La ricetta per una valigia perfetta passa per l’or-ga-niz-za-zio-ne. Prima di tutto mettete sul letto ciò che avete deciso di portare, così da avere le idee chiare. La valigia si inizia dalle scarpe, da porre subito sul fondo; i vestiti non vanno piegati, ma arrotolati; mi raccomando, attenzione ai buchi… ok, lasciamo perdere, chi se ne frega, la mia valigia è sempre un caos, non prendiamoci in giro. Messo in chiaro questo punto, l’unica cosa che posso dire è che sì, la mia valigia solitamente è grossa due volte il necessario ed è molto molto disordinata, ma ha sempre dei buoni libri.

Quest’anno porterò con me quattro romanzi e una raccolta di racconti, scelti ognuno con cura.

Il primo è Arcadia di Lauren Groff. Pubblicato da Codice Edizioni con la traduzione di Tommaso Pincio, il romanzo racconta la nascita e l’evoluzione di una comune americana, partendo dalla fine degli anni Sessanta fino ad arrivare nella New York degli anni Ottanta. Un libro acclamato da pubblico e critica (non da meno l’entusiastica recensione di Joe Lansdale) che si fa amare partendo da una bellissima copertina, specchio di una scrittura fresca e astuta, assolutamente musicale.

Veniamo poi ad un altro mio amore: Michael Cunningham. Lo scrittore, autore de Le ore di cui avevo già parlato qui, torna in libreria con un romanzo che si ispira ad alla celebre fiaba di Hans Christian Andersen, riprendendone anche il titolo, La regina delle nevi. La storia mischia fantasia, irrealtà e trascendenza con quanto di più reale ci sia: la malattia, il dolore e la paura della morte. A tutto questo fanno da sfondo gli Stati Uniti alle prese con le elezioni del 2004. Se Michiko Kakutani del New York Times ha definito questo come il migliore libro del suo autore, be’ allora io mi fido.

Non tutti amano i racconti, io invece li adoro. Sono però sempre un po’ restia nel consigliare le raccolte perché temo non vengano apprezzate quanto dovrebbero. Il racconto è per alcuni autori la migliore forma di espressione, molto più che un romanzo. (Sottolineo alcuni e suggerisco Alice Munro fresca di Nobel). Nella mia valigia quest’estate c’è spazio dunque per David Means e la sua raccolta di tredici racconti, Il punto. Cos’è il punto? Dove si nasconde? Il punto è un’istante di vita, è una rivelazione completa e fugace. Come ci narra Means, nella traduzione della sempre brava Silvia Pareschi, il punto, a volte, si trova in un racconto.

Alcune estati fa portai in viaggio con me un romanzo comprato alla cieca, suggestionata dalla copertina e fidandomi completamente di una casa editrice che mi piace molto, la marcos y marcos. Conobbi così Camilla Trinchieri, italo americana nata a Praga che oggi vive a New York. La sua scrittura confeziona gialli profondi e colmi di sfumature, in cui i personaggi sono reali e ben disegnati. Sono dunque molto curiosa di leggere il suo nuovo romanzo, Verso domani, sperando di perdermi nel mistero e nella complessità dei protagonisti come mi successe allora.

E per finire un mio grande classico, un premio Pulitzer: quest’anno scelgo L’uomo di Kiev di Bernard Malamud. Il romanzo del 1966, vincitore inoltre del National Book Award, è stato recentemente ripubblicato da minimum fax con la traduzione di Ida Omboni e una interessante prefazione di Alessandro Piperno, cosa volere di più?

Queste le mie scelte, e se poi la mia valigia sarà un caos, me ne farò una ragione.

Claudia Oldani