Di solito preferisco maneggiare su queste pagine virtuali materiale maltrattabile: musica fatta da gente che punta a smuoverti i piedi e la pancia, ancora prima che a stimolarti il cervello, o l’anima. Prediligo stropicciare blue-jeans pieni di strappi, piuttosto che accarezzare sete pregiate, se mi passate la metafora tessile. Rock, insomma, con tutti i suoi derivati: è questo il mio pane quotidiano da queste parti. Per una questione di rispetto, per la paura di sciupare quello che è troppo prezioso.

Elias Nardi ©Jean-Luis Goffinet

 

L’eccezione è l’uscita di un lavoro come questo, capace di trasformare il salotto di casa vostra in un (non) luogo, in cui geografia, suono, filosofia e magia sembrano elementi misurabili con lo stesso metro, ponderabili con la stessa bilancia. Un posto in cui la struttura della musica e le suggestioni che propone si confondono, spingendovi all’abbandono.

“The Tarot Album” è liberamente ispirato al Giardino dei Tarocchi, realizzato da Niki de Saint Phalle insieme al marito Jean Tinguely, nei pressi di Capalbio. Le forme surreali e coloratissime della scultrice francese però sono, se non un pretesto, un punto di partenza per Nardi e il suo quartetto, che si concedono la massima libertà nella speculazione attorno agli arcani maggiori.

A comporre il gruppo, oltre al titolare della ditta, ci sono Carlo La Manna al basso, Roberto Segato alle tastiere, al piano e al sintetizzatore, Zachary J. Baker alla batteria e ai piatti.

Il territorio musicale non si può limitare all’area orientale che l’oud, lo strumento del leader, potrebbe suggerire. L’esperimento è assai più fine rispetto a una dissertazione di filologia musicale o alla fascinazione che suoni, inconsueti alle nostre latitudini, potrebbero garantire. Se dal punto di vista puramente geografico siamo, come in parte valeva per il precedente “Orange Tree”, a cavallo tra Medioriente, Sud-Est Europa, Mediterraneo e forse anche Nord Africa, le influenze musicali toccano il jazz (qua e là perfino quello “scandinavo”), il prog, la sperimentazione contemporanea e la sensibilità classica. Non so in quanti avrebbero immaginato di mettere insieme l’elettronica dei sintetizzatori all’arpeggio levigato del liuto arabo.

 

Elias Nardi Quartet

Elias Nardi Quartet

 

Eppure qualsiasi definizione o riferimento rischia di spostare l’attenzione su quello che conta meno in questo disco.

Al centro invece ci sono almeno tre elementi forti. Il primo è la qualità delle composizioni: non c’è bisogno di una guida per intraprendere un viaggio ascoltando questi brani, la maggior parte verranno a prendervi direttamente sul vostro divano e vi trascineranno altrove. La seconda caratteristica è la formidabile intesa tra i musicisti, che va legata alla cura maniacale degli arrangiamenti. In molti momenti, ascoltando questa musica, ho pensato che non mancava una nota e, cosa ancor più importante per me, che non ce n’era neppure una di troppo. La terza caratteristica è il suono. Non ne parlo spesso, pur essendo sensibile alla fedeltà delle registrazioni, ma qui lo strepitoso lavoro fatto insieme al fonico Giacomo Plotegher, che per ora ho potuto apprezzare solo su cd, in attesa dell’arrivo del vinile, qualche parola la estorce: c’è un suono pieno, una definizione straordinaria dello spazio, una capacità di riprodurre il dettaglio e dare vita agli strumenti, una dinamica ormai sempre più rara nelle registrazioni degli anni duemila. Certo, se poi lo ascoltate con il lettore mp3 o con il compattone della zia, sto consumando  inutilmente i polpastrelli.

L’album è lungo circa un’ora, sarebbe un’impresa ardua lanciarsi in una descrizione dettagliata dei singoli pezzi. Ognuno di voi probabilmente eleggerà le tappe più amate di questo viaggio. Difficile non farsi stupire dall’esordio, con “The Lovers“, in cui l’oud, il piano e i piatti intrecciano un tessuto delicato, introdotto dall’elettronica e sostenuto da un basso sempre co-protagonista, o dalla seguente “The Magician,The High Priestess & The Wheel of Fortune”, un brano corale aperto dal gong di Emanuele Le Pera, in cui è l’interplay tra i musicisti  a riprodurre la magia contenuta nel titolo. E’ la traccia più lunga, una specie di mini suite in cui non manca un intervento ipnotico del sintetizzatore e un magnifico crescendo progressive.

 

 

Il mistero e il dubbio restano spesso al centro del disco. Vale per “The Emperor” (con l’intervento di Andrea Vezzoli al sax baritono) che all’inizio sembra marciare con fierezza, ma poi si sofferma di fronte a un enigma, o, molto più avanti, per “The Moon”, che assomiglia a una domanda, a un’indagine di ciò che non si conosce mai del tutto. Potrebbe colpirvi la solennità di “The Justice”, o la delicatezza del piano in “The Hermit”, che conduce al prezioso contributo del soprano Dania Tosi in “The Strenght”, in cui la voce viene liberata dalla mediazione del linguaggio e utilizzata come puro strumento, dando vita a uno dei passi più riusciti del lavoro.

Lo stesso si può dire per “The Empress and the Judgment”, in cui il liuto al culmine dell’ispirazione prima scolpisce uno dei tempi più incisivi, e poi si lascia andare in un’escursione coraggiosa, che si riordina alla fine in una struttura jazzistica. L’ultima piccola suite, dopo il pregevole dialogo tra l’ oud e la viola di Savino Pantone  in “The Sun”, è  “The world”, che sembra fare una summa delle varie influenze musicali. Il mondo che racconta appare complesso, mutevole, incerto, eppure mi sembra che l’intenzione sia quella di dargli un’immagine vitale, sorretta dalla fiducia.

Non so se questi appunti sparsi potranno coincidere almeno in parte con le vostre impressioni, se anche minimamente siano fedeli alle intezioni dell’autore, ma sono moderatamente sicuro che considererete questo disco una rarità preziosa in un panorama in cui spesso ci si affida al banale per non rischiare nulla.

“The Tarot Album” forse non venderà trilioni di copie, ma vincerà premi e attirerà l’attenzione dei critici e di grandi musicisti. Posso scommetterci perché lo so.

Me l’hanno detto i tarocchi.

di Lorenzo Mei

Elias Nardi Quartet, “The Tarot Album”, Zone di musica

www.eliasnardi.it

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