Ventenne inoltrato, vive con famiglia che prima poteva e adesso può un pochino meno, sa poco l’inglese oppure non lo sa affatto, maneggia Facebook, Twitter e Pinterest senza problemi, ma non si informa e viaggia poco e solo localmente. Spesso ha una laurea e talvolta ha addirittura fatto uno stage all’estero, senza peraltro pensare nemmeno per un attimo di rimanerci, magari lavando i piatti. E’ cresciuto con la tivù commerciale e compra, compra, compra non appena ha due soldi – quelli del Natale, delle paghette, del compleanno.  Ecco il ritratto del nuovo disoccupato. In un mondo lavorativo che richiede un’internazionalizzazione del proprio profilo questo è il bambino del villaggio globale che non lascia la capanna.

A questo ragazzo abbiamo insegnato che chi studia farà un lavoro interessante, che sarà immediatamente assunto, assicurato e pensionato. Gli abbiamo fatto notare che la sua carriera sarà splendente, specialmente se comparata a quella di un maniscalco qualsiasi – il lavoro manuale che orrore! Lo abbiamo anche tenuto in casa perchè di convivere con i suoi coetanei non se ne parla proprio – e poi mamma cucina divinamente.

Per questo adolescente pre-trentenne abbiamo magnifiche notizie: tutto quello che gli abbiamo raccontato si rivela oggi una montagna di fesserie. Infatti non sarà assunto, assicurato, prepensionato – non ce n’è modo. Il suo amico idraulico, che ha lasciato la scuola alle medie e ha creato una piccola azienda di assistenza per hotel,  guadagna già dieci volte  lo stipendio che il nostro laureato potrebbe percepire se solo ci fosse qualcuno che sa cosa fare con un quasi trentenne senza esperienza. La sua laurea, spesso ottenuta in atenei costretti a passare chiunque per sopravvivere, ha la stessa valenza ed efficacia del certificato del Club di Topolino.

Il nostro neo-disoccupato può dunque imbarcarsi senza rimorsi per un viaggio diverso da quello che gli avevamo raccomandato e trovare così una sua strada, una sua vita. Nel mondo di oggi, il mondo post-moderno così si chiama, l’orizzonte delle possibilità aperte all’umanità è vastissimo. Solo 70 anni fa si moriva quasi sempre ciò che si era nati. Principi o contadini. Ora si è aperta per lui l’epoca del compimento della libertà. E’ un regalo prezioso, ma che chiama a responsabilità. Libertà e responsabilità sono le gambe che sostengono il suo cammino, ma solo fino a quando le allena entrambe. La responsabilità esiste solo nella libertà, ma senza responsabilità la libertà diventa liberticinio. Questo ragazzo ha davanti a sè un futuro che dovrà costruire da sé. Lo potrà fare grazie a conoscenze che trova nel web, così liquido, così gratuito, così infinito. Può accedere a lezioni universitarie online di altissima caratura che ai suoi genitori spesso furono negate. Può costruirsi un profilo lavorativo avendo accesso al Tempio della Cultura senza dovere passare dal bibliotecario e senza riportare i volumi dopo il prestito. Questo universo di informazioni in fila binaria è suo di diritto se ha un computer, un tablet o un cellulare, e una connessione alla rete.

Si è aperta la strada del futuro ed è diventata democratica: il figlio del nostro amico che non aveva i mezzi per mandarlo a studiare a Milano, Pisa o Roma ha esattamente le stesse possibilità del nostro pargolo e, per quanto questo ci turbi, se sa l’inglese ne ha probabilmente anche qualcuna in più. L’epoca del compimento della libertà, dunque. Ma questo è anche il tempo degli Tsunami, dei grandi cambiamenti: siamo costretti a decisioni veloci, verifiche,  approfondimenti e a ripensamenti. Un’epoca magnifica, laddove si coltivi il seme della conoscenza come sostentamento dell’animo e non solo come mezzo per alimentare la propria partita IVA. Ma anche un’epoca dove siamo chiamati a costruirci un futuro in prima persona.

Chiusa probabilmente definitivamente la porta del posto fisso assicurato, si è spalancato il portone della creatività per cui vale l’affermazione: “Oggi mi invento il lavoro dei miei sogni”. Solo che questo è un mondo nuovo, sconosciuto dove come scrivevano i romani: “hinc sunt leones”. Un mondo nel quale chi sei, chi sono i tuoi genitori, non conta più nulla perché le domande a cui dare risposta sono: cosa sai fare? Come puoi aiutarci a sviluppare il nostro business? Sai fare rinascere la nostra azienda obsoleta? Conosci la lingua della modernità?

Macchina del fax, fotocopiatrice, scanner, linea fissa? Roba da paleozoico: basta avere un cellulare di ultima generazione e qualche applicazione. Connessione internet, co-sharing, un buona buona copertura dati: ecco il nuovo ufficio!

Abbiamo deciso di intervistare dieci personalità nel campo della Piccola e Media Impresa sia italiana, sia internazionale, uomini e donne che ci diano un “là”. Siamo in cerca di un suggerimento prezioso che possa, assieme alla nostra convinzione e tenacia, farci cambiare lo sguardo sulle nostre piccole o grandi beghe e farci respirare ammirando un orizzonte più ampio.

Nel nostro primo articolo abbiamo intervistato Tiziano Zorzan, specializzato nella “rianimazione” di aziende sul filo del fallimento. Oggi ci vogliamo collocare dalla parte opposta: la nascita di un’impresa. Abbiamo così deciso di intervistare Cata Álvarez, fondatrice di Cata’s Craft.

Cata è un’ingegnere laureato presso la Universidad De Los Andes, con all’attivo un master in economia energetica. Si è convertita in blogger, fotografa e, come lei stessa si definisce, “full time observer”. E’ una consulente di impresa, una persona entusiasta e positiva che concentra la sua energia straordinaria nelle immagini che realizza e utilizza per comunicare, diffondere e migliorare la reputation online dei brand con cui collabora. La fotografia come mezzo comunicativo potente e più efficace della parola; l’immagine come leva per la diffusione in rete di contenuti.

Le foto di Cata scatenano i suoi affezionatissimi fan, che a migliaia le condividono in rete  invadendo le bacheche di Facebook come benefici virus portatori di allegria. Oggi Cata vive a Bogotà e ha plasmato il suo lavoro online, mediante le lingue, la fotografia e un seguito, suddiviso fra blog e social network vari che sfiora il milione di followers.

Con questa intervista vogliamo fornire le lettere di un alfabeto nuovo, positivo, che sia di stimolo offrendo spunti per una ripartenza. Perché nel mondo di oggi, il mondo dove nessuno è quello che è, ma ognuno può essere finalmente ciò che diventa, sta a tutti noi utilizzare queste (e molte altre) lettere per creare un linguaggio nuovo.

R: Quali sono le caratteristiche imprescindibili di chi si affaccia al mondo del lavoro nel 2013 e quali i passi falsi da evitare?

CA: Per prima cosa essere aperti alle innovazioni, buona elasticità mentale, non aver paura dei cambiamenti, esser pronti a rivedere le proprie idee, far della propria passione il proprio lavoro. Evitare di pensare che in poco tempo si potranno avere risultati, questi vengono dopo aver lavorato sodo, in modo costante e soprattutto professionale.

R: Cosa vede Cata Álvarez quando svolge un corso online: qual è la frequenza di giovani e ci sono delle caratteristiche comuni?

CA: Noto con piacere la voglia che hanno di apprendere, di mettersi in gioco, sebbene a volte siano frenati da una mentalità legata al passato, direi negativa, nel senso di non aver fiducia in sé stessi, sembrano, a volte, esser immersi nella “cultura della sofferenza” che blocca il loro slancio… eppure hanno idee meravigliose che vale la pena metter in pratica.

R: Ritiene possibile per un quarantenne o un cinquantenne che abbia perso il lavoro, ad esempio, riciclarsi mediante le nuove tecnologie?

CA: Certo, nessun dubbio, la tecnologia è aperta a tutti ed è per tutti, 40-50enni possono e devono rimettersi in carreggiata senza paura, senza ostacoli mentali, in poche parole le nuove tecnologie sono trampolini di lancio per continuare a realizzare i propri sogni, basta lasciar il passato alle spalle, prendere nota delle esperienze e comprendere che adesso hanno il mondo intero a disposizione.

R: E’ davvero possibile mantenersi economicamente con un progetto di lavoro online? Se ritiene di sì, può darci qualche esempio?

CA: Possibile sì, a una condizione: professionalità, serietà, esperienza e, prima di ogni cosa, costanza. Essere presenti in rete ogni giorno, comunicare, dialogare, giocare, ridere, avere le idee chiare degli obiettivi che si desiderano raggiungere. Di esempi ne potrei fare tanti, penso al bel lavoro come blogger che ha fatto e continua a fare Problogger o anche Decor8.

R: Cosa pensa di noi Italiani? E in particolare, cosa pensa della generazione che va dai 20 ai 30?

CA: Che siete timidi, che vi frenate pur avendo progetti eccellenti ed idee da innovatori, che avete paura di sbagliare… I giovani dovrebbero esser spinti a lasciar ben presto la casa dei genitori e mettersi nel mondo, conoscere altre realtà, interloquire con culture diverse, apprendere 2-3 diversi idiomi…

R: Vogliamo iniettare un virus benefico, dare un là, indicare una delle possibili direzioni per chi si trova in questo momento nel limbo fra la fine dello studio così come lo intendiamo in maniera classica, tradizionale, e il mondo del lavoro. Ci può indicare un template di percorso, un suggerimento, delle attitudini necessarie per affacciarsi al mondo del lavoro in maniera positiva?

CA: Tanti sono i percorsi possibili, giacché ognuno di noi ha costruzioni mentali diverse e ciò che potrebbe funzionare per me non varrebbe per un altro. In poche parole, ai giovani che escono dalle università direi di prendere uno zaino, camminare per le strade, imparare, come già detto, altre lingue, portarsi dietro lo stretto necessario, un computer per comunicare e iniziare a mettere in pratica la propria passione.

L’Italia non è l’ombelico del mondo, così come non lo è l’Europa, per tal motivo viaggiare è uno dei consigli che “fortemente” darei ai giovani.

Il percorso inizia dall’aver idee chiare di cosa si vuole fare della propria vita, quale mestiere, quale lavoro, non dimenticando che gli studi devono proseguire per tutta la vita, imparare sempre qualcosa di nuovo è essenziale per tenere agilità mentale. Mettersi a giocare con la propria passione, ma non per far milioni, semplicemente per soddisfare quell’ardore che brucia dentro e ha voglia di palesarsi. Il resto viene da sé, con il tempo, ve lo assicuro. Dopotutto la vita ci ritorna ciò che seminiamo e seguiamo innaffiando con entusiasmo.

R: Cosa farebbe Cata Álvarez oggi, se avesse appena terminato gli studi?

CA: Me ne andrei in giro, così come sto facendo alla soglia dei quasi cinquant’anni!

Autore: Juanita de Paola

 

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