Regia: Gus Van Sant
Interpreti: Matt Damon, Robin Williams, Ben Affleck, Stellan Skarsgard, Minnie Driver, Casey Affleck
Durata: 2 h 02 min
Premi: Oscar al Miglior Attore non Protagonista – Robin Williams
Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale – Ben Affleck e Matt Damon

Dopo la vittoria e il riscatto di Ben Affleck agli ultimi Oscar in cui si è accaparrato il premio per il Miglior Film, ho deciso di risalire a quella che fu la sua prima statuetta, vinta assieme a Matt Damon nel 1998 per la Miglior Sceneggiatura Originale. Una notte degli Oscar, quella, che vide trionfare il Titanic di James Cameron.
Lo screenplay di Will Hunting – Genio Ribelle è uno dei più chiacchierati nella storia del cinema, in quanto sembra non sia stato scritto solamente dai due ragazzi prodigio e sembra abbia avuto molti cambi di genere e di trama: il film sembra infatti diviso in due parti che si separano nel momento in cui il protagonista incontra lo psicologo.
Nato inizialmente come un thriller, la pellicola narra di Will (Matt Damon), un ragazzo problematico con enormi doti matematiche, di ragionamento e di memoria: un genio ribelle, insomma. Questa sua particolarità viene notata dagli amici più stretti, in particolare Chuckie Sullivan (Ben Affleck), il quale spera con tutto il cuore che Will ambisca a un futuro migliore, e dal professore di matematica del liceo in cui Will lavora, l’illustre e medagliato Gerard Lambeau (Stellan Skarsgard), che subito cerca di metterlo sotto la sua ala protettiva con scarsi risultati. Prof. Lambeau si rivolge a uno stuolo di terapisti invano, ma l’ultima carta – che risulterà decisiva – si chiama Sean Maguire (Robin Williams), insegnante di psicologia e vecchio compagno di stanza di Lambeau.

Il vecchio Sean è una persona pacata, predisposta al confronto e all’apertura, amante della letteratura e dei viaggi: un uomo che Will farà fatica a decifrare inizialmente, proprio perché la vita di ogni uomo non si indovina basandosi su libri. L’eccezionale memoria fotografica di Will non aiuterà: ci si basa su confronti puramente umani, su dialoghi artistici, letterari, sentimentali. Empatia, bontà, amore per una ragazza (Minnie Driver) che rischia di naufragare. Una sapiente partita a scacchi, ognuno fa la propria mossa e studia l’avversario fino a regalarne preziosi consigli e stralci di vita personale in cui si riconosce il passato di entrambi. Due uomini messi a nudo, provati, esausti, ma guariti dalle proprie ombre.

Genio Ribelle uscì al cinema nel 1997 ed ebbe un grande successo di pubblico e di critica. Robin Williams vince il suo primo e finora unico Oscar della sua carriera, benché sia stato nominato altre tre volte per Good Morning Vietnam, L’Attimo Fuggente e La Leggenda del Re Pescatore. Personalmente ho ravvisato nel film uno dei più bei monologhi mai sentiti: a colloquio sulle sponde di un lago, Sean insegna a Will il modo giusto per vivere. Innamorarsi di ogni cosa, innamorarsi della giusta persona, lasciarsi trasportare dalle emozioni, non giudicare se non si conosce: vivere la vita nel mondo reale. La qualità dei dialoghi è elevata, così come le recitazioni. La presa di coscienza finale è essenziale, il vero climax della sceneggiatura, in cui ogni spettatore può riconoscersi con le giuste proporzioni. L’amore per una donna può cambiare tutto, così come l’amore dei genitori verso i figli: e se fosse andata diversamente? La fortuna, infine, dell’incontro fra due persone con le stesse esperienze, che possono sostenersi l’un l’altro.

Una frase mi è rimasta in mente, una frase che Sean pronuncia molte volte. “It’s not your fault”, “Non è colpa tua”. La chiave che apre la porta, la picconata decisiva che distrugge il muro. Il potere della parola e dell’esperienza.

Voto: 7/8