Chi ha paura del Natale? Io. In realtà io amo il Natale, odio solo le persone. Quelli che colmano le strade del centro durante tutte le ore del giorno, quelli che al sabato vanno a fare la spesa e camminano lentamente, occupando tutte le corsie con i carrelli strapieni di panettoni Motta e bambini urlanti. Odio quelli che superano in fila perché hanno fretta. Eeemh, anche io sarei di fretta signora, non è che provi sentimenti speciali nel fare la fila. Anzi no, li provo, ma non sono positivi. E poi odio quelli che regalano i libri a Natale senza averne mai letto uno. Ma che senso ha, mi chiedo io. Ecco, quelli mi ispirano veri istinti omicidi, viva il Christmas mood. Ma visto che il libro è sempre un bel regalo, ecco cosa regalerei io.

Dieci dicembre di George Saunders. Uscito in Italia proprio quest’anno, ha fatto parlare di sé anche per un blurb un po’ troppo audace: in copertina infatti minimumx fax cita il New York Times Magazine che promette: “Il più bel libro che leggerete quest’anno”. In realtà ‘audace’ non è la parola corretta, perché potrebbe essere un blurb piuttosto azzeccato. Dieci racconti, tutti molto diversi tra loro, raccontano la quotidianità della vita americana di provincia, tra soggetti sopra le righe e appassionanti, con quel tocco immaginifico che solo Saunders sa dare.

P.S. Altra nota sulla copertina: incantevole, un progetto grafico perfettamente riuscito.

La bambina filosofica di Vanna Vinci. L’opera (quasi) omnia, edita da Rizzoli Lizard, raccoglie “tutte le nefandezze della piccola peste del fumetto”, ovvero tutte le prime strisce di un personaggio famosissimo e spassoso. La penna della Vinci è pungente e quanto mai divertente: un volume perfetto da leggere e rileggere. (Chi è Vanna Vinci? Tra le altre cose -e sono tante-, una pazientissima fumettista che ha risposto ad alcune mie domande. Presto su questa rubrica!).

I Mambo Kings suonano canzoni d’amore di Oscar Hijuelos. Romanzo premio Pulitzer del 1990, fu il secondo pubblicato del suo autore. Come la maggior parte della produzione di Hijuelos, anche questo romanzo è dedicato alla vita degli immigrati latinos nel Nordamerica e alla loro ricerca dell’American dream. Interessante sapere che l’autore è stato il primo scrittore di origine ispanoamericana a vincere il Pulitzer. Nato a New York nel 1951 da genitori cubani, Hijuelos si è recentemente spento a Manhattan per un fatale attacco di cuore mentre giocava a tennis. Chissà che non venga ripubblicato, perché il volume è un introvabile fuori catalogo.

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Pubblicato nel 2005 (Guanda), è stato uno dei primi romanzi ad affrontare gli avvenimenti dll’11 settembre. Oskar, il protagonista a cui è impossibile non affezionarsi, è un bimbo che ha perso il padre nel crollo delle Twin Towers. Un dolore immenso descritto dalle parole del sempre impeccabile Safran Foer. Ci sarebbe troppo da dire su un romanzo simile, già per altro molto famoso, anche grazie al film con Tom Hanks. Ma io dico: da leggere.

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka. Uscito per la prima volta in Italia nel 2009 grazie a Bollati Borighieri, il romanzo è stato un’assoluta novità sia per stile che per tematica. L’autrice infatti, californiana di origini giapponesi, racconta la deportazione degli immigrati nipponici degli States nei campi di lavoro dopo l’attacco a Pearl Harbor. Molto interessante la voce narrante: un bellissimo noi corale che riflette bene il sentimento disilluso della narrazione. La versione italiana si avvale inoltre della traduzione di Silvia Pareschi, che qualche mese fa mi consigliava lei stessa la lettura del romanzo.

 E poi, cosa aggiungere? Solo camminate più in fretta, per favore.

Claudia Oldani