Regia: Stephen Frears

Interpreti: Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin

Durata: 1h 34min

Candidato a quattro premi Oscar, “Philomena” è sicuramente uno dei film più interessanti usciti nello scorso anno e uno di quelli che più ha fatto discutere in quanto presenta tematiche di forte impatto, come la Chiesa e ciò che i suoi servitori considerano essere il peccato, rovinando così la vita a molte persone.

Sono partito in quarta pure io, emotivamente coinvolto dalla storia toccante: meglio rallentare e spiegare innanzitutto la trama. Il giornalista Martin Sixmith (Steve Coogan) è in piena crisi lavorativa benché nutra l’ambiziosa idea di scrivere un libro sulla storia della Russia. Per puro caso, una sera, incontra la figlia di una certa Philomena Lee la quale chiede a Martin di scrivere la storia commovente di sua madre, donna che ha tenuto nascosta l’esistenza di un secondo figlio per ben 50 anni.

Sebbene non sia convinto inizialmente, Martin decide di assecondare Philomena (Judi Dench) in modo da investigare sul figlio perduto e scrivere un articolo di sicura presa sul lettore, così da poter rilanciare la carriera del giornalista. Seguiranno viaggi attraverso l’Irlanda e l’America, fondamentali per riprendere le tracce di un figlio perduto troppi anni fa, forse irrecuperabile. Nessun viaggio, però, sarà così importante quanto quello che si svolge interiormente nei due protagonisti: ne escono crudeli storie passate di rabbia repressa, ingiustizia e accuse verso la religione cattolica, in particolare nei confronti delle suore del convento in cui Philomena partorì mezzo secolo prima.

Il film è basato su una storia vera, che la stessa Philomena Lee decide di far pubblicare al giornalista: questo testo esiste veramente, ed è ancora tra i più venduti nel nostro paese. Il motivo di tale successo è presto detto: il regista Stephen Frears riesce ad avere una performance di alto livello da Judi Dench, che interpreta perfettamente ogni traccia di insicurezza e di determinazione del personaggio, e riesce a sceneggiare assieme all’attore Steve Coogan un testo di cronaca che deve far riflettere. La donna è solo una delle vittime di una mentalità antica portata allo stremo, convinzione che le donne e gli uomini del convento irlandese non hanno ancora abbandonato. Strappare un figlio a una ragazza che ha commesso il peccato di procreare in età giovane e soprattutto fuori dal matrimonio è un atto disumano che farà commuovere la maggior parte degli spettatori.

Judi Dench in Philomena

Funziona la dicotomia fra i due protagonisti: lei, donna cattolica in procinto di ricredersi su alcuni dogmi; lui, fortemente antireligioso e impulsivo. La coppia si completerà durante il viaggio, in modo da chiudere certi episodi di vita passata e guardare oltre con più maturità.

Il regista riesce a stare a metà fra commedia e film drammatico prediligendo il secondo genere: in una storia con alto carico emotivo non sono fuori luogo le sdrammatizzazioni e le scene di leggera commedia, oserei dire di umorismo inglese. Proprio questa via di mezzo non ha permesso di caratterizzare i personaggi alla perfezione, ma non è per forza un difetto: al regista interessa dare risalto alla cronaca dei fatti, e questa è trasportata su pellicola esattamente come lo scrittore l’ha trasposta su carta.

“Philomena” è un film che va visto (anche a scuola auspicabilmente) e su cui bisogna riflettere. Religione, umanità, empatia, commozione: gli argomenti non mancano, e vengono miscelati con sapienza senza che uno prevarichi l’altro, in modo da esprimere un intelligente super-partes. Il tema della bellezza è presente sotto forma di peccato, e la voglia di riscatto è forte; le emozioni che scaturiscono dai protagonisti si riflettono in noi, che ci immedesimiamo sotto ogni aspetto. Il cinema colpisce nel segno, ancora una volta.