Un nuovo modo di costruire le città e i servizi per la comunità è quello del crowdfunding, la raccolta fondi “collaborativa”. Si tratta di un processo attraverso il quale è il grande pubblico a dare il proprio contributo in denaro, per permettere la realizzazione di un progetto promosso da associazioni, organizzazioni o startup. Un finanziamento che “viene dal basso”, dalla folla (crowd).

Il sostegno della collettività può valere anche per progetti architettonici o di servizi urbani. Anzi, in questo caso la partecipazione del pubblico è ancora più significativa, in quanto sono i cittadini che scelgono se finanziare un progetto utile alle esigenze della comunità. E grazie allo sforzo di tutti, è possibile vedere realizzato, toccare con mano e soprattutto fruire del servizio al quale si è contribuito finanziariamente.

Potrebbe essere una nuova modalità con cui costruire alcune parti delle città, anche se in realtà non si tratta di un’idea così innovativa. Nel 1884 infatti, grazie a un invito lanciato pubblicamente dall’editore Joseph Pulitzer sul proprio giornale di New York, sono stati raccolti oltre 100.000 dollari in sei mesi, per il rifacimento del piedistallo della Statua della Libertà. Circa 125.000 persone hanno contribuito con 1 $ o anche meno!

Per avere un altro esempio datato, basti pensare al Duomo di Milano: l’85% dei fondi usati per la sua costruzione sono stati raccolti grazie alle donazioni dei cittadini. Certo, niente video di presentazione del progetto, e nessuna donazione online, ma il concetto è sempre lo stesso. La comunità contribuisce finanziariamente ai progetti di edilizia urbana.

Le persone potrebbero così prendersi cura della propria città e contribuire al recupero di spazi per l’uso pubblico. È un’opportunità per impegnarsi e prendere parte a ciò che “ci viene costruito intorno”. A dimostrare che il crowdfunding può funzionare anche per la costruzione delle città, diversi progetti pilota in corso di realizzazione, sono sparsi un po’ in tutto il mondo.

Il Bacatá BD nel centro di Bogotá, Colombia, è un progetto di 240 milioni di dollari per 66 piani di grattacielo. Anziché da un singolo sviluppatore, il progetto è stato finanziato attraverso la vendita di azioni della costruzione. Come risultato, oltre 3.000 persone hanno investito, raccogliendo più di 145 milioni di dollari. Una volta completato il grattacielo, nel 2014, sarà l’edificio più alto della Colombia.

A Rotterdam, Olanda, un altro esempio di progetto architettonico finanziato grazie al crowdfunding è quello del ponte pedonale di legno. La costruzione è già iniziata e la durata sarà determinata dalla volontà dei cittadini di vedere l’opera terminata. Infatti con il prgetto I make Rotterdam, tutti possono partecipare al finanziamento del progetto e vedere il proprio nome pubblicato online e scritto sulle tavole di legno del ponte.

Anche a New York si sperimenta il crodwdfunding per la realizzazione un parco sotterraneo. Il progetto prevede la riqualificazione di un parcheggio in disuso e l’applicazione di tecnologie per le rinnovabili. Dopo il successo dell’High Line che ha coinvolto attivamente i cittadini nella fruizione dello spazio, i newyorkesi ci riprovano con la Low Line, questa volta coinvolgendo i cittadini anche nella fase di finanziamento.

Sempre a New York, un progetto che sta venendo finanziato dal grande pubblico è quello della piscina in centro città, sulle sponde del fiume Hudson. Evidentemente agli abitanti l’idea piace, tanto da raccogliere oltre 40 mila dollari in una settimana. I designer e architetti progettisti hanno realizzato un video di presentazione del progetto, e fornito tutti i dettagli su uno dei siti dedicati al crowdfunding.

La tecnologia unita alla libertà di comunicazione nel web, ci permette di raggiungere nuove e importanti frontiere. Con il crowdfunding si coinvolge la comunità nella progettazione e realizzazione di infrastrutture e servizi, trasformando i cittadini in protagonisti responsabili. Che sia questa una valida modalità di costruire le nostre città?