E insomma, nemmeno la cura Spotify funziona, ormai mi pare chiaro. La mania da shopping musicale compulsivo è stabile ma grave: una quindicina di dischi hanno fatto ingresso in casa mia nel mese di maggio. Tra l’altro, mai come stavolta ho diversificato le fonti: negozio on line, negozi fisici, bancarella da fiera, libreria, banchino da concerto, perfino acquisto diretto dalla bandleader. Ormai manca solo Postal Market (sempre che esista ancora) o un pusher all’angolo di una strada buia. Se avete soffitte da svuotare, chiamatemi: qualche Long Playing graffiato probabilmente salta fuori.

In vinile: Keaton Henson, “Birthdays”; Gene Clark, “Gene Clark”; Steely Dan “Katy Lied”; The Byrds, “The Ballad Of Easy Rider”.

In cd: Duke Ellington & Johnny Hodges, “Back To Back”, Keith Jarrett, “Tresure Island”; Giant Sand, “Ballad Of A Thin Line Man”; The Brian Jonestown Massacre, “Their Satanic Majesties’ Second Request”; Daniel Johnston + V.V.A.A, “Space Ducks Soundtrack”; unePassante, “No Drama”; King Of The Opera, “Nothing Oustanding”; Elliot Smith, “Figure 8”; PJ Harvey, “Stories From The City, Stories From The Sea”; Iggy Pop, “Lus For Life”; Kings Of Convenience, “Quiet Is The New Loud”.

Il disco del mese, tra i miei acquisti, è sicuramente il secondo album di Keaton Henson. Non ho meriti, non lo conoscevo e me l’ha consigliato il mio discaio di fiducia, e questo conferma se ce ne fosse bisogno (per alcuni di voi) , l’importanza della battaglia per la conservazione dei negozi di dischi, di cui naturalmente questa rubrica è uno dei residui avamposti. Ne parlerò certamente a breve, ma “Birthdays” è un disco destinato a farvi innamorare di Henson o – in alternativa – a essere scagliato contro il muro con inaudita violenza. Sul mio giradischi quella voce eterea, quella chitarra solitaria, quelle atmosfere rarefatte, stanno girando da settimane con pieno successo. Se non disdegnate la musica costruita con pochi ingredienti e che dà valore al silenzio, potete provarci.

Gene Clark è un fondatore dei Byrds, uno dei miei gruppi preferiti in assoluto (di cui ho trovato un’ottima copia d’epoca di “The Ballad of Easy Rider”), e questo lavoro solista è un piccolo gioiello di cantautorato tra folk e country, senza orpelli, che va dritto al punto. Il mese scorso avevo promesso l’irrobustimento della discografia degli Steely Dan, e un altro bel vinile, quello di Katy Lied, è giunto a proposito, arrivando dallo stesso negozio storico fiorentino.

Non ho ancora ascoltato con attenzione il disco di Daniel Johnston, personaggio incredibile, e mi riservo di farlo presto, ma intanto mi pare sia forte del solito connubio tra genialità, semplicità infantile e stramberia rumorosa. Tra l’altro il cd sarebbe la colonna sonora del fumetto allegato, spassosissimo, uscito dal pennarello dello stesso Johnston.

Le due incursioni nel jazz sono dovute a una promozione in un megastore librario, oltre che a una passione mai sopita: da tempo cerco lavori di Duke Ellington con piccole formazioni, e l’album firmato in coppia con Hodges è stato un’occasione imperdibile. Lo stesso per Jarrett, di cui arraffo più o meno tutto ciò che trovo a condizioni favorevoli. Questo cd della Impulse non è “Belonging”, ma merita certamente ben più de i 6 euro scarsi che ci ho investito.

Alcuni titoli in lista sono semplicemente un’opera di “regolarizzazione” rispetto a dischi che ascoltavo a sbafo da anni (Iggy Pop, PJ Harvey) mentre su internet ho trovato sia il sottovalutato “Figure 8” di Elliott Smith che l’esordio dei KOC a 5 euro, e anche in questo caso il clic è stato un riflesso condizionato.

Mai che mi venga il riflesso di cliccare sulla crocetta rossa e mettere da parte qualche soldo. Nel caso mi chiamaste per la soffitta, intendo.

di Lorenzo Mei

P.S. Aggiornamento del 5 giugno: Postal Market esiste ancora.