Mi è accaduta una cosa talmente ovvia e talmente sorprendente che mi chiedo come sia possibile che fino ad oggi non mi sia mai accaduta. La scena è questa: correvo divertita tra le pagine de Il giorno dell’indipendenza di Richard Ford, quando il protagonista, Frank Bascombe, ex scrittore e giornalista, sugli scaffali dell’hotel in cui alloggia trova per caso il suo romanzo, scritto anni prima.

(…) Un’unica copia del mio libro ormai vecchio di racconti, “Autunno blu”, con la sovraccoperta originale sulla cui parte anteriore c’è una scolorita rappresentazione d’artista di un giovanotto sensibile in versione 1968, con capelli a spazzola, camicia bianca con il colletto slacciato, un paio di blue jeans e un incerto mezzo sorriso che sta, emblematicamente solo, nel parcheggio in terra battuta di una stazione di servizio di campagna, con un anonimo furgoncino verde (forse suo) visibile alle spalle.

L’ovvietà: il protagonista di un libro è uno scrittore che riconosce il proprio romanzo sugli scaffali di qualcun altro. Com’è possibile che non abbia mai incontrato un’altra scena come questa in un romanzo? Non è la rappresentazione più lampante, divertente e indefinita che un autore possa creare, avendo per le mani un’altro scrittore su cui riversare le proprie fantasie? La sorpresa: la familiarità della sovraccoperta del romanzo della narrazione è misteriosamente simile a quella del romanzo che stringo in mano. E cosa succede? Guardo meglio la copertina e la didascalia mi informa che nella foto c’è proprio l’autore del libro, Richard Ford, ritratto da James Hamilton. Il caso qui non c’entra. Frank Bascombe è un personaggio molto simile al suo stesso ideatore. Lo si decide fin dalle prime righe del romanzo, senza un motivo preciso. Forse proprio perché la scrittura di Ford è una scrittura da uomo, inconfondibilmente e deliziosamente maschile, gradita agli uomini, ma anche alle donne. Il suo protagonista è strafottente e simpatico, immaturo e riflessivo, un uomo adulto che ancora non ha trovato il filo della sua vita. Un personaggio che piace al lettore e in cui non è difficile trovare i propri pregi e i propri difetti, ma anche un personaggio a cui si biasimano gli sbagli, come ad un vecchio amico. La scena prosegue:

Ma “questo” libro, questo “esemplare”, suscita interesse, poiché dopotutto è ancora “fuori”, in circolazione, ancora ufficiale anche se in un certo senso compromesso, tende ancora agli scopi che mi ripromettevo (…)

Credo che l’esatta sensazione di chi trova un pezzetto della propria storia di vita intersecata, casualmente, con il pezzetto della vita di un altro sia proprio questa. La comprensione di emozioni sottili e la loro stessa espressione è la forza e la chiave di lettura dell’intero romanzo, scritto inoltre con un linguaggio sciolto, pungente ed ironico. Continua Ford/Bascombe:

Ma per me il fatto di trovarlo ancora in “uso” si colloca ai primi posti nell’elenco delle emozioni che può desiderare uno scrittore, insieme con il vedere qualcuno che non conosci leggere avidamente il tuo libro su una corriera dell’entroterra della Turchia (…)

Il romanzo è in effetti un crogiolo di scene intime e pensate, in cui le riflessioni nascono spontanee e vengono ben sviscerate. La realtà è dipinta maestosamente, in un insieme di sfumature sfuggenti e pericolose, per un risultato emozionante, spaventoso ma anche triste. Quello che ha colpito me più di ogni altra cosa è proprio questa scena, emblematica della narrazione in toto.

Vorrei poter far sapere a Richard Ford che, dopo 13 anni dall’uscita del suo romanzo (premio Pulitzer 1996), la mia vita per una settimana ha incrociato la sua opera, non su una corriera in Turchia, ma nella mia dignitosissima camera da letto, seppur meno poetica.

Claudia Oldani