Se si digita “Zandegù” su google, il primo risultato riporta a Dino Zandegù, ciclista veneto degli anni ’60/’70. Zandegù però è anche il nome di una casa editrice indipendente di Torino, che in effetti ruba il nome al buon Dino ciclista. Zandegù, la casa editrice, nasce nel 2005, capitanata dalla giovanissima Marianna Martino, classe 1983. L’esperimento dura cinque anni, ma nel 2010 Zandegù chiude i battenti, sperando in un miglioramento del panorama editoriale. Oggi, dopo quasi tre anni di pausa di riflessione, finalmente Zandegù torna più agguerrita che mai, accettando una nuova scommessa: il passaggio dal cartaceo alla magia del digitale. Ho fatto qualche domanda a Marianna per capire meglio il nuovo progetto e soprattutto perché sono tremendamente invidiosa.

Mi sono scontrata, e Zandegù con me, con le difficoltà economiche, con la crisi, con un generale e spero risolvibile in tempi brevi, abbrutimento culturale italiano e con la miopia degli operatori del settore che, nonostante i successi, non mi hanno mai agevolato. Circa tre anni fa chiudevi così la prima versione di Zandegù. Cos’è cambiato oggi?

Poco, anzi la situazione economica, nel suo complesso, è peggiorata. Al punto che trovare lavori interessanti, o semplicemente dei lavori pagati è estremamente difficile. Mi sono fatta un esame di coscienza, ho capito di essere stata impulsiva, di amare l’editoria tantissimo e di volerci riprovare.

Però questi anni di pausa sono stati davvero fondamentali: ho lavorato, ho conosciuto nuove realtà e persone, ho viaggiato. Ora, con Zandegù II mi sento molto più consapevole e ho le idee chiarissime, come non mai.

La decisione di passare dalla carta al formato ebook che cosa comporta? Quali possono essere i vantaggi?

Gli ebook danno tanta libertà: non devi più sottostare alle imposizioni della distribuzione/promozione e puoi sperimentare molto di più, sia in termini di contenuto che di promozione.

Paradossalmente, lavoro il triplo che con il cartaceo: se pensi che prima facevamo 5 libri l’anno, in media, e ora ne facciamo 2 al mese. Per quanto siano più brevi il lavoro è davvero tanto. Passare all’ebook comporta anche un rapporto più stretto e disinvolto col web: aggiorniamo spesso il nostro sito e postiamo quotidianamente su Facebook e Twitter.

Il vantaggio principale, ovviamente, sono i costi ridotti: non c’è carta, trasporto e distribuzione che vadano a incidere sul costo del libro.

Leggo che le pubblicazioni si concentreranno su generi ancora poco esplorati dal mercato editoriale italiano e soprattutto comodi da leggere al volo. Che cosa si intende?

Pubblichiamo testi pensati appositamente per i nuovi device: smartphone, tablet ed e reader. Testi brevi, pratici da leggere al volo, magari mentre si aspetta la metro. Pubblichiamo reportage narrativi, dove l’esperienza vissuta in prima persona dall’autore è centrale: Revolution di Simone Torino parla dell’assistenza sessuale ai disabili e nasce da una lunga chiacchierata con Max Ulivieri, fondatore del portale Loveability.it.

L’altra collana riguarda i manuali, buffi e assurdi, come il nuovissimo La crisi aguzza l’ingegno, una guida ai diciannove lavori assurdi da fare in tempo di crisi. Libri brevi, ironici e spesso dissacranti.

(Copiando pari pari dal sito di Zandegù) Tu sei nata nel 1983 e sei stata editore, editor, correttore di bozze, copywriter e webcontent. Hai lavorato qua e là, collaborato a molti progetti, viaggiato assai e scritto una guida su Torino. Io sono nata nel 1987 e sono a malapena un’editor. Come credi mi faccia sentire? A parte gli scherzi, è evidente che lettura, scrittura e letteratura interessano e hanno interessato gran parte della tua vita. Da dove nasce questa passione? Quali sono stati gli stimoli che hanno fatto di ciò la tua occupazione?

C’è da dire che io non ho fatto l’università e ho iniziato a lavorare a ventun anni e questo mi ha fatto guadagnare molto tempo.

La passione è un po’ innata, un po’ sapientemente guidata dai miei genitori: da piccola mi hanno spinto a leggere e a essere sempre curiosa (di tutto: cinema, moda, musica, arte, viaggi) e da grande mi hanno appoggiato in questa scelta, sostenendomi sempre.

Credi che la lettura durante l’infanzia sia parte di un processo di formazione fondamentale per l’individuo?

Fondamentale, sì. Leggere apre la mente.

Ultima domanda -importantissima, è di rito-: un libro che tutti dovrebbero leggere?

Favole al telefono di Gianni Rodari.

Invidiosa, appunto.

Claudia Oldani