Dopo gli alberi di Natale realizzati con bottiglie di plastica, campus universitari edificati con materiali di scarto e opere d’arte create con vecchie tavole da skate, arrivano gli strumenti musicali riciclati. L’attenzione all’ambiente e uno stile di vita più ecologico, si può palesare attraverso l’arte, il design, l’architettura.. ed ora è anche con la musica. All’estero è chiamata Junk Music ma è conosciuta anche in Italia, tanto che negli ultimi anni sono nate diverse “eco-band” nazionali. Si sono fatte conoscere suonando in giro per locali; ed è stato anche organizzato un evento tutto per loro. “L’ambiente si nota”, tenutosi il mese scorso a Roma, è il primo festival italiano di strumenti musicali riciclati.

Tutti gli strumenti sono assemblati di materiali di scarto: chitarre costruite con battiscopa e secchi di vernice, batterie ricavate da bidoni di latta e xilofoni fatti con chiavi inglesi. Nonostante gli strumenti provengano effettivamente dalla spazzatura, i musicisti sono attenti alla qualità del suono e riescono ad accordare gli strumenti ottenendo note perfettamente intonate.

Nello scenario italiano della “musica riciclata” troviamo i giovanissimi MiaTralVia, gruppo di cinque musicisti mantovani che spinti dalla passione per la musica e per i temi sociali, hanno fondato una band il cui nome in dialetto mantovano significa letteralmente “Non buttarlo via”.

I MiaTralVia sono musicisti, sensibili alle tematiche ambientali e sicuramente ricchi di creatività; perché non è semplice andare in discarica e trovare tra i rifiuti i pezzi per assemblare strumenti unici e molto originali.

La batteria è costituita da bidoni di varie grandezze e forme per simulare il suono dei tamburi. Come piatti e charleston, invece coperchi di pentole, campanelle e ritagli di lamiere.

Il contrabbasso è costituito, da un asse di legno come manico, su cui è avvitato un battiscopa per avere una tastiera liscia e un secchio da imbianchino come cassa di risonanza.

I-Tube sono semplicemente due tubi da idraulico (PVC) uno dentro l’altro della stessa lunghezza e concentrici tra loro. 
Il tubo esterno viene percosso con delle bacchette di legno, mentre quello interno viene spostato, alterando la lunghezza del primo e quindi modulandone la nota.

La chitarra dei MiaTralVia, non è altro che una scopa, a cui è stato modificato il manico.  Le corde sono tese su due ponti fatti con viti tagliate e adattate a misura.

La Drum machine dei MiaTralVia è una macchina da scrivere degli anni ’70 i cui martelletti vanno a battere contro un barattolo di latta. Il Tubofono è forse lo strumento più complesso, con un corpo costituito da vecchie assi di legno, recuperate in discarica da vari armadi e vetrine.
 Sul piano superiore sono incastonati 14 tubi a lunghezze diverse, che vengono percossi da due ciabatte infradito. Ogni tubo produce una nota diversa e perfettamente intonata.

Il Noyse Mixer
 è di un vecchio mixer mezzo rotto, anch’esso salvato dalla discarica. Permette di produrre suoni particolari, che solo con un vero e proprio sintetizzatore sarebbe possibile fare. Il Noyse Calling invece, è un telefono a disco; modificato cambiando i cablaggi interni che è diventato un microfono per riprodurre voci particolari e ricche di effetti.

Riportiamo l’intervista di GreenNews ai MiaTralVia:

Ragazzi, cosa significa fare una tournée con strumenti riciclati?

Girare l’Italia – siamo stati a Roma, nel Salento, nel Cilento, in Umbria – con questo tipo di strumenti non è molto diverso dalle normali tournée. Quello che fa la differenza è il momento del montaggio. Nel nostro caso, di fondamentale importanza è il fonico, perché il microfonaggio e tutte le operazioni di allestimento del palco devono tenere conto di quanto siano particolari i nostri strumenti: per quanto siano realizzati con materiale riciclato, ci interessa molto la qualità del suono che riproducono. In più, si deve mettere in conto che ogni volta c’è un imprevisto diverso, uno strumento che si rompe all’improvviso che ti costringe a fermarti per cercare i pezzi di ricambio e montarli alla bell’e meglio. Senza contare quando si apre in due proprio durante il concerto. Ma anche questo è il bello dello spettacolo, perché è spontaneo e il pubblico si diverte.

Come è nata l’idea di un gruppo come il vostro?

Tutto è nato dal fatto che il padre di uno di noi gestiva un ostello in riva al fiume Po, in provincia di Reggio Emilia. Per dare impulso all’attività si decise di puntare sul turismo ambientale, in particolare quello didattico legato alle scuole. Nacque così nel 2006 la cooperativa sociale Lunezia, che offriva vari servizi fra cui anche l’animazione ambientale. Noi, appena maggiorenni, abbiamo iniziato a lavorare lì come animatori. Nel tempo la cooperativa si è evoluta, ha abbandonato l’ostello ma ha mantenuto l’attività didattica per le scuole. Sono stati creati alcuni laboratori e un corso di formazione sulla musica e sul riciclo. Da lì alla nascita del gruppo il passo è stato breve. Dal 2010, infatti, i Miatralvia suonano nei locali, ma anche per le scuole, per le fiere di settore e per le feste a tematica ambientale organizzate dagli enti pubblici. Come per esempio le 16 date che abbiamo tenuto nel 2012 per i mercati contadini del consorzio agrituristico mantovano. Ci piace pensare che i locali, così come le scuole e i comuni, stiano avviando un passaparola grazie al quale ci chiameranno sempre di più.

Come vi procurate il materiale per realizzare i vostri strumenti?

Il materiale ha le provenienze più disparate, dalla discarica ai solai dei nostri genitori, fino al centro di riciclaggio creativo Re Mida di Reggio Emilia. Qui il materiale di scarto dell’industria è pulito e immagazzinato, disponibile per le associazioni e le cooperative sociali che vogliono utilizzarlo per attività con i bambini. Una sorta di laboratorio dove, seguendo la filosofia educativa dei 100 linguaggi di Loris Malaguzzi, si realizzano nuovi oggetti su un tavolo di lavoro tra flessibili, saldatori, seghetti alternativi e fantasia.

Anche fare musica con strumenti riciclati significa sensibilizzare al rispetto per l’ambiente: voi che riscontri avete avuto?

I riscontri sono buoni: alla fiera Fa la cosa giusta di Milano e al Festival del Commercio Equo le nostre esibizioni hanno stupito tutti. Crediamo che la creatività applicata al contenuto stia dando i suoi frutti. Ma la cosa che a nostro avviso può portare a un significativo salto di qualità è riuscire a raggiungere più scuole possibili. È qui – insegnando il pensiero critico e lasciando spazio alla creatività – che possiamo davvero fare un’azione di coscienza ambientale.

Qual è il vostro progetto per il futuro?

Continuare su questa strada, fare maggiore promozione e riuscire a suonare il più possibile, perché non va dimenticato che alla fine questo è il nostro lavoro. Ciò che ci piace è che lo stiamo facendo seguendo le nostre passioni e, allo stesso tempo, stiamo cercando di sensibilizzare al rispetto per l’ambiente questo strano, paradossale mondo.

 

Fonte: GreenNews