Leggendo l’elenco, capirete rapidamente che il mese passato è stato quello del vinile. Probabilmente perché è stato anche quello del Record Store Day, di cui avevo parlato a suo tempo, che ha festeggiato com’era giusto la sopravvivenza e, tutto sommato, la buona salute degli highlander del disco, i negozi indipendenti rimasti in piedi nonostante una condanna a morte pronunciata nell’ordine dalla nascita dell’mp3 e dei file digitali, dal download illegale, da Amazon e simili, e infine da Spotify e compagnia, eppure finora mai eseguita. Diciamo la verità: per i negozi di dischi la crisi, quel mostro che stritola gli altri settori, è l’ultimo dei problemi. Pensate a come stanno messi, ma anche a quale corazza si sono ritrovati addosso da una decina d’anni in qua.

In vinile: Steven Wilson, “The Raven That Refused To Sing”; Arbouretum, “Coming Out The Fog”; Terry Reid, “River”; Mad Season, “Above” (Record Store Day Edition); Low, “The Invisible Way”; Duke Ellington, “Jazz Party”; Ennio Morricone, “C’Era Una Volta Il West” (Col. sonora); Matthews Southern Comfort, “Later That Same Year”; Fairport Convention, “Unhalfbricking”; Tom Petty & The Heartbreakers, “Hard Promises”; Free, “Live!”; Scott Walker, “Scott 2”, “Scott 3”; Enzo Jannacci, “Nuove Registrazioni 1980”.

In cd: Enzo Jannacci “Remastering” (4 cd: “Quelli che”, “Secondo te che gusto c’è”, “O vivere o ridere”, “Foto ricordo”); Beth Gibbons & Rustin’ Man, “Out of Season”; Black Sabbath, “Black Sabbath”; Steely Dan, “Aja”; David Bowie, “Heroes” (Remastered); Tugs, “Europa Minor”; Tunatones, “Vulcano”.

La lista è così lunga che sarà difficile scorrerla con la dovuta attenzione. Posso intanto dire che la vista degli scatoloni con i vinili a 3 euro (alcuni dei quali nuovi) alla fiera di Prato mi ha trasformato in iperteso per alcuni minuti. Da lì escono il bel disco con le musiche di Morricone per Sergio Leone, i Free, Tom Petty, addirittura Duke Ellington (che qui si diverte a schierare nell’orchestra Dizzy Gillespie accanto Johnny Hodges) e l’album con alcuni classici di Jannacci in versioni anni ’80, non indimenticabili a essere sincero. La spedizione tra le bancarelle è stata particolarmente fruttifera, con il 33 giri di Terry Reid, misconosciuto cantautore  che ha pubblicato sette dischi in trentasei anni (dal ’68 al 2004), il capolavoro dei Fairport Convention, e il nuovo dei Low, tra le uscite più interessanti degli ultimi mesi.

Invece la visita al vecchio Contempo (oggi Data Records) di Firenze mi ha regalato alcune perle inattese: le ristampe di Scott Walker, ma anche il vinile d’epoca di Ian Matthews, tanto per proseguire la ricerca nel campo del folk inglese. Il Record Store Day, infine, l’ho festeggiato a Lucca, in piazza Napoleone, dove ho preso il doppio di Steven Wilson, un bel lavoro progressive che mi fa venere voglia di ascoltarlo a luglio al Pistoia Blues, l’edizione speciale dei Mad Season , il supergruppo grunge di Seattle (con membri di Pearl Jam, Alice in Chains e Screaming Trees), e il convincente album degli Arbouretum, con la loro psichedelia cupa venata di country e folk.

 Sezione cd:  impossibile non citare il meraviglioso confanetto acquistato direttamente dal sito www.enzojannacci.it, che dopo anni di ricerche mi ha mandato a casa quattro album tra i più belli firmati dal grande cantautore milanese. Rimasterizzati dal figlio Paolo, questi quattro titoli danno l’idea del mix di umorismo, ironia, malinconia e drammaticità che  Jannacci sapeva portare nei suoi spettacoli e tra i solchi dei long playing. Che di lui fino a oggi si facesse fatica a trovare in catalogo poco più di qualche compilation, è un’assoluta vergogna.

Tra le nuove uscite italiane che mi sono arrivate tra le mani, meritano una menzione lo scoppiettante rockabilly dei Tunatones e l’opera rock, a cavallo tra prog e canzone d’autore, dei livornesi Tugs.

Per il resto, lo sapete, io adoro i negozi di dischi, vorrei dormirci la notte su una brandina, ma quando vedo sul web offerte che non potrò rifiutare (cit.) , appunto, non le rifiuto: così, a 5 euro cadauno, ho conquistato Beth Gibbons, Black Sabbath (esatto, non ce l’avevo), Heroes (ce l’avevo in altra versione) e Steely Dan, di cui ho l’intenzione di irrobustire la collezione.  Irrobustire è il mio motto, o la mia diagnosi. Fate voi.

di Lorenzo Mei