È tornato. Uno dei miei più grandi amori letterari torna a chiamarmi a sé in una veste del tutto nuova, e lo fa nel modo tipico dei grandi amori, esattamente nel momento in cui ho smesso di pensarvi. Macondo, lo straordinario paese immaginato creato e alimentato da Gabriel García Márquez in Cent’anni di solitudine, prende vita grazie al fotografo Fausto Giaccone, che lo racconta in una mostra personale presso la galleria Valeria Bella di Milano, dal 7 al 28 febbraio. L’artista mette in scena un’interpretazione del celebre villaggio attraverso una raccolta di fotografie ambientate proprio nei luoghi di García Márquez, luoghi divenuti fondamentali anche per la crescita del fotografo stesso.

È il periodo del servizio militare quando Giaccone si perde tra le pagine di Cent’anni di solitudine e vaga per i sentieri fascinosi di Macondo. Ma è solo successivamente che decide di impostare parte del suo lavoro sull’opera di García Márquez: sarà infatti durante tre viaggi in Colombia (tra il 2006 ed il 2010) che il fotografo impatterà inscindibilmente con la realtà proposta ed immaginata del romanzo. Attraverso i suoi scatti lo spettatore assiste ad una ricostruzione immaginaria del villaggio, che coinvolge anche la figura del suo inventore, García Márquez, e l’universo in toto che egli ha narrato.

L’attrezzatura per la realizzazione delle fotografie è stata volutamente ridotta al minimo, mentre gli scatti sono esclusivamente in bianco e nero: si viene a creare così una sorta di realismo magico fotografico. Tra le immagini vedremo il volto del mondo colombiano, fatto di gente umile e dignitosa, ma anche frammenti della biografia di Gabo.

Macondo è una realtà dai mille aspetti, dotata anche di una fortissima valenza simbolica. Esso non rappresenta semplicemente un piccolo paese dell’entroterra caraibico, ma è specchio di un qualsiasi villaggio periferico: racconta l’Ispano-America, nella sua storia e nel suo presente, ma racconta anche una storia più grande attraverso un tempo ciclico e non determinato. Macondo è un’allegoria vivente. E Fausto Giaccone dà voce a questa allegoria, perché è da questo luogo, o meglio da questi luoghi che ha assimilato la linfa per lo sviluppo del suo essere fotografo, della sua cultura e della sua conoscenza.

Fausto Giaccone

Fausto Giaccone
Macondo – Il mondo di Gabriel García Márquez
Galleria Valeria Bella
via S. Cecilia, 2
Milano

Claudia Oldani