Se guardo avanti c’è il 2014, da cui ancora non so cosa aspettarmi, e che per quanto mi riguarda se la può prendere comoda, visto che ogni pagina strappata al Grande Calendario degli Anni mi dà contezza della vecchiaia galoppante. Se mi volto indietro, c’è un 2013 incredibilmente pieno di dischi e di concerti, tanto che farò fatica a scegliere i dieci album preferiti nella temuta (da me) classificona riassuntiva che vi toccherà fra qualche settimana da queste parti. Quello che è certo è che altri dodici mesi sono (quasi) passati e non sono guarito dalla sindrome di shopping musicale compulsivo. Novembre è stato un periodo di seria recrudescenza, anzi. Da un lato l’offerta del mio fornitore on line che dava via quattro cd per 20 euro (in un paio di mesi ne ho presi sedici), dall’altro la fiera del disco di Prato, dove nonostante un’iniziale delusione, ho trovato qualche bel pezzo, spendendo fortunatamente poco. Ecco qui l’elenco.

In vinile: Wings, “Wings Over America”; Neil Young, “Ragged Glory”; David Bowie,  “Aladdin Sane”, “Diamond Dogs”; David Crosby, “If I could only remember my name”;  Pearls Before Swine, “Balaklava”.

In cd: Roy Harper, “Man and Myth”; Rodriguez, “Cold fact”, “Coming from reality”; Artic Monkeys, “AM”; Bjork, “Post”; Lucio Battisti, “Amore e non amore”; Banco del Mutuo Soccorso, “Banco del Mutuo Soccorso”; The Stepkids, “Troubadour”; Prince, “Sign’ o’ the times”.

Ve lo dico subito: ci sono due acquisti che mi soddisfano particolarmente per il rapporto qualità/prezzo. Per cominciare una prima stampa di “Balaklava“, il mio disco preferito dei Pearls Before Swine, preso a meno di 10 euro, poi il vinile di David Crosby, che avevo già in cd, e che ho pagato la vergognosa cifra di due euro, suscitando l’ira del mio amico Vittorio, che sostiene (non senza ragione) che uno che dà via un disco del genere a due euro non merita nulla. La copia del triplone maccartneiano “Wings over America” chiude il cerchio dopo la visione del film al cinema un paio di mesi fa e la ricerca di questo album (con annesso ballottaggio tra originale e rimasterizzato), che mi mancava. Ho finalmente incamerato anche “Post”, uno di quei lavori che ti fanno capire al volo che Bjork è un genietto della musica contemporanea.

Prosegue la ricostruzione della discografia di Bowie in vinile: ho trovato questi due Lp brasiliani, ben tenuti, da un tipo che sul banco aveva una decina di copie per ogni titolo: evidentemente un collezionista completista allo stadio pre-terminale, finalmente guarito (versione ottimistica) oppure in bolletta (versione realistica, tendente al pessimismo). Inutile che mi soffermi sui due Rodriguez, di cui ho parlato nel post precedente, mi limito a segnalare che ho preso i biglietti per il suo concerto bolognese di marzo, sold out al secondo giorno di prevendita. Ripeto: sold out al secondo giorno di prevendita.

Mi sono fatto spedire tre dischi che si candidano a entrare nella top ten annuale: quello degli Stepkids, che non sarebbe esattamente il mio genere ma è comunque un piccolo gioiello, l’album degli Artic Monkeys, che dimostrano una spina dorsale solida, e il mezzo capolavoro di Roy Harper, che purtroppo in questi giorni fronteggia una brutta storia di abusi sessuali risalente a decenni fa, che speriamo si risolva in una falsa accusa.

Per il resto, un classico younghiano, un Battisti mancante anche se conosciuto alla perfezione, un Prince immancabile e l’ennesimo tentativo di incursione nel mondo del progressive italiano, aspettando i giorni in cui mi viene la voglia di ascoltarlo. Che non sono questi, in cui oscillo tra il jazz d’autore, i miei amati songwriter, e un po’ di rock and roll che mi fa sentire ggiovane, in barba al 2014 che spinge da dietro.

Lorenzo Mei