FLAVIO FAVELLI

AIR ZAIRE


in dialogo con PAOLO CHIASERA

a cura di Antonio Grulli

Inaugurazione giovedì 20 Marzo, ore 19
Francesca Minini, Milano

Che vuoto qui / nel mio luogo. / Consumata ogni ansia. / Nulla resta di me / se non la fonte / ch’esso non ha indicato.

Karl Kraus

Zaire è stato il nome dell’attuale Repubblica Democratica del Congo per poco più di una ventina d’anni nel secolo scorso. Quel nome ha perso oggi ogni tipo di funzione pratica, è inutile, ma nonostante questo lo troviamo nel titolo di una mostra d’arte, oltretutto declinato nella versione sorpassata della compagnia aerea del paese. Questo è lo spunto iniziale che ci ha voluto dare Flavio Favelli per il progetto in dialogo con Paolo Chiasera presentato da Francesca Minini. L’artista ripenserà completamente gli spazi della galleria, intervenendo sia attraverso installazioni e opere a parete, sia attraverso la creazione di sculture che saranno al tempo stesso le fonti luminose della mostra.

Come spesso accade nel lavoro di Flavio Favelli, le opere e i titoli si riferiscono a suggestioni tratte dal suo passato personale, capaci talvolta di coincidere con i ricordi di molti. Ma non vorrei parlare di questo aspetto del suo lavoro, visto che è già stato sviscerato in molti testi e in molte situazioni.

Due sono i punti di partenza da cui abbiamo iniziato a lavorare su Air Zaire, per poi allontanarcene in maniera libera, pur essendo ancora presente in filigrana la doppia sorgente del progetto.

Il primo è la relazione tra le opere di Flavio Favelli e la parola scritta. In un passato dialogo con l’artista facevo notare come i suoi lavori avessero un “atteggiamento” quasi aneddotico, come se fossero delle brevi storie di vita quotidiana addensate in un oggetto. Il modo in cui però le parole entrano nel suo lavoro mi sembra non sia mai stato indagato a fondo, e forse è uno degli aspetti che il pubblico nota meno, nonostante la sua importanza. Ci sono tante parole nelle opere di Flavio Favelli, appaiono continuamente, soprattutto negli ultimi anni. La parola, all’interno dei suoi lavori (poster, neon, decori su mobilio…), è solitamente singola o in accostamenti sempre limitati, talvolta anagrammata. Il risultato finale è molto simile alle esperienze della poesia visiva o della poesia concreta. Isolando la parola o ritagliandola in accostamenti inediti viene come incorniciata aumentandone il potenziale di detonatore psicologico. L’altra modalità di utilizzo delle parole è attraverso la creazione di testi più o meno lunghi di riflessione critica e intellettuale sull’arte e il suo sistema, così come testi che entrano in relazione con le opere o le mostre diventandone parte integrante quando non fondamentale.

Il secondo punto di partenza è invece stato una mostra che ho scoperto circa un annetto fa, aggirandomi per librerie di usato, di cui ho trovato il bellissimo catalogo: La metafisica del quotidiano, organizzata nel 1978 dall’allora direttore della GAM di Bologna Franco Solmi. Come già suggerisce il titolo, si trattava di un progetto su artisti che avevano lavorato all’incontro di due concetti talvolta visti come contrapposti: l’elemento quotidiano (fatto di oggetti e avvenimenti legati allo scorrere dalla storia individuale o collettiva) e una dimensione metafisica, sospesa, talvolta spirituale quando non religiosa. Il riferimento a una figura cardine come Morandi era inevitabile, ma la mostra si sviluppava attraverso opere di artisti dai percorsi più differenti: dal gruppo di Fluxus fino a pittori intellettuali come Leonardo Cremonini, passando per sezioni curate da Alessandro Mendini o focus sulla produzione di manifesti pubblicitari e di propaganda politica.

Non a caso La metafisica del quotidiano è un’ottima chiave di lettura anche del lavoro di un artista come Paolo Chiasera. All’interno di Air Zaire infatti si è creato un dialogo con due importanti opere dell’artista (anche lui bolognese) che collabora con la galleria già da molti anni. La coppia di lavori rientra nella serie di Exhibition Painting (mostre che si realizzano solo all’interno della rappresentazione pittorica) a cui Chiasera ha lavorato negli ultimi anni. Ma la vicinanza di determinate tematiche o atmosfere non è l’unico motivo per la presenza di queste due opere all’interno del progetto, perché si tratta di due veri e propri strumenti curatoriali capaci di innescare ulteriori riflessioni e ritmare lo stesso andamento della mostra. Il grande dipinto Our lifestyle is not up for Negotiation ritrae una mostra che ho curato assieme allo stesso Chiasera, ambientata su di una scogliera del mediterraneo, all’interno della quale, oltre ad opere di altri artisti, sono già “presenti” due sculture di Flavio Favelli, pensate dall’artista appositamente per il quadro. Il secondo lavoro, Choreography of Species: Rosa Tannenzapfen, ritrae invece un progetto curato da Elena Tzotzi (dello spazio Signal di Malmo) e dalla critica Marianne Zamecznik che, partendo dal lavoro dell’archeologa e linguista lituana Marija Gimbutas, hanno invitato l’artista a dipingere (in tredici piccole tele dall’aspetto profondamente morandiano) una speciale patata che si sovrappone formalmente e a livello simbolico alla figura mitologica della “Grande Madre”, adorata sin da epoca preistorica in tutta Europa e non solo.

Per preparare e per prepararmi a questa mostra sto leggendo molto Karl Kraus. Anche lui è un perfetto anello di congiunzione tra questi due artisti. Ma di questo avremo modo di parlarne più avanti…

Antonio Grulli

FRANCESCA MININI
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