Alla fine il signor Bowie spunterà fuori.  Da qualche mese basta aprire una rivista musicale per vedere la faccia del Duca Bianco e un titolo interrogativo. Che fine ha fatto, quando torna, perché non si fa sentire, perché non sguazza a dovere in questa ondata di retromania che sembra giusto approdare sulle rive della New Wave, in pieno dominio bowieano (ma esiste questo aggettivo?). Probabilmente questo post sarà decisivo nella sua rimaterializzazione.

In effetti forse dovrebbe prendere esempio dal suo amico Iggy, che qualche giorno fa ha riempito una piazzona a Firenze, facendo impazzire la folla, dai nonni dei fiori ai pancabbestia. Beh, era gratis, direte voi. Avete ragione, ma c’è da scommettere che gli Stooges e il loro leader alla fine una bella fattura l’abbiano emessa, perché tendo a escludere che siano andati lì per due spiccioli.

Io non c’ero, qualora vi passasse per la mente questa domanda: due compagni di cordata mi hanno dato buca all’ultimo momento, era un giorno lavorativo, pioveva,  e per di più le mie vecchie ossa mi minacciavano con sospetti scricchiolii, temendo il bis dell’infusione in acqua fredda fatta per il concertone di Springsteen, a giugno. Insomma, le cavallette (cit.).

Sto divagando, e faccio finta di non sapere che il buon David probabilmente può fare a meno di concerti gratuiti in piazza della Repubblica. Tutto per dire che settembre ho comprato il vinile di “Pin Ups“, il disco in cui Bowie canta i suoi pezzi preferiti degli ultimi Sixties (Dai Kinks agli Who ai Pink Floyd barrettiani), con una bella selezione di perle e una forma smagliante. Certo non è il suo album più importante o più influente, ma è sempre meglio di quasi tutto ciò che esce di questi tempi, anche di quello di cui parlo bene io qui sopra.

 

In vinile: Genesis, “A Trick of the Tail”; Talking Heads, “True Stories”; David Bowie, “Pin Ups”; The Style Council, “Cafè Bleu”; John Renbourn, “So Clear – The J.R. Sampler”; George Harrison, “Cloud Nine”.

In cd: Van Der Graaf Generator, “Pawn Hearts”; The Who, “Live at Leeds”; Bjork, “Volta”, The Rolling Stones,”Some Girls” (Deluxe Edition 2 cd); Sadies, “Tremendous Efforts”; Bob Dylan, “Tempest”; Talking Heads, “1977”, “Speaking in Tongues”; Jam, “Sound Affects”; Paul Weller, “As Is Now”, “Illumination”; Prince, “Purple Rain”.

 

Continua il mio percorso lungo la Paul Weller Road: in questo caso ho incamerato addirittura due cd solisti (per meno di sei euro totali)  che sto ascoltando a ripetizione e che mi fanno pentire della mia frequentazione sporadica con il leader dei Jam, di cui ho preso invece “Sound Affects“, che conoscevo un po’ di più. Terza incarnazione welleriana di questo mese, ovviamente, gli Style Council: non ho resistito alla copia di “Cafè Bleu” in vinile a 5 euro sulla solita bancarella del solito mercato del disco di Prato, che ho nuovamente infestato nell’ultimo giorno di settembre.

La stessa cifra ridicola l’ho investita in una bella stampa olandese dei Genesis, con tanto di copertina apribile in ottime condizioni, come pure in “Cloud Nine” del terzo Beatle . E’ il suo disco migliore dopo “All Things Must Pass”, ed è uscito poco prima che Harrison si lanciasse nella fortunata e brillante avventura con i Travelling Wilburys, insieme a qualche altro musico di un certo livello come Bob Dylan, Roy Orbison, Tom Petty e Jeff Lyne.

Di mastro Bob, naturalmente, ho preso l’ultimo arrivato, “Tempest”, che presto o tardi metterò nella rubrica “Ascoltati” e che ai primi passaggi nel lettore mi sembra forse il suo lavoro più convincente da una dozzina d’anni in qua.

Avevo mai parlato dei Sadies? Se non l’ho fatto è una colpa grave. “Tremendous Efforts” (2001) l’ho messo sul mio scaffale accanto “Darker Circles”,  ed è strepitoso. Questa band mi fa impazzire, e per loro ho già prenotato un posto d’onore tra i ripescati. Intanto vi dico che qui suonano alla grande, non sbagliano un pezzo e, in mezzo a un riuscito mix di generi, anticipano di parecchi anni un bel po’ di roba che ultimamente inzuppa  nel genere soundtrack-morriconiano.

Detto che non mi sono ancora sufficientemente (ri)dedicato a Bjork, al capolavoro dei VDGG, a Prince e a John Rebourn dei Pentangle, ci sarebbe da parlare di Who e  Rolling Stones. Ma, seriamente, cosa potrei dirvi di questa gente che non sapete già? Vabbè, forse che “Some Girls” è stato recentemente ripubblicato in questa edizione deluxe in doppio cd, e che “Live at Leeds” uno dei dischi dal vivo più riusciti e spaccatimpani della storia del rock, lo potete trovare, come ho fatto io, per meno di sei euro in qualche megastore di una catena francese.

 

 

di Lorenzo Mei