Frida Kahlo è coraggio, forza, amore e dolore. Una donna straordinaria, dalla quale ognuno può imparare una lezione sulla vita. Per tanti motivi Fridha Kahlo è un’eroina contemporanea. E’ riuscita a imporsi come uno dei pochi nomi femminili, lei, una donna messicana, in un contesto artistico dominato soprattutto da uomini europei. E’ riuscita a spalancare le mura della sua città e a portare la sua arte per il mondo. “Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo. E’ in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita. Da bambina, crepitavo. Da adulta, ero una fiamma.” Per poterne apprezzare appieno le opere, non si può prescindere dalla vicenda umana di questa grande artista. Le sue opere nascono infatti da un’esigenza interiore, dall’immaginazione che rielabora la sua vicenda umana così tragica eppure così piena di passione.

Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderòn nacque il 6 luglio 1907 a Città del Messico, poco prima che scoppiasse la rivoluzione contadina in Messico, guidata da Zapata e Villa. Frida si sentì figlia di questa rivoluzione, tanto da sostenere di essere nata lo stesso giorno di quella rivoluzione: il 7 luglio. E che fosse legata alla sua terra lo si nota nelle opere, dalle quali è evidente la volontà di sottolineare il legame con la propria origine messicana.
I genitori scelsero per lei la migliore educazione possibile. La troviamo così adolecente a frequentare la Scuola Nazionale Preparatoria di Città del Messico, dove incontrò per la prima volta Diego Rivera, il geniale artista apprezzato in tutto il mondo.
Il 1925 è l’anno che segnerà tutta la vita di Frida: il 17 settembre l’autobus su cui viaggiava venne travolto da un tram e la ragazza venne trapassata da una sbarra di ferro, la spina dorsale venne fratturata in 3 punti, il bacino schiacciato, il piede destro spezzato, le pelvi rotte. Le conseguenze di questo incidente porteranno Frida a subire più di venti operazioni nell’arco della sua esistenza e a provare dolori indicibili. Nonostante ciò ella amò la vita e trovò nella pittura la sua strada, continuando ad essere una donna , ribelle e anticonformista come era nella sua natura.

Costretta nel letto, il padre le regalò dei colori e da quì Frida cominciò a elaborare la sua arte: questo è il periodo dei primi autoritratti. Da quell’incidente i temi centrali delle opere di Frida furono il dolore, il sangue, la carne, la forza, la disperazione, la vita. Nel 1928 , quando fu sufficientemente rimessa, cominciò per lei un nuovo periodo. Si iscrisse alla Lega Giovanile Comunista e rivide Diego Rivera. Mostratigli i suoi dipinti, Rivera rimase affascinato tanto dalle opere, quanto dall’artista tanto che nell’agosto 1929 si sposarono.

Diego Rivera, considerato un genio, fu un grande seduttore; con due matrimoni alle spalle, ebbe moltissime donne, eppure amò solo Frida. Il loro fu un amore travolgente, tragico, in cui convivevano conflitti, eccessi , ma soprattutto fu un legame fatto di affinità elettive, di grande stima, di necessità vitale l’uno dell’altra. Nel 1929 Frida seguì in America il marito a cui erano state commissionate alcune opere.

Fu a New York che rimase incinta per poi avere un aborto spontaneo; purtroppo Frida non riuscì mai a portare a termine una gravidanza perchè il suo corpo era troppo debilitato. Questo fu per lei un dolore fortissimo, di cui scrisse diverse pagine nel suo diario, arrivando addirittura a sentirsi colpevole per non essere riuscita a proteggere quelle creature, tanto amate ancora prima di essere viste, conosciute. Di quel trauma l’artista parla nel quadro “Ospedale Henry Ford o Letto Volante“: la troviamo stesa , in un letto intriso di sangue, in un paesaggio deserto. Con una mano trattiene il cordone del bimbo, quel bimbo mai nato. Sono chiari i sentimenti di tristezza, solitudine e desolazione.

A seguito dell’aborto, i due decisero di tornare a Coyoacàn, decidendo di vivere in due case separate, unite da un ponte, per avere ognuno i propri spazi. Frida, stanca dei continui tradimenti di Diego, giunse a separarsi da lui nel 1939, quando lo scoprì mentre la tradiva con la sorella. Opere come “Ritratto coi capelli tagliati“, “Le due Frida” o “Autoritratto con collana di spine“, si riferiscono al periodo della separazione.

Nel “Ritratto coi capelli tagliati” Frida si dipinse in abiti maschili, coi capelli tagliati e le forbici in mano, nell’alto scrisse le parole di una canzone messicana “Vedi se t’amavo era per i tuoi capelli; adesso che sei rapata non ti amo più” e sotto disegnò un pentagramma con le note musicali.

Ne “Le due Frida” appaiono due versioni di Frida: quella messicana, amata dal marito, che tiene in mano un medaglione con la foto di Diego da bambino; l’altra abbigliata alla moda europea, non più oggetto d’amore. Le due Frida si tengono per mano, come per farsi coraggio l’un l’altra; una vena collega i loro cuori. La Frida vestita di bianco con una pinza blocca il flusso sanguigno, come a voler fermare anche il dolore.

Frida e Diego non riuscirono a stare lontani per molto; si risposarono nel 1940 e tornarono a vivere nella bellissima Casa Azzurra, costruita da Guillermo, padre di Frida. Brèton fu spesso ospite di casa Rivera y Kahlo, ammirava le opere di Frida e fu lui a lanciarla nel panorama mondiale del surrealismo in Europa. Tuttavia Frida non si sentiva surrealista: ” Sì, è vero, grazie al surrealismo ho potuto frequentare ambienti artistici dai quali sarei stata altrimenti esclusa, ma non ho mai pensato di essere una pittrice surrealista. Ho sempre dipinto la mia quotidiana realtà di sofferenza e anche i miei quadri più strani non sono nient’altro che la fedele cronaca della mia vita.”
Frida fu molto attiva nel suo impegno politico, ospitando ad esempio per diverso tempo Lev Trockij, che rimase stregato dalla bellezza e dalla forza di Frida divenendone l’amante. Ne è testimone l’opera “Autoritratto dedicato a Lev Trozkij” nel quale Frida tiene in mano una lettera d’amore dedicata al leader sovietico in esilio.

Nel 1944 Frida dovette subire l’ennesimo intervento: quattro vertebre vennero saldate a un’asta metallica di quindici centimetri. I dolori divennero insopportabili e fu in quello stato che dipinse “La colonna rotta“, quadro dove l’artista racconta del proprio dolore psicologico, oltre che fisico. Sul viso ieratico di Frida compaiono lacrime, sul corpo chiodi a sottolineare le ferite dell’anima. Immancabile il busto, che la stringe fino a toglierle quasi il respiro.

Dello stesso periodo è “Il piccolo daino“in cui l’artista si dipinge come un cerbiatto ferito. Nel 1953 venne organizzata la prima mostra personale delle opere di Frida Kahlo in Messico e lei stupì tutti, quando si presentò alla mostra portata nel suo letto a baldacchino. Disse che per nulla al mondo sarebbe mancata a quell’occasione.

Nel perseguire i suoi ideali Frida fu instancabile: undici giorni prima di morire volle essere presente, nonostante il parere contrario dei medici, a una manifestazione contro la caduta in Guatemala del governo democratico di Jacobo Arbenz Guzman, caduta provocata dalla Cia statunitense.
Il 13 luglio 1954 Frida morì per le conseguenze di un attacco di broncopolmonite. La Casa Azzurra, dove Frida era cresciuta e aveva vissuto venne lasciata intatta e riceve tutt’oggi migliaia di visitatori.

Frida Kahlo è un esempio di energia pura: è stata una donna che ha saputo imporre la sua arte e il suo pensiero affascinando chiunque la incontrasse, ma rimanendo sempre fedele a se stessa. Ha amato e sofferto; ha convissuto con il dolore, con quel corpo spezzato, con l’anima lacerata dalla stanchezza e ne ha fatto arte di grande impatto emotivo, venendo riconosciuta come una delle più grandi pittrici del Novecento.
Undici giorni prima di morire dipinse il suo ultimo quadro “Viva la vida“, una natura morta che rappresenta due angurie succose, rosse, appetitose, ricche come è ricca Frida sempre considererò la vita.