Vivere rispettando l’ambiente e la natura, scegliere di ridurre l’impatto ambientale sul Pianeta, diventare consumatori responsabili. Se ne parla sempre tanto, e allora stiamo attenti agli alimenti che siano biologici, alle automobili che consumino meno, ai cosmetici cruelty free, alla casa a basso impatto, fino ad arrivare ai prodotti a emissioni zero. E alla moda chi ci pensa? Vi siete mai chiesti quali risorse vengono utilizzate per produrre le scarpe che avete nell’armadio? Oppure quale sia il processo di produzione della borsa all’ultima moda che vi piacerebbe acquistare? O Ancora, del cappotto o della pelliccia (perché c’è ancora chi le usa) firmati?

Greenpeace ci ha pensato e insieme a Valeria Golino, ha lanciato il guanto di sfida al mondo della moda. Una sfida attraverso la quale i grossi luxury brand hanno l’opportunità di “ripulire” le loro attività, assicurando a ogni consumatore prodotti che non contribuiscano alla deforestazione e all’inquinamento delle risorse idriche del Pianeta.

Forse non ci avevate mai pensato, ma le scarpe, le borse e le cinture che troviamo in negozio sono realizzate con pelli di bovini che vengono allevati in pascoli ottenuti dall’abbattimento delle foreste. Questa è una delle cause della deforestazione in Amazzonia. In Indonesia sono gli ultimi esemplari di tigri di Sumatra a farne le spese, perché il loro habitat è spazzato via per ricavare dagli alberi packaging a basso costo (per i commercianti, non certo per l’ambiente); quelle belle confezioni che appena arrivati a casa gettiamo in spazzatura. Per fare un altro esempio, i cicli produttivi dell’industria tessile compromettono gravemente le risorse idriche globali, considerando le sostanze chimiche tossiche di scarto, che vengo riversate in acqua dagli stabilimenti di Cina, Messico e altre regioni del Sud del mondo.

Ed ecco che Greenpeace si è mobilitata, mandando ai 15 brand più noti nel mondo dell’alta moda, un questionario di 25 domande su tre importanti componenti delle loro filiere: la pelle, la carta per il packaging e le loro produzioni tessili.

La moda vende sogni. Ma se fosse coinvolta in tutto questo disastro? Sarebbe un incubo!

I risultati? In testa alla classifica, il brand più “ecofriendly” è quello di Valentino, che si è impegnato a raggiungere gli obiettivi di DeforestazioneZero e ScarichiZero.  Altri brand come Louis Vitton, Versace, Gucci e Dior sono sulla buona strada, il loro impegno nei confronti dell’ambiente per il momento è parziale. Altri ancora come Dolce & Gabbana, Chanel e Prada non hanno proprio risposto al questionario dell’associazione ambientalista, dimostrando poca disponibilità e responsabilità verso i consumatori.

Greenpeace vuole convincere tutti i brand a impegnarsi con l’ambiente e i consumatori, contribuendo a realizzare prodotti di lusso che non costano nulla al nostro Pianeta! Perché quando vediamo i capi d’alta moda in vetrina, li osserviamo dietro  a un vetro trasparente, sotto ad eleganti faretti e sopra ad un banco immacolato. In realtà non è così pulita la moda, e quando guardiamo l’abito da sera griffato non vediamo traccia della cenere degli incendi per la deforestazione, o delle sostanze chimiche disperse nell’ambiente celate dietro alla filiera di produzione.

Valeria Golino è testimonial della campagna “TheFashionDuel”. La vediamo in questo video molto diretto e intenso, come tutte le iniziative virali di Greenpeace.

Cosa possiamo fare noi consumatori responsabili? Condividere questo video, tutte le informazioni su “TheFashionDuel”, e scegliere i nostri acquisti responsabilmente.