“Quadri che costano come Sputnik”. Rotocalchi italiani e boom del mercato dell’arte in Italia nei primi anni Sessanta

A cura di Mariella Milan

Figura d'uomo, 1961 - Antonio Recalcati

Sulla scia del miracolo economico, la prima metà degli anni Sessanta vede lo sviluppo, in Italia e in particolare a Milano, di un mercato dell’arte moderna adeguato agli standard internazionali, mentre il collezionismo d’arte sembra potersi espandere a nuovi strati sociali, tanto da rappresentare, per un breve momento storico, una più appetibile alternativa ad altre, tradizionali, forme di investimento.

Il fenomeno trova ampia risonanza nei periodici di attualità illustrata, i cosiddetti rotocalchi, che, essendo il prodotto editoriale a più ampia diffusione – proprio in questo periodo raggiungono la loro massima tiratura prima del declino causato, già alla fine del decennio, dall’imporsi del mezzo televisivo – offrono un filtro prezioso per esaminare, nell’ottica della ricezione da parte del grande pubblico, la situazione del mercato e l’immagine dell’artista in un arco cronologico breve ma intenso.

Attraverso tre sezioni tematiche, si raccontano per immagini i modi e i formati attraverso i quali le riviste non specializzate informano e educano un pubblico di massa, ottimisticamente visto come potenziale serbatoio di aspiranti collezionisti, e lo mettono in guardia contro le insidie di un settore considerato inaffidabile.
Nelle rubriche di critica si infittiscono le notazioni sul mercato, mentre sono frequenti, in quelle di gossip e costume, le notizie dal mondo dell’arte; concorsi a premi mettono in palio opere di maestri del Novecento e largo spazio trovano reportages e inchieste che illustrano ai lettori – con spirito didattico o polemico – la situazione del mercato, dalla rete delle gallerie al sistema di valutazione a punti, dai maestri storici ai giovani artisti più quotati.
Sull’onda della prima vendita all’incanto della neonata Finarte all’Angelicum e delle due grandi aste d’arte moderna della Galleria Brera, l’autunno del 1961 vede il diffondersi, nella “capitale morale”, di una vera e propria moda. Se fino ad allora le aste modernamente organizzate erano state appannaggio delle case inglesi, francesi e americane, in questa stagione le vendite milanesi offrono alla borghesia meneghina un nuovo gioco di società, che i rotocalchi raccontano con voce ora divertita ora nostalgica.In questi stessi anni prende forma l’esperimento di vendita rateale condotto da Ivanhoe Trivulzio, figura sui generis di mercante milanese che, secondo una visione democratica e utopica delle future prospettive del collezionismo, propone a un pubblico di operai e impiegati la sua “rateale del quadro”.
In occasione di questa piccola panoramica storica, il Museo del Novecento ripropone un’opera di Antonio Recalcati, acquistata dal Comune nel 1961 in seguito alla segnalazione della giuria dell’XI Premio San Fedele. La sua Figura d’uomo, parte della fortunata serie delle Impronte, è rappresentativa di un certo filone della ricerca figurativa di quegli anni e di un artista considerato all’epoca una delle più brillanti promesse della giovane pittura milanese.
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