Iniziava il mio 2013 con una promessa: dedicarmi di più ai fumetti e ai graphic novel. Devo dire che per una volta ho saputo realizzare i miei buoni propositi. E così sulla strada ho incontrato Vanna Vinci, una tra le più celebri fumettiste e illustratrici italiane. Con lei ho conosciuto prima tra tutte La bambina filosofica, definito il suo personaggio più ribelle e sulfureo (pubblicato da Rizzoli Lizard). Vanna lavora nel mondo del fumetto dal 1990, ha spesso illustrato anche libri per ragazzi e ha un sacco di cose da raccontare.

Come nasce la tua passione per il disegno?

Ho sempre disegnato, fin da piccola. Direi che è un mezzo che ho sempre usato per esprimermi, per raccontare delle storie, per inventare mondi e personaggi… e anche per passare il tempo.

Nel 1987 hai aperto lo studio di grafica Mow Mow e nel 1990 hai esordito nel mondo del fumetto su Fumo di China. Che differenze ci sono tra ieri ed oggi nel tuo campo? Quali consigli daresti a chi vorrebbe iniziare una carriera simile alla tua?

Ho abbandonato il lavoro di grafica da molti anni ormai. Collaboro, se posso con alcuni studi di amici, ma sono totalmente fuori dal mercato per poter dare una risposta soddisfacente. Credo che oggi per un esordiente, nella grafica, nel fumetto e nell’illustrazione, la differenza sia profonda, da una parte in peggio, e dall’altra in meglio. La situazione di oggi è peggiore perché ci sono molti meno soldi e chi ce li ha fa fatica a spenderli, è un fatto. Controllando le cifre, forse erano più alte a metà degli anni ottanta rispetto ad oggi, e non parlo in proporzione. Negli anni ottanta c’era anche una sorta di grande attenzione allo stile dell’immagine e c’era probabilmente una sorta di velato rispetto per chi lavorava con le immagini. Adesso sembra che chiunque sia in grado di fare tutto, e in pratica è così. La morale è che con un computer, quello che era un potenziale vostro cliente negli anni ottanta, adesso è capace di fare tutto da solo. Come se per realizzare un’immagine servissero solo gli strumenti e non anche la professionalità e la cultura. I risultati saranno magari imbarazzanti, ma del resto questa decadenza del visivo è a trecentosessanta gradi, quindi chi se ne accorge? Ci si abitua al brutto e al volgare. Adesso i giovani devono lottare di più, questo è sicuro. Per contro, le possibilità di farsi avanti, di mostrare il proprio lavoro, e di comunicare sono incredibilmente maggiori. Anche la maggiore possibilità di strumenti credo sia una forte carica per persone che si impegnano a produrre idee visive oggi. E infatti si vedono cose molto belle.

Parte della tua produzione è dedicata al mondo dell’infanzia. I disegni sono solo cose per bambini?

In Italia i fumetti, anche i miei, sono dei prodotti per adulti. Quindi tutti i miei libri a fumetti e quindi anche la bambina filosofica sono per un pubblico adulto e non per l’infanzia. Collaboro con diverse case editrici per quanto riguarda i libri per ragazzi, ma si tratta di libri illustrati.

Senz’altro l’infanzia e i suoi mondi sono fondamentali per la creazione di storie, sia che alla fine abbiano dei lettori adulti, sia che vadano in mano a bambini. L’infanzia è un grande punto di partenza e anche di arrivo. Io sono stata tremendamente influenzata dai libri sui bambini terribili. Pippi Calzelunghe, le St. Trinian’s di Searle, la Cattiva Lulù di Saint Laurent, Lucy dei Peanuts, Mafalda… e in pratica tutto il libro di I cento volti a fumetti di Pierino la peste, ma anche il libro (per adulti) Il libro dei bambini terribili per adulti masochisti (che ho letto da bambina!)… costituiscono le fondamenta del mio rapporto con l’idea d’infanzia.

Che tipo di bambina eri? Cosa sognavi di fare da grande?

Ero una bambina molto timida e solitaria. Mi sono sempre bastata. Volevo fare la paleontologa.

E oggi? Progetti futuri?

Sto lavorando su alcuni libri illustrati per bambini e ragazzi. Continuerò a lavorare sul personaggio della bambina filosofica. E ho tre o quattro progetti a fumetti di cui però non voglio parlare, perché non li ho ancora messi a punto.

Un libro che avresti sempre voluto illustrare.

L’enciclopedia dei cani.

Claudia Oldani