L’arte non può salvare la Siria. Nulla può salvarla se non la rivoluzione. L’arte serve a far mantenere la speranza per un futuro migliore e aiuterà a ricostruzione la Siria, a farla vivere”.

Queste le parole di Tammam Azzam, l’artista delle immagini provocatorie che stanno facendo il giro del web. Si tratta di immagini digitali, pensate per suscitare emozioni. Dei murales virtuali realizzati con Photoshop, opere di grandi artisti accostate alle immagini di distruzione della Siria.

Il giovane druso nato a Damasco, attualmente vive a Dubai, ma non ha abbandonato il suo Paese. Tammam ha infatti prodotto una serie di opere per far conoscere al mondo la realtà che sta consumando la Siria. Ecco perché oltre a tenere mostre itineranti, ha scelto il web e i social network per la divulgazione, per raggiungere più persone possibili.

Tammam Azzam ha disegnato digitalemente, “Il bacio” di Klimt su un muro segnato dai combattimenti in Siria e commentato:

I miei pezzi sono una composizione digitale di opere d’arte. Per me, si tratta di un’idea per un progetto che ho promesso di completare in futuro. Ho deciso che porterò questi pezzi, come “Il bacio”, alla vita, quando sarò in grado di ritornare in Siria. Solo allora dipingerò queste opere sui muri”.

Questo lavoro viene dalla serie ‘Il Museo siriano’, una collezione di opere che sto creando. Ho contrapposto le più famose opere dei più grandi maestri europei, come da Vinci, Matisse, Goya, Picasso, con la distruzione in Siria. Volevo creare un parallelo tra le più grandi conquiste dell’umanità e la distruzione che l’uomo è in in grado di infliggere. ‘Il Bacio’ mostra l’amore e il rapporto tra le persone, è l’ho contrapposto a un simbolo, come un muro distrutto”.

Tammam Azzam dopo essersi laureato presso la Facoltà di Belle Arti con specializzazione in pittura a olio, ha ottenuto un certificato di Belle Arti nel 2001 alla Al Kharif Acadamy, seguendo un corso tenuto da un famoso maestro siriano, Marwan Kassab Bashi. Nel 2008 è entrato all’Ayyam Gallery aderendo al progetto Shabab Ayyam Young Artists Programme.

Da un anno, dopo aver disegnato per vent’anni, ha perso lo studio a Damasco e perciò ha iniziato con l’arte digitale, trasformando il suo lavoro in una forma di protesta.

Dal primo giorno della Rivoluzione e ho deciso di lavorare solo per questo. Non c’è guerra in Siria. C’è una Rivoluzione. Quando mi stavano chiamando per combattere nell’esercito ho lasciato Damasco e sono venuto a Dubai, non volevo combattere. Così ho scelto un altro tipo di lotta”.

“Mi sono chiesto di come il mondo intero possa essere interessato all’arte e d’altro canto essere attento al fatto che 200 persone muoiono ogni giorno in Siria. Goya ha creato un lavoro ad immortalare l’uccisione di centinaia di innocenti cittadini spagnoli, il 3 maggio 1808. Quanti “tre maggio” ci vorrebbero per la Siria di oggi?”