L’iter da affrontare per diventare oggi un insegnante è piuttosto complesso e ricco di ostacoli. Se si considera poi che alla fine il traguardo non è nemmeno assicurato, pensare di affrontarlo sembra essere un’idea da persone bislacche. Ho quindi parlato con una di queste persone bislacche e mi sono fatta spiegare che cosa spinga una giovane poco-più-che-ventenne ad aspirare al ruolo tanto fondamentale, ma tanto odiato che quello dell’insegnante rappresenta.

 

Margherita, compagna di pomeriggi folli in attesa della correzione della tesi, aspirante insegnante, è stata la mia paziente cavia. E come cavia è stata pazzesca.

Qual è il tuo progetto?

Vorrei insegnare lingua e letteratura spagnola nella scuola media superiore, in una parola al liceo. La letteratura è la mia passione perché è il luogo dove il potenziale della lingua si spiega al massimo, ma mi piace trovarmi sul pericoloso crinale tra “devoti alla linguistica” e “devoti alla letteratura”, mi piacerebbe quindi anche insegnare le lingue in ogni forma (corsi per adulti, ma anche italiano per stranieri).

 

Da dove è nata questa tua passione?

Fin da piccola ho avuto la passione per le parole e le lingue straniere e presto mi sono accorta che queste due cose si combinano molto bene nell’insegnamento: spiegare come funziona il sistema attraverso il sistema stesso. C’è anche una componente “narrativa”: credo che spiegare una lezione sia sempre raccontare una piccola storia. Finito il liceo decisi di sfruttare le mie capacità dirigendomi verso quello che sapevo imparare meglio: la lingua e la letteratura.

 

Da alunna, quali sono stati i tuoi rapporti con gli insegnanti?

Ho sempre cercato il confronto, quindi sono stati a volte molto proficui a volte un po’ tesi, ma in linea di massima positivi. Credo che sia importante provare a comunicare, studenti e insegnanti non provengono da due mondi diversi e un dialogo maggiore renderebbe la vita un po’ più facile a entrambi.

 

Che tipo di studentessa sei?

Non sono quello che si dice studentessa “modello”, per molto tempo ho vivacchiato accontentandomi di voti mediocri, poiché non faticavo troppo a studiare. Poi ho scoperto che impegnandomi potevo prendere voti più alti e imparare di più. Ciò nonostante la mia antipatia per le materie scientifiche mi ha affibbiato il debito in matematica -al liceo scientifico- quattro anni su cinque.

 

Che tipo di insegnante vuoi diventare?

Vorrei diventare un’insegnante preparata, ma sempre in aggiornamento. Un’insegnante con cui si possa parlare, ma abbastanza severa da farsi rispettare. Ho incontrato tanti bravi insegnanti e da ciascuno ho rubato un’idea, quindi non ho un unico modello. Infine, come citato da un’amica insegnante, “quando uno insegna, due imparano”, insomma insegnando s’impara!

 

Pensi che leggere sia importante per la formazione di un ragazzo?

Penso che la lettura sia un’esperienza importante e non sostituibile. Soprattutto per quanto riguarda le capacità di espressione e comprensione linguistica, ma anche culturale. Leggere un libro (parlando di fiction) non è come – per esempio – guardare un film, richiede un impegno diverso, un’attenzione prolungata e profonda, una partecipazione attiva del lettore. Leggendo ci si identifica e questa condivisione di vita con un personaggio è una porta privilegiata per aprirsi al mondo a partire dal proprio vicino di casa, che magari viene da un altro continente. Non credo che tutti debbano leggere da adulti, la letteratura non è una passione “necessaria”, ci si può interessare di mille altre cose, ma credo che durante la formazione l’esperienza della lettura sì, sia fondamentale.

 

Domanda di rito: un libro che tutti dovrebbero leggere?

Questa è difficilissima! Sceglierò un libro che ha a che fare con le lingue straniere e che tutti possono leggere: Kamo. L’agenzia babele di Daniel Pennac, è la storia di un ragazzo francese che ha problemi con lo studio dell’inglese e su consiglio della madre inizia una corrispondenza epistolare molto particolare.

 

Dannazione Margherita, adesso mi torturo pensando: la letteratura è davvero una passione non necessaria? Argh.