Un muro fatto di cemento, pali e filo spinato, che separa due territori non può che essere considerato un simbolo di oppressione, discriminazione e violenza. Vedere simili costruzioni fa sempre una certa impressione, soprattutto in momenti come quelli che stanno vivendo in queste settimane gli abitanti della Striscia di Gaza.

Tutto il mondo sa che nell’area al di là del muro si vive un incubo fatto di attacchi, rivolte, attentati e spargimenti di sangue. E tutto il mondo sta lanciando appelli per la cessazione del fuoco e uno stop al conflitto israelo-palestinese.

Tra le richieste di pace e le manifestazioni di protesta contro tale conflitto si fa spazio anche la street art come ennesimo strumento di epressione e di pace.

Non è la prima volta che la street art racconta la storia di un Paese o di un popolo, il noto artista di strada conosciuto con lo pseudonimo Blu lo ha fatto con i murales in Argentina e insieme ad altri noti artisti internazionali ha “firmato” anche il muro della Striscia di Gaza.

Murales che inneggiano alla libertà, alla rinascita di un popolo ancora possibile, alla speranza da non abbandonare e alla pace tanto auspicata. Gli street artists internazionali che da ormai parecchi anni esprimono i propri sentimenti nei confronti della guerra in corso dipingendo sul muro di separazione, sono Banksy – noto per le sue rappresentazioni di bambini che grazie a un palloncino colorato volano oltre il muro – Blu, Hugh Leeman e Swoon.

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La costruzione del muro tra Israele e la Striscia di Gaza iniziò nel 1994 sotto la guida del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin e fu completata nel 1996. Gran parte del muro fu poi demolito dai palestinesi durante la seconda intifada nel 2000 e poi ricostruito l’anno successivo aggiunto un chilometro di zona cuscinetto e nuovi posti di controllo ad alta tecnologia di osservazione.