All’improvviso, dimentica da tempo delle fatiche universitarie, eccomi che riaffronto burocrazia e siti ostici per scovare calendari accademici, appelli d’esame e regole d’iscrizione, ma non per me, bensì per il mio amato fratellino. Perso in un luogo oscuro tra Allen Ginsberg e i Die Antwoord (non sto scherzando), egli non si era avveduto delle terribili difficoltà davanti a cui ci pone l’Università italiana prima di diventare parte di essa. E così, tra link che rimandano ad altri link, la grande domanda: “Sto facendo la cosa giusta?”. Esattamente come me, anche lui ha seguito il cuore, scegliendo di studiare ciò che ama e di essere un sicuro disoccupato di domani. Letteratura e cinema sfamano solo pochi fortunati.

Ma rimaniamo in tema. La grande avventura di mio fratello, incorniciata dai dubbi più classici e più giusti, l’ha portato lontano -ma non troppo- da casa. E sul suo saluto ho deciso di immergermi in Quando internet non c’era di Angelo Morino. Il libro è di difficile catalogazione: Angelo Morino, scrittore traduttore docente ed editore, racconta con una prosa disillusa gli anni della sua gavetta universitaria. Un diario intimo, trovato nel suo computer dopo la morte improvvisa (avvenuta nel 2007). Qui l’uomo si svela attraverso la scoperta dell’amore per la letteratura. Questo amore che si interseca terribilmente nella vita reale e che cambia il volto a tutte le cose.

Non è un’analisi quella che mi propongo di fare in questa sede, ma è più un invito alla lettura, dedicato ai dubbiosi. Se avessi avuto la lungimiranza di consigliare questo libro a mio fratello, forse egli sarebbe partito a cuore più leggero, preoccupato per il proprio futuro ma non troppo. Perché Morino insegna anche attraverso queste pagine, ricche di sentimenti.

L’incontro con il romanzo è avvenuto guarda caso in un’aula universitaria. La professoressa del corso di letterature ispanoamericane ci lesse dei passi tratti dal libro. La lezione fu divertente e particolare: un’insegnate spiegava attraverso le parole di un altro insegnate. Mi piacque e segnai il nome del volume. L’ho letto solo oggi, apprezzandolo particolarmente. I dubbi del giovane Morino non sono lontani da quelli che ho visto in me, prima che in mio fratello. E anche se le scelte sono state diverse, lo scrittore racconta bene l’entusiasmo e i sentimenti di quell’età. La storia di Morino prosegue poi per vie più tortuose, che si scostano dal tema iniziale, eppure il motivo è sempre lo stesso: il peso della scelta che si propone e ripropone senza una fine.

Che dire a chi inizia oggi? Forse che la scelta più sbagliata è solo la rinuncia, e che in qualche modo le nostre passioni più grandi emergeranno. Quando internet non c’era è una piccola lezione involontaria, deliziosamente efficace e malinconica. Il pensiero torna dunque a mio fratello, ora perso in un antro oscuro (letteralmente oserei dire, dopo la visita fugace che gli ho fatto) e forse ancora insicuro. Gli direi che questa sensazione difficilmente se ne andrà, anche più in là con gli anni. Consola sapere però che è così per tutti.

Claudia Oldani