…Si può cominciare col disegnare… un respiro.

Non ho mai capito cosa mi abbia indotto

ad affrontare il lavoro artistico…

Né di cosa avrei trattato…

quasi ogni cosa può essere facile bersaglio…

dalla banalità all’orrore. 

William T. Wiley

William T. Wiley

43 Years Later, Mole Toe Benny, Returns aka Wiley

La Fondazione Marconi presenta una mostra dell’artista americano William T. Wiley con opere della fine degli anni Sessanta e di questi ultimi anni. Allestita sui due piani dello spazio espositivo, la mostra – come rivela il titolo stesso – segue a distanza di 43 anni la prima personale di W.T. Wiley tenutasi nel 1971 a Milano presso lo Studio Marconi.

Talento precoce, Wiley inizia la sua attività con una personale al San Francisco Museum of Art ancor prima di conseguire il diploma alla California School of Fine Art (poi San Francisco Art Institute) nel 1961. È il periodo in cui domina nel mondo dell’arte l’Espressionismo Astratto dal quale l’artista viene inizialmente influenzato per poi tracciare la sua strada con uno stile del tutto originale.

 Sin dall’inizio della sua carriera, le opere di Wiley figurano nelle collezioni permanenti di musei come il Los Angeles County Museum of Art, il Museum of Modern Art e il Whitney Museum of American Art di New York, lo Smithsonian American Art Museum di Washington, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museum of the Art Institute di Chicago, il Van Abbemuseum di Eindhoven.

 La sua opera contribuisce inizialmente alla nascita della Funk Art californiana, che esordisce nel 1967 con la mostra curata da Peter Selz allo University Art Museum di Berkley.

Tuttavia, la produzione di Wiley mostra nel tempo una vena di lirismo e un’eleganza stilistica che va oltre la spavalda provocatorietà del funk. Insieme all’ironia, uno sguardo più approfondito all’opera dell’artista rivela una coscienza sensibile ad argomenti di attualità come ad esempio il riscaldamento globale.

Per quanto spontanea e improvvisata possa apparire la sua arte irriverente, Wiley è sempre profondamente coinvolto nel messaggio di ogni sua opera, spesso celato nei giochi di parole, nei doppi sensi, e abbinato a citazioni culturali. La costante che percorre tutta la sua opera e che gli ha procurato negli anni la meritata ammirazione internazionale è l’utilizzo della tecnica dell’acquarello che gli permette di abbinare tinte luminose a un tratto nero, sottile e dettagliato.

Al primo piano dello spazio espositivo sono presentati i lavori della fine degli anni Sessanta tra cui figurano oltre agli acquarelli, installazioni, assemblaggi (Blind Project, 1969, You May Call the Shots, 1971, Sham Man Bag, 1971) e tele (Sea Markman’s Ship, 1971, Test Pattern, 1971).

Al secondo, invece, sono esposte le esperienze artistiche più recenti come gli importanti dipinti raffiguranti intricati paesaggi astratti (Lament for the Garment Workers of Bangladesh, 2012) e gli acquarelli realizzati tra il 2009 e il 2012.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo che rappresenta entrambi i periodi artistici e proseguirà allo Studio Marconi ’65 di via Tadino 17 con l’esposizione di alcune  grafiche e acquarelli realizzati dall’artista.

 

Note biografiche

Nato nel 1937 a Bedford, nell’Indiana, William T. Wiley espone nel 1960 alla rassegna “Young America” al Whitney Museum di New York e tiene le sue prime personali alla Staempfli Gallery di New York e alla Hansen Fuller Gallery di San Francisco.

Artista versatile ed eclettico, realizza sculture, dipinti, opere grafiche e assemblaggi di ascendenza surreal-dadaista, collabora tra gli altri con il compositore Steve Reich alla creazione di spettacoli teatrali (Over Evident Falls, 1968), realizza film (Man’s Nature, 1970) e insegna in varie scuole americane, tra cui l’University of California a Davis e la School of Visual Arts di New York.

Wiley partecipa a mostre in varie città degli Stati Uniti e in giro per il mondo, a Parigi, Seul, Colonia, Düsseldorf, Melbourne, Francoforte, Vienna e Londra. Nel 2009, lo Smithsonian American Art Museum di Washington presenta una retrospettiva sul suo percorso artistico dal titolo “What’s It All Mean: William T. Wiley in Retrospect”.

Tra le molte collettive che lo vedono presente si segnalano: “When Attitudes Become Form” alla Kunsthalle di Berna nel 1969, curata da Harald Szeemann (ripresa quest’anno da Germano Celant alla Fondazione Prada in occasione della Biennale di Venezia); “Extraordinary Realities” (1973) e “Minimalism to Expressionism” (1983), entrambe al Whitney Museum di New York; “Surrealität-Bildrealität 1924-1974” alla Städtische Kunsthalle di Düsseldorf nel 1974.

Partecipa a Documenta V di Kassel nel 1972 e alla Biennale di Venezia del 1980.

 

 

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea

Via Tadino 15 – 20124 Milano

Tel. 02 29 41 92 32 – fax 02 29 41 72 78

info@fondazionemarconi.org

www.fondazionemarconi.org

Durata della mostra: dal 28 maggio al 26 luglio 2013

Dal 28 maggio al 15 giugno 2013: martedì – sabato 10-13, 15-19
Dal 17 giugno al 26 luglio 2013: lunedì – venerdì, 10-13, 15-19

Ingresso gratuito