Dove sono stata negli ultimi mesi? A dire il vero non ho viaggiato molto. Mi sono persa un paio di volte per le strade di New York (cosa che faccio almeno ogni mese), ho rispolverato un autore della mia infanzia, ma in una sorprendente chiave erotica, mi sono concessa un romanzo per ragazzi e ho finalmente letto Jane Eyre. Stop.

Il problema è stato principalmente uno solo: non ricordo come, ma mi è capitato sotto gli occhi un articolo in cui l’autrice esortava il pubblico a leggere un libro alla settimana per un anno; per rendere il tutto possibile, veniva anche illustrato il metodo, una sorta di esercizio giornaliero per non rimanere mai indietro con la lettura. In realtà anche io leggo seguendo tale programma (50 pagine al giorno, per un totale di 350 pagine alla settimana, ovvero la lunghezza media di un romanzo). Non lo faccio per raggiungere un obiettivo, è semplicemente diventata un’abitudine nel corso degli anni: da bambina leggevo molto di più, avendo anche più tempo libero a disposizione, da adolescente ho avuto momenti bui e momenti d’oro, ed ora credo di aver trovato una certa stabilità, che però più avanti muterà nuovamente.

Molto divertente è stato soprattutto leggere i commenti degli utenti che, sotto all’articolo, giudicavano negativamente il metodo, rivendicando il piacere della lettura non come qualcosa di obbligato e necessario, bensì come un momento di svago da affrontare secondo le proprie esigenze (ma, dico io, il problema più spesso denunciato dagli “aspiranti” lettori non è forse quello della mancanza di tempo? Perché giudicare un metodo in cui vengono indicati svariati modi di trovare questo famigerato TEMPO? Mah. Per la fretta in molti avranno letto male…). Ciò che lasciava e lascia perplessa me è invece qualcos’altro, che non tocca lo scopo del metodo in sé, ma che in sostanza si può riassumere con questa domanda: non sarà troppo poca una settimana per leggere, comprendere ed interiorizzare un intero romanzo? Se negli anni ho capito qualcosa di quello che ho letto, in effetti è stato questo: ogni libro richiede un tipo di lettura diversa, e quindi anche un periodo di fruizione diverso. E poi, altra cosa che viene spesso sottovalutata, c’è un lasso di tempo che passa da quando si finisce un romanzo e se ne inizia un altro che va rispettato. Questo lasso di tempo è una sorta di assimilazione di ciò che si è letto, talvolta è anche una microscopica elaborazione del lutto per ciò che ci si lascia alle spalle, oppure serve semplicemente ad apprezzare quello che abbiamo avuto e quello che stiamo per affrontare. E’ possibile costruire tutto questo in una sola settimana? La risposta è ovvia: dipende. Dipende da un numero infinito di fattori, ed in pratica dipende solo dai libri che si scelgono.

Devo sottolineare anche un’altra cosa che ho imparato negli anni leggendo senza mai smettere, senza mai concedermi una pausa: è impossibile fermarsi. La lettura voluta dal metodo qui illustrato crea una dipendenza da cui è impossibile sottrarsi. Sembra un fattore positivo, ma potrebbe essere più ingannevole di quanto non si immagini. Ho sviluppato una voglia irrefrenabile di fagocitare i romanzi, con gli effetti simili ad una droga. Sono quasi ossessionata e soffro di shopping -letterario s’intende- compulsivo. E’ così negativo? Colpisce chiunque o sono un soggetto particolarmente debole? Sono interrogativi a cui non so dare risposta, ma che mi tormentano. E se questo fosse l’anno in cui leggerò meno, dedicandomi ad una lettura più lenta e forse più riflessiva? (Quest’ultimo termine mi mette in difficoltà, perché la lettura di un libro alla settimana non esclude necessariamente la riflessione, ma non trovo modo migliore per esprimere i miei dubbi). Insomma, vedremo cosa succederà; nel frattempo mi limiterò a disprezzare chi, in un anno, non legge nemmeno un libro perché non ha tempo. Questa forse è la fesseria più grande di tutte.

Claudia Oldani