Proseguiamo con la rubrica “Uomini normali” nella quale desideriamo riscoprire alcune personalità e la loro testimonianza di vita. Gli “Uomini normali” sono esseri umani, comprendono perciò sia maschi che femmine. In momenti nei quali forse troviamo in noi stessi una propensione a cogliere della vita e del mondo  i “cattivi esempi”, crediamo sia importante riscoprire persone che hanno vissuto vite responsabili lasciando segni che oggi possiamo cogliere e fare nostri.

È stato il primo obiettore per motivi non religiosi e a quarant’anni dalla prima legge italiana di riconoscimento dell’obiezione di coscienza, Pietro Pinna ha ricevuto dall’Università di Pisa, la laurea honoris causa in “Scienze per la pace”. L’importante riconoscimento è stato conferito all’antimilitarista per eccellenza, lo scorso 23 novembre 2012.

Pietro Pinna

Molti non lo conoscono e dunque non sanno che è grazie a lui se molti giovani hanno avuto il diritto di scegliere tra il servizio militare e il servizio civile. In occasione del conferimento di tale titolo accademico onorifico, desideriamo ripercorrere la storia e la vita di un uomo che si è distinto per i suoi principi di nonviolenza.

Pietro Pinna nasce a Finale Ligure nel 1927 e vive da ragazzo l’esperienza alla Seconda Guerra Mondiale. Gli orrori vissuti e diventati ormai parte della sua vita lo portano al rifiuto netto di impugnare le armi quando viene chiamato nel 1948 a prestare il servizio di leva. Fu il primo rifiuto di imbracciare le armi nella storia d’Italia ispirato da principi di nonviolenza, in quanto fino ad allora solo i testimoni di Geova avevano compiuto questo gesto, ma per motivi religiosi.
Fortemente influenzato dal pensiero del filosofo e poeta Aldo Capitini, Pietro Pinna fa suoi i principi della pace e nonviolenza, diventando un convinto antimilitarista.

Una scelta che pagò in prima persona con due condanne in carcere. Dopo aver scontato la prima di otto mesi infatti, viene nuovamente chiamato alle armi. Il rinnovo della sua obiezione lo porta a dover scontare una nuova condanna, questa volta di dieci mesi.
Nel 1950 grazie l’amnistia dell’anno Santo e nonostante il suo rifiuto, Pinna viene obbligato a lasciare il carcere, senza però che l’obbligo di leva si estingua. La vicenda si conclude definitivamente quando al terzo richiamo alle armi, un medico militare lo riforma e congeda a causa di una “diplomatica” nevrosi cardiaca.

Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento

Chiusa definitivamente la questione “servizio di leva”, Pinna in collaborazione con Aldo Capitini organizza nel 1961 la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi e prosegue per tutta la vita ad operare nel Movimento Nonviolento, una delle principali associazioni italiane che promuove la nonviolenza nello spirito gandhiano. Nel 2008 Pietro Pinna riceve il Premio Nazionale Nonviolenza e dopo quattro anni, la laurea honoris causa in Scienze per la Pace.

prima edizione “Marcia per la Pace Perugia-Assisi”, 1961

La presa di posizione di Pietro Pinna colpì profondamente l’opinione pubblica nazionale ed internazionale più attenta dell’epoca. Don Lorenzo Milani, nel suo memorabile testo “L’obbedienza non è più una virtù”, ricorda l’eroismo gli obiettori di conoscenza che pagarono sulla propria pelle una scelta di coscienza. Era il 1965. All’approvazione di una legge che desse riconoscimento giuridico all’obiezione di coscienza al servizio militare si arrivò effettivamente solo nel 1972, ma solo dal 1990 fu considerato un diritto della persona.

Ecco perchè Pietro Pinna ha uno posto nella storia della politica e cultura italiana.

Breve intervista a Pietro Pinna