Per gentile concessione dell’Editore riportiamo con grande piacere un articolo di Silvano Fausti pubblicato a maggio su Popoli, il mensile internazionale e missionario dei gesuiti italiani. Per consultare ulteriori contenuti è possibile visitare il sito web Popoli.info.

«Cosa mi impedisce di essere battezzato?» (leggi Atti 8, 26-40)

«Mi sono fatto un punto d’onore di non annunziare il Vangelo se non dove ancora non era giunto», scrive Paolo (Rm 15,20). L’annuncio ai lontani è il cuore del cristianesimo. Mette in gioco la verità di Dio e dell’uomo: Dio è padre di tutti e ciascuno diventa figlio se accoglie ogni altro come fratello.

Perché la Chiesa attuale non evangelizza i lontani e anche i vicini si allontanano? Dobbiamo chiederci se presentiamo il Nazareno crocifisso e risorto, oppure il Messia potente, sognato anche da Pietro, che Gesù chiama satana (Mc 8,33). Quando usiamo il potere per imporre il «bene» – ideale di ogni «religione di Stato» -, Cristo diventa l’attaccapanni dei nostri interessi. Lo onoriamo con le labbra, ma il nostro cuore è lontano da lui. Se cerchiamo danaro, potere e onore, «seguiamo il diavolo, non Gesù». Usiamo come mezzi ciò che lui scartò come tentazioni. La nostra cattiva testimonianza allontana da lui tutti, vicini e lontani. Questo è anche il motivo che costrinse o persuase Celestino V e Benedetto XVI a dimettersi. Chi non sente il bisogno di convertirsi, manca di onestà o d’informazione o di intelligenza. I presuntuosi poi mancano di tutte e tre: preferiscono le proprie sicurezze alla verità e al dialogo. Tali sono i fondamentalisti, cristiani o meno, che litigano tra di loro perché si fanno da specchio. Farebbero meglio ad allearsi!

Nonostante la «sporcizia» evidente, la Chiesa esiste ancora e va avanti grazie a monaci, religiosi, sacerdoti e, soprattutto, semplici cristiani che hanno cercato di essere testimoni di Gesù. La sua carta d’identità è la povertà delle beatitudini; il suo volto quello di ogni affamato, assetato, immigrato, nudo, malato e carcerato (cfr Mt 5,1ss; 25,31ss).
Lo stile di vita del nuovo vescovo di Roma presenta un volto di Cristo che attira tutti. Infatti il modo di vivere e di vestire è più eloquente di ogni parola. Le «cinque piaghe della Chiesa» sono quelle che ogni «potere temporale» infligge a Cristo e a tutti i poveri cristi. Questo scandalo finisce quando ci convertiremo ai poveri. Solo la testimonianza evangelica è «un fuoco che accende altri fuochi».

L’incontro tra Filippo e l’Eunuco è un modello di evangelizzazione: dice cos’è, dove andare, chi e come accostare, cosa proporre e cosa fare. Essa non è un progetto umano: è suggerimento «insensato» di un angelo, che ci fa andare su una strada deserta verso mezzogiorno. È proprio dove noi non andremmo. Ma Dio sulla croce si è fatto vicino a ogni lontananza. Per questo lo incontriamo in chi è lontano. Lo Spirito poi dice come farci vicini a lui: ascoltandolo, entrando in dialogo con lui e accettando di essergli compagni di viaggio. Il cosa dire è quanto lui sta meditando: il «quarto canto del Giusto sofferente» (cfr Isaia 53,1ss), che parla della sofferenza innocente. È quel male che interpella tutti e costituisce il centro dell’annuncio di Gesù. Egli riversò amore su tutti; per questo su di lui si rovesciò l’egoismo che c’è nel cuore di tutti. Così vinse il male con il bene: sulla croce diede la vita a chi gliela toglieva. Filippo «evangelizza Gesù»: annuncia la buona notizia di un uomo che si fa amico di ogni nemico, fratello di ogni lontano. Per questo è il Figlio, l’Agnello di Dio che porta su di sé e toglie il male del mondo. In lui è ricostruita la fraternità infranta sin dall’inizio.

Il cosa fare viene da sé. Filippo e l’Eunuco entrano nella stessa acqua: si immergono insieme nel Cristo morto, per emergere con lui risorti a vita nuova. Ancora nessun documento di curia impedisce il battesimo! Filippo è rapito dallo Spirito e l’altro, pieno di gioia, va alla sua terra. È la primizia di tutti i lontani che, per Dio, sono i più vicini.
Dio infatti è già «tutto in tutti»: aspetta solo che noi apriamo gli occhi per riconoscerlo e amarlo.