprese hanno risposto che negli ultimi quattro anni, avevano bisogno di fondi e non erano stati in grado di trovare le risorse (mutui, carte di credito o investitori). L’impossibilità di assicurarsi i capitali ha determinato per il 32% la riduzione del numero di dipendenti, il 20% la riduzione dei benefit dei dipendenti e il 17% l’impossibilità di far fronte alla domanda del mercato.

Jason Best, Principal di Crowdfund Capital Advisors lavora con i suoi partner con organizzazioni come la Banca Mondiale e il Dipartimento di Stato, insegnando loro come implmentare schemi di crowdfunding nelle nazioni in via sviluppo. È advisor di fondi di investimento e family office che supporta implementando le loro strategie dicrowdfund investing. Jason attualmente è Entrepreneur-in-Residence al Center for Entrepreneurship and Technology di UC Berkeley. Jason sarà a Roma il 26 Settembre prossimo, per partecipare all’evento Capitali Coraggiosi.

Jason, come ti è venuta l’idea?

Stavo cercando di raccogliere fondi per alcune delle nostre startup con i miei co-fondatori Zak Cassady-Dorion e Sherwood Neiss, tutti e tre imprenditori di successo. Eravamo frustrati che nell’era della crisi economica globale non ci fossero capitali a disposizione per gli imprenditori. Insieme avevamo raccolto oltre 80 milioni di dollari nelle nostre precedenti startup. Stavamo discutendo il problema e dicevamo: “se posso posso prestare denaro a piccole aziende nei paesi in via di sviluppo su Kiva e posso donare soldi ad artisti e musicisti su Kickstarter, perché non posso investire in piccole aziende che utilizzo tutti i giorni ed imprenditori in cui credo?”. Viviamo immersi nel social media e nel real time web. Dal nostro punto di vista non aveva senso che le leggi in materia fossero state scritte nel 1933, prima che la maggior parte delle case avesse anche solo una linea telefonica. Così decidemmo di sviluppare un quadro regolamentare che consentisse questa nuova tipologia di asset class: ilcrowdfund. Realizzamo il blog Startup Exemption e cominciammo a diffonderlo e fare lobby a Washington.

Tutti ci dissero che sarebbe stato impossibile cambiare le leggi e che eravamo pazzi. Forse siamo stati pazzi per averci provato, ma è quello che fanno gli imprenditori tutti i giorni: provano a realizzare quello che sembra impossibile o pazzesco. Fu una sensazione incredibile partecipare alla cerimonia della Casa Bianca, vedendo il Presidente Obama che firmava la normativa sul crowdfunding solamente 460 giorni dopo aver iniziato il nostro percorso.

Il resto dell’articolo lo troverete qui.